Tecnologia

La coppia che vuole dare una casa a milioni di persone negli slum

  • Abbonati
  • Accedi
INNOvazione sociale

La coppia che vuole dare una casa a milioni di persone negli slum

Si sono conosciuti nel 2003 in Bangladesh. Da allora Rakhi Mehra e Marco Ferrario hanno stretto un sodalizio umano e professionale unendo le proprie competenze: lui architetto laureato al Politecnico di Milano e lei imprenditrice sociale con diploma all’Harvard Business School. Per dieci anni hanno lavorato nel social housing indiano cercando di mettere assieme cittadini, istituzioni e banche. Ora lanciano un tool digitale che consente alle persone di autocostruirsi una casa. Lo strumento verrà acquisitato dalle banche che sinora erano scoraggiate a rilasciare prestiti per la casa, a causa degli alti costi delle perizie.

«Quando abbiamo cominciato a operare in India - racconta Rakhi Mehra, 38 anni, indiana da qualche giorno cittadina italiana - i tempi non erano ancora maturi ed era molto difficile mettere attorno a un tavolo le istituzioni, le banche e le persone. Ma ora i tempi sono maturi”. Mehra, originaria di Delhi, racconta degli slum dove vivono 76 milioni di persone in India. Alcuni pezzi di città sono fatti da baracche temporanee, altri pezzi sono occupati da edifici che stanno nella grande zona grigia tra legalità e l’illegalità ma che di fatto restano lì per anni, spesso per generazioni. “Il problema è che le persone a basso reddito vivono in case a rischio collasso e con scarsa attenzione agli aspetti igienico sanitario - racconta Mehra, che dopo un Mba all’Harvard Business School ha collaborato con diverse organizzazioni tra cui Grameen Bank - Gli edifici sono autocostruiti con l’aiuto di muratori e artigiani, senza istruzione tecnica. E questo anche per le case su più piani”. Si stima che sono a Delhi il 63% degli edifici siano autocostruiti.

Così con la loro società Micro Home Solutions hanno messo a punto un tool digitale per colmare il vuoto tra le competenze dei professionisti (ingegneri e architetti) e le persone che poi costruiscono le case o gestiscono i progetti: può trattarsi di artigiani e muratori incaricati dai proprietari delle case oppure di personale che lavora con le organizzazioni non governative nell’ambito water & sanitation.

“A questo punto abbiamo pensato: con chi possiamo fare partnership? - racconta Marco Ferrario, 43 anni, laureato in Architettura al Politecnico di Milano - Chi potrebbe essere interessato ad acquistare il nostro prodotto affinché si traduca poi in un servizio per gli abitanti? Così abbiamo contattato tre banche indiane e una afghana, che offrono microcredito. Loro hanno il problema dell’assessment tecnico, ovvero pagare costosi professionisti che fanno fino a sei sopralluoghi in loco prima di sbrogliare la burocrazia necessaria sulla parte tecnica del progetto. Con la nostra soluzione avranno un recupero di efficienza in termini di tempi e di costi. E forniranno, all’interno di politiche di corparate social responsability, il tool nelle mani dei beneficiari”. Per le ong invece la formula potrebbe essere una sorta di abbonamento.

Il prodotto è pensato per essere molto facile da usare. Si configura come una app - per le banche come un software as a service - nella quale l’utente inserisce le caratteristiche dell’edificio o della porzione dell’edificio che vuole costruire come: la localizzazione, il numero di piani, le dimensioni, il numero di stanze, il numero di bagni, l’accesso o meno al terrazzo, la zona sismica ecc. In base a queste informazioni - e nel rispetto degli standard previsti dalla legge indiana - viene elaborato un progetto con il preventivo, il tipo e il costo dei materiali, il design antisismico, le lezioni di formazione ecc. La prima banca ad adottarlo è stata India shelter finance corporation. Inoltre, grazie al sostegno di Cisco, stanno collaborando con due Ong: Saath ( con cui proveranno anche a fare una parte di training ai muratori) e con Sewa Mahila Housing Trust per soluzioni di microcredito dedicate all’housing. “In questo modo tutte le parti del progetto sono stimolate a partecipare perché si portano a casa qualcosa - concludono i due imprenditori - e i beneficiari possono finalmente avere una casa dignitosa e sicura”.


© Riproduzione riservata