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La finestra che produce energia dal sole parte dalle nanoparticelle di Glass to…

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open innovation for circularity

La finestra che produce energia dal sole parte dalle nanoparticelle di Glass to Power

Reuters
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Uno strato di plexiglass imbevuto di nanoparticelle in grado di trasformare la luce del sole in energia, racchiuso tra due vetri che danno vita a finestre che generano energia. È questo il cuore della tecnologia da cui nasce Green to Power, spinoff dell’Università di Milano Bicocca che si prepara al salto dell’industrializzazione, premiata come progetto ad alto potenziale di innovazione nell’ambito di “Open Innovation for Circularity”.

Green to Power sfrutta la tecnologia dei concentratori solari luminescenti (Lsc) per recuperare energia solare attrraverso le vetrate: nanocristalli di semiconduttori inseriti nel plexiglass convertono la luce del sole in raggi infrarossi che vengono condotti al bordo della finestra, dove celle fotovoltaiche in silicio convertono i fotoni infrarossi in corrente elettrica.

La capacità è più bassa rispetto ai normali pannelli fotovoltaici - siamo attorno al 5% rispetto ai livelli del 20-22% -: proprio per questo il target sono prevalentemente i grossi edifici commerciali con enormi distese di pannelli trasparenti. «La generazione di energia può essere sfruttata anche per la creazione di pareti smart per i moderni edifici urbani, per il funzionamento delle tende e di sensori, di Led e di Wifi, come molti ci stanno chiedendo in ottica di sostenibilità degli edifici», commenta Marina Gandini, junior researcher del team di R&D di quella che ora è diventata a tutti gli effetti una startup.

Glass to Power, fondata nel 2016 da due docenti di Milano Bicocca, Sergio Brovelli e Francesco Mainardi, ha raccolto lo scorso luglio 2,25 milioni di euro in crowdfunding, ancora oggi il record per la piattaforma di CrowdFundMe, che sono stati utilizzati per quasi la metà per acquisire i brevetti dall’università, mentre 500 milioni sono stati investiti per il progetto di impianto produttivo, cofinanziato dalla provincia di Trento nell’hub di Rovereto. «L’obiettivo per il 2019 è quello di ottenere la certificazione dei nostri prodotti e di partire con la produzione effettiva», spiega Gandini.

Far emergere il valore della sostenibilità, in chiave di circolarità della produzione industriale, è proprio il focus di “Open Innovation for Circularity”, progetto promosso dal Comitato sostenibilità di AmCham Italya guidato da Accenture con Cariplo Factory, che ha raccolto oltre 120 startup o pmi che hanno risposto alla call. «La sostenibilità deve posizionarsi come leva strategica di business e competitività - ha affermato Fabio Benasso, ad di Accenture -: aprendo all’ecosistema degli innovatori e delle startup, il progetto punta a sostenerne la crescita attraverso il confronto con i grandi player e la creazione di nuove opportunità di business».

D’altra parte «dobbiamo smetterla di pensare alla sostenibilità in chiave di etica: abbiamo bisogno di un mercato più efficiente che apra la porta al business - ha affermato Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della Sda Bocconi -: dobbiamo dare un prezzo alla sostenibilità e un costo all’insostenibilità in modo da favorire un meccanismo sano di mercato».

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