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Il premio Nobel per la medicina in partnership con la ricerca italiana

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il caso ifom di milano

Il premio Nobel per la medicina in partnership con la ricerca italiana

Una delle più promettenti vie nella lotta contro i tumori - ossia l’immunoterapia basata sulla capacità di strappare ai tumori l’arma più efficace che utilizzano per sfuggire al sistema immunitario - è stata premiata con il Nobel della medicina, assegnato all’americano James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo, «ai quali va il merito di avere scoperto i segnali che permettono di spegnere il sistema immunitario», osserva Stefano Casola, che lavora per l'Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom), dove dirige l'unità di ricerca di Immunologia molecolare e biologia dei linfomi e che all’inizio dell’anno prossimo avrà uno stretto legame di collaborazione con uno dei due premiati a Stoccolma: Tasuku Honjo.

La famiglia dei linfociti

Casola, infatti, conosce bene Honjo, che ha incontrato più volte quando, prima di rientrare in Italia, lavorava alla Harvard Medical School con Klaus Rajewsky, uno degli scienziati che sta segnando la storia dell'immunologia moderna con le sue ricerche sui linfociti B del sangue. Conoscenza che si è poi tradotta in una relazione scientifica e di rispetto reciproco e che ha permesso all’Ifom di avviare un laboratorio congiunto con la prestigiosa Kyoto University Medical School e un secondo anche con il Riken Center for Integrative Medical Sciences (Riken Ims) di Yokohama. Si tratta di due fra le più prestigiose istituzioni di ricerca del Paese: la prima è dove svolge la sua ricerca l’immunologo giapponese appena premiato col Nobel, la seconda dove lavora un altro premio Nobel, Shinya Yamanaka, che ha vinto nel 2012 per aver scoperto il metodo per riprogrammare le cellule staminali pluripotenti.

Le sfide dell'immunologia

«Honjo è stato fondamentale per avviare questa collaborazione - ci racconta Casola - perché mi conosce e sa il valore dell’Ifom per questo ha fortemente voluto la formazione di questo laboratorio che nascerà all'inizio del 2019». Il laboratorio Kyoto-Ifom si occuperà dei meccanismi molecolari alla base dell'immunologia del cancro. «È una delle prime iniziative dell'Università di Kyoto che si apre al mondo esterno e accetta di aprire un laboratorio congiunto con un istituto di ricerca occidentale. Per noi è una grande soddisfazione e un’enorme opportunità» continua Casola che aggiunge: «Quello che mi colpisce di Honjo è che pur essendo completamente cosciente del valore della sua scoperta , è più interessato non tanto all'efficacia dell’anticorpo, quanto al meccanismo con cui sta reagendo l'organismo a questi trattamenti, che non sono scevri da effetti collaterali. Per questo spende molto tempo a seguire i trial clinici, confrontandosi con gli oncologi per cercare di mettere in risalto le complicanze e il riconoscimento dei segnali, in modo da modulare o sospendere temporaneamente la terapia per evitare che si scatenino malattie autoimmuni o resistenza alla terapia. La frontiera prossima della sua ricerca verterà proprio sull’identificazione di questi meccanismi di resistenza e delle complicanze per cercare di ridurle al minimo». E, grazie a questa collaborazione tra Ifom e Kyoto, l’Italia potrebbe avere un ruolo di primo piano in queste prossime scoperte.

Per Ifom non sono però le prime iniziative di partnership, ha già avviato collaborazioni con la Cina e l’India: a Bangolare l’Ifom-Instem Joint Research Lab si dedica allo studio dei dettagli molecolari e cellulari alla base della rigenerazione dei tessuti. Il partner di Ifom è l'Istituto per le Cellule Staminali e la Medicina Rigenerativa (Instem), uno dei maggiori centri in India sul tema. In Cina, l'obiettivo del centro Sigma (Centro Shenzhen University – Ifom per la stabilità del genoma e l'invecchiamento) è quello di studiare i meccanismi di instabilità genomica per capire il loro impatto sull'invecchiamento, il cancro e le malattie neurodegenerative. Si tratta del primo centro di questo tipo che viene istituito a Shenzhen (la città che simboleggia la “Cina di domani”) per far fronte al futuro progressivo invecchiamento della popolazione in Cina così da avere gli strumenti per gestire le problematiche sanitarie che insorgeranno.

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