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Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare: studio del NEJM

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Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare: studio del NEJM

(Adobe Stock)
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Le sigarette elettroniche funzionano meglio di altri prodotti come cerotti e gomme alla nicotina per smettere di fumare. È stato il New England Journal of Medicine a pubblicare lo studio mercoledì, il primo a rispondere in maniera rigorosa a un interrogativo che da anni si pongono i decisori in tema di salute pubblica. Nello specifico, lo studio ha concluso che il 18% di chi è passato dalle sigarette tradizionali a quelle elettroniche ha poi smesso di fumare, contro il 9% degli altri prodotti.

Lo studio è stato condotto in Inghilterra e finanziato dal National Institute for Health Research and Cancer Research UK. Per un anno ha seguito 886 fumatori che sono stati assegnati in maniera casuale nei due gruppi, ovvero chi ha fumato sigaretta elettronica e chi le tradizionali terapie di sostituzione della nicotina. Sono stati reclutati all’interno di cliniche per smettere di fumare, un campione dunque particolarmente motivato.

Lo studio, sostiene il New York Times che dedica un articolo alla scoperta commentato da alcuni esperti, potrebbe dare nuova legittimità ad aziende come Juul che sono state additate da governo e opinione pubblica dopo che la Fda ha parlato di epidemica di fumo di sigaretta elettronica tra teenager. Ma potrebbe anche esacerbare la difficoltà di tenere i dispositivi lontani dai giovani che non hanno mai fumato, rendendoli disponibili per l'uso clinico.

Le sigarette elettroniche forniscono ai fumatori la nicotina senza il catrame tossico e le sostanze cancerogene che derivano dall'inalazione di tabacco che brucia. Ma le autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e altrove non hanno approvato la loro commercializzazione come strumenti per smettere di fumare.

«Gli operatori sanitari sono stati riluttanti a raccomandarne l'uso a causa della mancanza di chiare prove da studi randomizzati e controllati. Questo ora potrebbe cambiare» ha detto Peter Hajek, l'autore principale dello studio e professore di psicologia clinica presso la Queen Mary University of London, che ha coordinato gli studi clinici attraverso cliniche pubbliche dedicate a chi vuole smettere di fumare.

Lo studio susciterà diversi interrogativi e critiche, molti dei quali emergono dagli approfondimenti pubblicati dal New England Journal of Medicin. Un editoriale - scritto da Belinda Borrelli, esperta di salute comportamentale e dal dottor George T. O'Connor, pneumologo - ha frenato l’entusiasmo ad abbracciare le sigarette elettroniche.

I due hanno notato che l'80% dei partecipanti allo studio che hanno smesso di fumare sigarette tradizionali, a un anno di distanza fuma ancora la sigaretta elettronica, mentre solo il 9% del gruppo di terapia sostitutiva alla nicotina usa ancora prodotti a base di nicotina. Questo ha sollevato preoccupazioni circa la dipendenza sostenuta da nicotina e le conseguenze sconosciute per la salute derivanti dall'uso a lungo termine delle sigarette elettroniche. In particolare per sigarette popolari negli Stati Uniti come Juul, che hanno un livello di nicotina più elevato di quelle utilizzate durante lo studio.

L'editoriale raccomanda che le sigarette elettroniche siano prese quando altri approcci di cessazione, compresa la consulenza comportamentale, siano falliti; che i pazienti utilizzino la più bassa dose possibile di nicotina; che gli operatori sanitari stabiliscano una chiara linea temporale per l'uso delle sigarette elettroniche. Un altro editoriale chiede che la Food and Drug Administration vieti tutti i gusti di nicotina per i dispositivi a vapore a causa del loro appealing nei confronti degli adolescenti.

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