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Hiv, nel 2019 nuovi test sul vaccino pediatrico del Bambino Gesù

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Domani giornata mondiale per la lotta all'Aids

Hiv, nel 2019 nuovi test sul vaccino pediatrico del Bambino Gesù

Partirà nel 2019, in 3 diversi continenti, la seconda sperimentazione del primo vaccino terapeutico pediatrico contro l’Hiv, sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Karolinska Instituet di Stoccolma. L’Ospedale della Santa Sede, infatti, capofila del progetto internazionale di ricerca EPIICAL, ha ottenuto un finanziamento dal National Institute of Health americano che consentirà di testare il vaccino terapeutico su un’ampia coorte di bambini, distribuita in Italia, Thailandia e Sudafrica.

Una buona notizia alla vigilia della Giornata mondiale per la lotta all’Aids che si celebra domani in tutto il mondo e che tra le criticità annovera proprio una carenza di terapie specifiche per i bambini. Secondo Medici Senza Frontiere la copertura terapeutica tra i bambini affetti da Hiv è inaccettabilmente bassa, con solo il 52% dei bambini sieropositivi sottoposti a trattamento nel 2017. Sempre lo scorso anno, le malattie legate all'Aids hanno ucciso 110mila bambini in tutto il mondo.

La sfida per ridurre il rischio di fallimenti terapeutici
«La nostra sfida - spiega Paolo Palma, immunoinfettivologo del Bambino Gesù – è quella di riuscire ottenere, grazie al vaccino terapeutico, un controllo della malattia tale da ridurre al minimo nei bambini il ricorso alle terapie antiretrovirali, che sono certamente molto efficaci ma gravate di tossicità nel lungo termine. Un bambino che nasce con Hiv, infatti, inizierà le cure già nel primo anno e dovrà proseguirle per tutta la vita senza interruzioni. Il successo di questo vaccino potrebbe ridurre il rischio dei fallimenti terapeutici legati alla ridotta aderenza nel tempo alle cure antiretrovirali e diminuire sensibilmente i costi per i sistemi sanitari nazionali, che spesso costituiscono un impedimento all’accesso alle terapie, specie nei Paesi più poveri».

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Come funziona il vaccino
I nuovi test sul vaccino del Bambino Gesù sono stati eseguiti la prima volta nel 2013 e avevano riguardato 20 bambini nati infetti per via materna (contagio “verticale”), un tipo di trasmissione della malattia che interessa il 95% dei nuovi casi pediatrici ogni anno. Nel bambino viene somministrato il Dna di una specifica proteina del virus dell’Hiv. Queste informazioni genetiche introdotte nelle cellule del paziente stimolano la risposta immunologica dell’organismo. La cellula umana che riceve il Dna dell’Hiv inizia a sintetizzarla, migliorando la risposta immunitaria verso il virus. La somministrazione del vaccino, abbinata alla terapia antiretrovirale classica, aveva ottenuto risultati positivi determinando il significativo aumento di risposte immunologiche potenzialmente in grado di consentire il controllo della replicazione del virus dell’Hiv.

L’avvio della sperimentazione
L’arruolamento dei primi pazienti per la seconda sperimentazione è previsto a partire dal prossimo anno e coinvolgerà inizialmente i bambini seguiti in Italia dall’Ospedale della Santa Sede e successivamente i bambini con Hiv in Sudafrica e Thailandia, due tra i Paesi con la più alta percentuale di bambini nati infetti per via materna. «Siamo fiduciosi – aggiunge Paolo Palma – che dalla ricerca pediatrica arriveranno le nuove riposte terapeutiche alle esigenze dei pazienti di tutte le fasce di età».

L’avvio della nuova fase della sperimentazione è possibile grazie al lavoro di EPIICAL, il consorzio nato nel 2015 che coinvolge 27 partner accademici, i più prestigiosi al mondo nell’ambito della ricerca su Hiv pediatrico. Il consorzio, coordinato dal Bambino Gesù, ha lo scopo di mettere a sistema la ricerca di nuove immunoterapie che permettano un controllo della malattia (remissione virologica) senza utilizzare i farmaci antiretrovirali attualmente disponibili.
Attive altre due sperimentazioni

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Altri due studi, intanto, sono partiti sempre grazie all'attività del consorzio EPIICAL. Lo studio CARMA, che include bambini con infezione materno-infantile da Hiv trattati sin dai primi giorni di vita con terapie antiretrovirali, in diversi centri Europei. Il Bambino Gesù ha partecipato allo studio arruolando 15 bambini. I dati preliminari hanno permesso di identificare nuovi marcatori di malattia che potranno essere utilizzati in studi futuri di immunoterapia. In parallelo allo studio CARMA è iniziato anche lo studio denominato EARTH, dedicato ai bambini con infezione materna da Hiv in diversi centri del Sudafrica (Johannesburg e Capetown) e del Mozambico. Attualmente sono stati arruolati 40 neonati con infezione da Hiv (con una previsione di arrivare a 100) che verranno seguiti per i prossimi 2 anni. Questi bambini rappresentano i candidati ideali per nuove strategie di remissione virologica.

I dati sull’Hiv

L’infezione da Hiv in età pediatrica rappresenta oggi una realtà in regressione nei Paesi industrializzati come l’Italia. L’infezione madre-bambino risulta un evento sempre più raro confinato a realtà sociali che sfuggono alle maglie di prevenzione ormai piuttosto consolidate. Nuovi casi d’infezioni, tuttavia, sono descritti negli adolescenti che rappresentano una popolazione particolarmente a rischio. In base alle ultime stime UNAIDS vi sono circa 180mila nuove infezioni pediatriche ogni anno, con circa 1.800.000 di bambini con infezione da Hiv. Attualmente presso il Bambino Gesù sono seguiti oltre 100 pazienti, mentre più di 40 adolescenti sono stati trasferiti con successo presso i centri dell’adulto.

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