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Vestager (Ue) attacca Google: presto potrebbe arrivare la terza…

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Vestager (Ue) attacca Google: presto potrebbe arrivare la terza multa

Per Alphabet, dopo Google Shopping e Android, potrebbe presto arrivare la terza multa, quella che riguarda AdSense, il potentissimo modello pubblicitario alla base delle fortune finanziarie dell'azienda. Margrethe Vestager, responsabile alla concorrenza per la Commissione europea, ha detto “siamo vicini alla fine delle indagini” a Reuters dopo il suo intervento al Web Summit in corso a Lisbona.

Le parole della Vestager arrivano quattro mesi dopo i 4,3 miliardi di dollari inflitti ad Alphabelt, holding di Google, per l'abuso di posizione dominante di Android, e dopo i 2,4 miliardi nel 2017 per Google Shopping. Questa terza gamba era nata nel 2016 per indagare le restrizioni che Google avrebbe posto sulla capacità di alcuni siti web terzi di visualizzare nei motori di ricerca i messaggi pubblicitari dei concorrenti di Google.

In mattinata la Vestager - diventata un simbolo della lotta ai colossi, vedi le sanzioni a Google ma anche a Apple, Amazon e Qualcomm - ha tenuto uno degli interventi più attesi del Web Summit, ricalcando il valore della concorrenza in uno scenario di oligolopio formato dai collassi digitali: “Non possiamo chiedere alle persone di rinunciare a valori come la democrazia, la privacy e la correttezza nel nome dell'innovazione. Dobbiamo difendere questi valori”. Poi un riferimento proprio a Google: “Per anni è stato un grande innovatore, ma non possiamo mettere tutte le nostre speranze per il futuro nelle mani di una sola azienda. La garanzia per l'innovazione è tenere aperti i mercati”.

Vestager insiste inoltre sul concetto di fiducia da parte dei cittadini come base per lo sviluppo della tecnologia: “Gli utenti hanno visto i loro dati rubati o utilizzati per usi impropri, hanno visto le aziende abusare del loro potere”. Non cita Facebook, ma il clamore del caso Cambridge Analytica al Web Summit si percepisce. Non ci sono tavole rotonde con executive dell'azienda guidata da Mark Zuckerberg, mentre il whistleblower ex Cambridge Analytica che denunciò il caso, Cristopher Wylie, ha raccolto applausi nel suo speech: “Le aziende tech stanno colonizzando la nostra società e non ci sono regolamentazioni che siano realmente efficaci: com'è possibile che riusciamo a normare il nucleare e non il codice?”.

Il tema della responsabilità delle grandi piattaforme è assodato, almeno a parole ma con alcuni distinguo: “Con la crescita del numero di utenti e del potere dei social cresce anche la responsabilità - dice Sean Rad, ceo di Tinder - ma non esiste un libro con le buone regole per operare in maniera corretta perché è tutto nuovo”. Dick Costolo, ex ceo di twitter, dice che “non è delle piattaforme la responsabilità di risolvere le distorsioni della società, ma è loro responsabilità non amplificare questi malfunzionamenti”.

Il Web Summit è stato inagurato da Tim Berners Lee, il padre del web che ha lanciato una campagna globale proprio per salvare il web dagli abusi, la dicriminazioni, la manipolazione politica, la diffusione delle fake news. Quando al Cern di Ginevra inventò il web, trasformando internet in un fenomenale strumento di ricerca e conoscenza, Berners Lee pensava che avrebbe favorito la diffusione della cultura; una maggiore democrazia del sapere. Il sogno si è rotto, per molti versi, da qui l'idea di una sorta di magna carta che sarà aperta alla consultazione degli utenti da maggio, quando diventerà un vero e proprio contratto per il web. Diverse organizzazioni hanno firmato la dichiarazione di principi e tra queste ci sono Facebook e Google. Aspetto che ha sollevato più di una perplessità.

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