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Negozi automatizzati pronti al via. Lo shopping è a forma di smartphone

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Economia Digitale

Negozi automatizzati pronti al via. Lo shopping è a forma di smartphone

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Se siete di Cremona o passate da quelle parti scoprirete che nel nuovo store di Bershka per acquistare può servire anche lo smartphone. Può sembrare un controsenso o un blackout intellettivo dei negozi fisicipi verso lo strapore dei servizi di e-commerce. Invece è un indizio di una mutazione che ormai sta interessando tutte le attività di commercio B2c, o per dirla più facile tutti quelli che nella vita vogliono vendere prodotti fisici in luoghi fisici.

Partiamo dall’inzio: Bershka è un marchio di abbigliamento low cost del gruppo Inditex. Sono storicamente forti nel retail tradizionale, nel senso che storicamente hanno puntato sui negozi (più di 7.400 store in tutto il mondo). Un paio di settimane fa hanno lanciato una app chiamata Bershka Experience, sperimentando per la prima volta in Italia una esperienza di shopping ibrida. In pratica, i clienti possono richiedere il capo di abbigliamento che desiderano e inviarlo direttamente in camerino o alle casse scannerizzando l'etichetta dell'articolo. Si inquadra il il codice QR, ai piedi del manichino o sullo scaffale, si inserisce taglia e colore e il gioco è fatto.

I commessi del negozio ricevono l’ordine e, attraverso l'app, viene assegnato direttamente un camerino e inviata una notifica push al cliente informandolo che i suoi capi sono pronti, oppure, che sono stati inviati in cassa. Dove si cambiano i vestiti si può chiaramente cambiare colore e taglia e idea ma tutto avviene usando lo smartphone senza bisogno di chiedere aiuto. La tecnologia è un classicissimo sistema Rfid (Radio-Frequency IDentification), nulla di particolarmente elaborato quindi. Quindi dove sta l’innovazione? Invece di caricare sul braccio cinque o sei capi con relative grucce (o appendini che dir si voglia) il consumatore dotato di smartphone gestisce tutta l’esperienza di acquisto via app mobile. Chi porta rancore nel confronte di smartphone e schermi in genere potrebbe sostenere che si perde un po’ del rapporto con il commesso. Potremmo anche chiederci il senso di prendersi la briga di entrare in un negozio per poi passare il tempo con gli occhi incollati al telefonino. In realtà a parte l’indubbio risparmio di tempo di non dovere fare la fila davanti al camerino o il fastidio di sbracciarsi per cambiare taglia o colore di un capo di abbigliamento, il sistema adottato dalla multinazionale spagnola è più complesso: coinvolge la gestione del magazzino, permette di acquistare da remoto per poi ritirare direttamente nello store, mette a disposizione delle casse dedicate per i clienti che acquistano tramite Bershka Experience. Insomma, sotto l’app c’è il progetto di gettare un ponte tra il senso di entrare in un negozio e la comodità di ordinare, cercare e pagare con il telefonino. Al centro di questo dialogo tra due modelli di business che convergono nello stesso luogo ci sono i commessi umani e vecchi e nuovi profili professionali che occupano una spazio dai confini non più così chiari. Nell’esperienza di Bershka lo staff tradizionale non sparisce. Secondo i manager la direzione sarà sempre di più quella di mantenere il fisico e l’elettronico, senza sacrificare uno a beneficio dell’altro. Tuttavia, la pulsione ad automatizzare lo store, a plasmarlo a immagine e somiglianza dell’esperienza di shopping del commercio elettronico è molto presente tra chi pensa e immagina il futuro del retail.

Primo fra tutti Amazon. Poco meno di un anno fa apriva a Seattle il primo Amazon Go. È un piccolo supermercato dove fare la spesa soltanto con lo smartphone. Per entrare si apre l'app di Amazon e si passa il QR Code sul lettore digitale, come il check in in aeroporto. Si prendono i generi che ci interessano dagli scaffali, senza passare il codice a barre sul prodotto, come si fa con i lettori fai da te ormai diffusi ovunque. Tutto funziona grazie a un sofisticato sistema di piccole telecamere, centinaia delle quali sono distribuite negli store. E ovviamente non ci sono casse e cassieri. Salvo, l’addetto all sicurezza che però di solito sta fuori del negozio pronta a intervenire in caso di emergenza. In questo ultimo anno la tentazione del negozio staffless ha conquistato non solo Jeff Bezos. Un po’ tutte le catene ci stanno in qualche modo pensando ma appare una scelta estremista e un po’ un effetto speciale che pochi si possono permettere. Resta invece il dialogo serrato tra fisico e digitale. Le chiusure delle catene della grande distrubuzione che hanno sbobbato il digitale. E l’apertura di luoghi fisici di quelli che erano fino a poco tempo fa attori pure digital. Chi vincerà? Per avere un indizio ecco un numero: l'interazione digitale condiziona le scelte d'acquisto per 56 centesimi su ogni dollaro speso negli store fisici, il 36% in più rispetto a tre anni fa. Cambierà l’estetica ma non la sostanza.

Articolo uscito su Nova24 del 2 gennaio 2019

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