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Google rinuncia a 10 miliardi del Pentagono per ragioni etiche

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non parteciperà al bando

Google rinuncia a 10 miliardi del Pentagono per ragioni etiche

Foto AP
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Alla fine ha prevalso la linea dell'etica. Dopo settimane tormentate, Google ha deciso di non partecipare a un bando indetto dal Pentagono per i servizi di cloud. Un bando da 10 miliardi di dollari. A Mountain View, però, hanno preferito rinunciare, evitando di accendere l'ennesima miccia sul capitolo del codice etico dell'azienda, che impone un utilizzo pacifico delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale in particolare. A dare notizia della rinuncia è stata la stessa Google, che attraverso una nota ha spiegato di non partecipare al bando «prima di tutto perché non abbiamo rassicurazioni sul fatto che Jedi (il nome del progetto, ndr) rispetterebbe i nostri principi sull'Intelligenza Artificiale. Inoltre abbiamo deliberato che c'erano parti dell'appalto che andavano oltre le nostre certificazioni governative».

Il progetto del Pentagono si chiama Joint Enterprise Defense Infrastructure Cloud (quindi JEDI, ndr) ha un valore di 10 miliardi di dollari, e prevede la migrazione su cloud commerciali di tutti i dati del Dipartimento della Difesa statunitense. Un progetto importante per gli Stati Uniti d'America. E che forse, meno di altri, interferisce con i principi etici alla base dell'azione di Google. Ciononostante, Big G ha deciso di non alimentare il fuoco della protesta che arde già da qualche mese.

L'azienda, infatti, è al centro di pressioni crescenti da parte dei suoi stessi dipendenti per alcune mosse che hanno avvicinato il business di Google allo sviluppo di tecnologie a scopo militare. E già nel giugno scorso aveva deciso di abbandonare un altro grosso progetto della difesa americana: Project Maven, dopo che questa partnership aveva portato a una clamorosa rottura con oltre 3mila dipendenti. Rottura che si era concretizzata, in primavera, con una lettera molto dura e critica verso le scelte dell'azienda di collaborare con tecnologie di Intelligenza Artificiale al progetto militare del Pentagono.

A giugno Google ha quindi fatto trapelare che la collaborazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti su Project Maven, in scadenza nel 2019, non sarà rinnovata. Una partnership che, secondo indiscrezioni, frutta a Google circa 250 milioni di dollari l'anno. Ma Big G ha deciso di fare un passo indietro, impegnandosi a non utilizzare la sua potente Intelligenza Artificiale per lo sviluppo di armi, sorveglianza illegale e tecnologie che potrebbero causare «danni globali».

In questo caso era intervenuto Sundar Pichai in persona. Il Ceo di Google, con un post sul blog ufficiale, aveva parlato proprio di Intelligenza Artificiale indicando sette nuovi principi chiave. «Il modo in cui l'intelligenza artificiale viene sviluppata e utilizzata avrà un impatto significativo sulla società per molti anni a venire. Come azienda leader in AI, sentiamo una profonda responsabilità» aveva scritto Pichai.

La rinuncia a Jedi è un ulteriore passo in avanti. Il progetto di migrazione in cloud di tutti i dati del pentagono è molto ambito, nella Silicon Valley. Tanto che pare siano arrivate offerte dai vari giganti californiani come Amazon, IBM e Microsoft. Google ha però deciso di farsi parte. E questa decisione è stata rivendicata come una vittoria da parte del gruppo etico dei lavoratori tech “Tech Workers Coalition”, che in un post ha scritto chiaramente che Google «aveva tutte le intenzioni di partecipare, e se possibile vincere, a questo contratto. L'unica ragione per cui si sono ritirati è perché i lavoratori hanno preso posizione».

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