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Ibm fa la mossa del Pinguino per vincere la partita a scacchi sul cloud

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L'Analisi |

Ibm fa la mossa del Pinguino per vincere la partita a scacchi sul cloud

Red Hat è l’ultimo grande alfiere dell’open source, il più grande distributore del sistema operativo Linux, quello che tutti conosciamo simboleggiato da un Pinguino seduto e sognante. L’acquisizione di Ibm, qui trovate i termini dell’operazione, è l’ultimo mossa della tesissima partita a scacchi che si gioca sul mercato del cloud computing e che vede in pista oltre a Ibm, Amazon, Google e Microsof (solo per citare le nuvole più grandi). Quella di Big Blue è davvero la mossa del Pinguino perché conferma a suon di miliardi di volere giocare un ruolo di primo piano nel gigantesco mercato del cloud ibrido.

Cosa è il cloud ibrido. Sappiamo che nella nuvola gli sviluppatori software scrivono applicazioni eseguite su data center remoti. Il vantaggio può essere costi più bassi e sviluppo più rapido di nuovi software aziendali. Nell’approccio ibrido al cloud computing alcuni dati e applicazioni cruciali vengono eseguiti all'interno dei data center di un'azienda, mentre altre attività di elaborazione vengono eseguite sui cloud delle aziende tecnologiche.

La mossa del Pinguino. Il matrimonio con Red Hat poterà a Ibm non solo una comunità di sviluppatori larghissima ma anche un posizionanmento neutrale rispetto a chi di mestiere punta a offire servizi a 360 gradi dentro alla propria nuvola. Accanto ai servizi di intelligenza artificiale Watson-centrici, Ibm di mestiere fornisce sia hardware che software alle società per costruire i propri cloud privati . E ha anche un'offerta di cloud pubblico di terze parti. A differenza però di Amazon, Microsoft e Google, Big Blue è una nuvola che si muove più lentamente, cioè non ha dalla sua gli investimenti miliardari in datacenter dei concorrenti. Con Red Hat Ibm acquisisce accesso una capacità di generare applicazioni senza precedenti. Nel 2017, secondo Idc, i distributori di versioni Linux hanno catturato oltre il 9% del giro d’affari dei sistemi operativi, rispetto al 4,2% del 2012. Lato servizi, invece, le proiezioni elaborate da Research and Markets parlano di un business che lieviterà del 23% all’anno, dagli 8,9 miliardi di dollari del 2016 ai poco meno di 33 miliardi fra 4 anni.

Il futuro di Watson non è più una cosa elementare. In prospettiva, diventare la “Svizzera” del Cloud però potrebbe rivelarsi più uno slogan che altro. Il modello che si sta affermando con forza è quello del multi-cloud, nel senso che le aziende chiedono con sempre più determinazione la possibilità di accedere a servizi It da forntori diversi, di potete passare insomma da una nuvola all’altra senza dovere combattere con tecnologie proprietarie. Sarà compito di Ibm mettere a terra il gigante dal cappello rosso e sapere sfruttare al meglio le sinergia con tutto l’ecosistema open source. Resta poi da capire che fine farà Watson. L’enfasi all’intelligenza artificiale sembrava spingere Ibm verso la direzione di servizi di nuovissima generazione. Forse, con Red Hat, Ibm ha trovato qualcosa di più “semplice” per rilanciare la sua attività in calo.

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