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Una casa galleggiante in bamboo per resistere alle inondazioni

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Una casa galleggiante in bamboo per resistere alle inondazioni

Una elegante soluzione di casa in bamboo a basso costo ed alta sostenibilità, auto-costruibile, in grado di resistere a ricorrenti inondazioni sollevandosi dal suolo grazie a un ingegnoso sistema di galleggianti realizzati con materiali di recupero. Il progetto “Core House” coordinato da Laura Munoz Tascon, studentessa colombiana che ha guidato un team del Politecnico di Torino, ha vinto uno dei nove premi del Resilient Homes Design Challenge lanciato dalla World Bank per trovare soluzioni in grado di arginare gli effetti devastanti del cambiamento climatico.

“Questo progetto ha la caratteristica più saliente in questo sistema di galleggianti fatto di fusti in plastica riutilizzati che permette all’abitazione di alzarsi fino a un metro e mezzo. La casa non viene né distrutta né portata via ma si adatta all’onda galleggiando” spiega Matteo Robiglio, che insegna Progettazione architettonica e urbanistica al Politecnico di Torino. “Credo che sia stata premiata l’eleganza, aspetto che spesso viene tralasciato quando si tratta di risolvere problemi pratici importanti in contesti catastrofici”. Il risultato del Politecnico di Torino è ancora più significativo se si considera che gli altri team vincenti non erano accademici ma composti da professionisti. E che complessivamente sono state selezionate 9 tra più di 300 proposte per tre scenari: il clima caldo umido, ambienti sottoposti a frequenti esondazioni o inondazioni e scenario freddo himalayano-andino con terremoti e frane.

Con l’intento di rispondere al crescente numero di calamità naturali che colpiscono il pianeta, la World Bank e Nazioni Unite - Un Habitat, in partenariato con Airbnb, Build Academy e Global Facility for Disasters Reduction and Recovery - hanno promosso il concorso Resilient Homes Design Challenge, per la progettazione di piccole case economiche e sostenibili che possano essere costruite a un costo inferiore a 10 mila dollari.

Il laboratorio interdisciplinare Design within the limits of scarcitydella laurea magistrale in Architettura per il progetto sostenibile del Politecnico di Torino ha raccolto questa sfida: 48 studenti di tutto il mondo, iscritti al Politecnico o qui in Erasmus o con accordi di doppia laurea, coordinati da Francesca De Filippi con Roberto Pennacchio (tecnologia dell'architettura), Matteo Robiglio e Elena Vigliocco con Matteo Gianotti (progettazione architettonica e urbana) e Marco Simonetti (Sistemi di controllo ambientale) hanno dapprima sviluppato alternative di progetto in competizione per poi convergere in tre team - uno per ognuno degli scenari proposti dal concorso, collocati in contesti ambientali e climatici diversi. Infine ha vinto il progetto “Core House” coordinato da Laura Munoz Tascon, studentessa colombiana che è a Torino per la laurea Magistrale, dopo la triennale in Colombia.

Ora i nove progetti vincitori saranno invitati per una esposizione alla sede centrale della World Bank a Washington e altre sedi internazionali, e potranno essere realizzati e sperimentati nell’ambito di interventi della Banca Mondiale nel mondo.

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