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Torna l’agente 47: ecco tutto quello che c’è da sapere su Hitman 2

Sei incarichi subito giocabili – e non più una pubblicazione “a puntate” -, una sfilza di modalità aggiuntive e, soprattutto, un multiplayer online inedito per la serie, preludio alla rivelazione definitiva di tutto il potenziale del gioco, che avverrà nell'annunciato terzo episodio. Costante? L'eliminazione dei propri obbiettivi con approcci che definire fantasiosi sarebbe riduttivo – il payoff del trailer, “Fai del mondo la tua arma”, sembra quasi un tutorial.

Dopo capatine al cinema e nei fumetti, l'Agente 47 torna nei più consoni lidi del gaming, e con lui “Hitman 2” sembra ribaltare il celebre detto gattopardiano: non ha cambiato niente per cambiare tutto.

L'approccio, infatti, è quello che contraddistingue il personaggio dal suo debutto, quasi 20 anni fa: “47”, come lo chiamano gli intimi e i fan, deve rintracciare e togliere di mezzo il villain di turno, possibilmente senza scatenarsi l'inferno contro (leggasi: con modalità da stealth game). Sono il level design e l'accuratezza di un mondo aperto ma altamente reattivo a fare tutta la differenza del mondo. Nonché a rendere questo capitolo un'esperienza di gioco molto più soddisfacente di quanto fosse lecito aspettarsi alla vigilia.

«Per noi ‘Hitman' è una piattaforma – spiega Maurizio de Pascale, direttore tecnico della danese IO Interactive, lo studio di sviluppo che ha creato l'iconica figura dell'assassino con il codice a barra sul cranio – è un mondo che si espande progressivamente e che gli autori vivono come tale, dall'episodio di due anni fa (giocato da 13 milioni di persone, ndr) al prossimo. Siamo consapevoli di avere per le mani un personaggio carismatico e per questo ogni aspetto del gioco, dal gameplay al level design, è pensato con la massima coerenza».

De Pascale si riferisce a una delle possibili direzioni della serie, in questo episodio fatta intravedere: la possibilità di competere online. Una sfida difficile in un momento dominato da “Fortnite”.

«La coerenza di cui parlo – aggiunge il cto – si riferisce anche a questo: l'online sembra procedere a ondate. Fino a un anno e mezzo fa erano i moba in stile ‘League of Legends' a dominare il mercato. Oggi sono i battle royale come ‘PUBG' o ‘Fortnite'. È impossibile prevedere quale sarà la prossima moda, o se quella attuale si rivelerà persistente. Con ‘Hitman' preferiamo andare per la nostra strada, senza allineare il personaggio e le sue caratteristiche a questa o a quella tendenza».

Parole che corrispondono ai fatti. Meglio, a quanto “Hitman 2” concede al giocatore: l'intelligenza artificiale migliorata e l'ampia configurabilità permettono di affrontare ogni missione scatenando la fantasia. Il risultato è un open world quasi unico, in grado di non disorientare con troppe missioni secondarie, ma a un tempo reattivo, pronto a rispondere in maniera sensata a ogni mossa di 47. In attesa di espansioni scaricabili – «abbiamo scelto un modello di distribuzione misto, fra Hbo e Netflix» dice de Pascale – sono già disponibili le modalità “Legacy Pack”, con le missioni affrontate nel capitolo originale, “Bersagli esclusivi”, che introduce eventi a tempo – altro escamotage a testimonianza del nuovo corso “pubblico” del gioco –, “Sniper Assassins”, che titilla gli aspiranti cecchini, e soprattutto la nuova “Ghost Mode”, nella quale, online, lo stesso obbiettivo va eliminato prima che lo faccia qualche altro killer connesso.

Che cosa ci è piaciuto
Per quanto appena scritto, è il level design la vera forza del gioco, un aspetto curato da Marta La Mendola. «Hitman 2' non è lineare – commenta lei – dà la possibilità di eliminare qualcuno che magari potrebbe rivelarsi importante successivamente, come di manipolare i personaggi secondari per arrivare alla vittima predestinata. Questo ha comportato un grosso lavoro per assecondare l'alto numero di azioni possibili. Il gioco è adattivo, ma anche molto ampio, cosa che ha costituito un'altra sfida: è fondamentale, per noi, che il giocatore non si perda e continui, pur liberamente, a seguire la trama principale».
Il risultato è un level design di raffinatezza rara, capace di rendere l'esperienza seducente e soprattutto ripetibile con piacere, magari per scoprire come la stessa missione, per essere completata, ammetta un'abbondante diversità di strategie. In questo senso, “Hitman 2” è così ben elaborato da soddisfare chiunque, anche chi lo approcci con le decisioni meno prevedibili.

Che cosa non ci è piaciuto
Ma è possibile che nell'epoca di “Red Dead Redemption 2”, di “Detroit: Become Human”, o mentre si aspettano i deliri visionari del “Death Stranding” di Hideo Kojima, si perda l'occasione per approfondire una biografia come quella di Agente 47? La trama di “Hitman 2” prova a ricostruirne le origini, un tentativo di umanizzazione suggestivo anche considerata l'iconicità transmediale del protagonista. “L'efficacia di 47 – commentano i suoi autori – deriva dalla sua capacità di trasportare i giocatori in situazioni che mai vivrebbero davvero, come nel backstage di un incontro diplomatico o fra i meccanismi del narcotraffico messicano”. Vero; per questo è un peccato anche maggiore constatare come in fondo la ricerca delle sue radici si riduca a un flebile pretesto per tornare a cacciare la preda di turno. Sarebbe stato meglio che, alla faccia di Tomasi di Lampedusa e annesso “Gattopardo”, almeno in questo senso per cambiare qualcosa si fosse cambiato tutto.

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