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Playstation Now arriva in Italia. Prove tecniche di streaming

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Playstation Now arriva in Italia. Prove tecniche di streaming

Prendi la piattaforma di distribuzione di contenuti più grande del pianeta, aggiungi a piacere la potenza di calcolo dei computer, e infine inserisci oggetti dell’industria dell’intrattenimento in formato digitale come libri, canzoni, spettacoli e videgiochi. Se fai andare il tutto in tempo reale allora sei vicino a capire cosa è lo streming e perché per chi lavora nello spettacolo è una strada di non ritorno.

Se non sapete di cosa stiamo parlando magari conoscete Spotify, Netflix o Amazon Video. Sono il motivo per cui vostro figlio non esce quasi più di casa per comprarsi un disco od affittarsi un Dvd. Il consumo liquido, tutto via internet con l’acccesso a formula di abbonamento all-you-can-it è un fenomeno non nuovo ma della modernità. Mancavano all’appello, almeno in Italia, i videogiochi. A scendere in pista sarà Sony Interactive Entertainment che ha annunciato l'arrivo di PlayStation Now. Si tratta di un servizio di cloud gaming che permetterà ai giocatori italiani possessori di una PlayStation 4 di accedere a una raccolta di oltre 600 giochi, senza dovere scaricare prima il gioco e occupare spazio nell’hardisk. Per essere più chiari, potrà giocare in diretta, online, come avviene quando ascolti una canzone su Spotify. Semplice? Non esattamente. Annunciato nel 2014, Playstation Now è già attivo in Usa, Uk e altri Paesi. Solo quattro anni dopo debutta qui da noi. «Arriveremo quando saremo sicuri che il servizio sarà di qualità », aveva detto nel due anni fa Jim Ryan capo europeo di Playstation oggi numero uno del marketing, lasciando intendere che il problema erano le condizioni della rete a banda larga e gli investimenti per garantire il servizio.

Del resto che qui da noi lo streaming non fosse tutto rose e fiori si era capito con le partite in diretta su Dazn. Molti italiani appassionati di calcio hanno imparato a loro spese il significato della parola buffering, ovvero quel fastidioso “fermo-immagine” dovuto a buchi nella trasmissione dati. I numerosi problemi che hanno accompagnato il lancio del canale in streaming di eventi sportivi in diretta è stato più che un segnale d'allarme, una conferma. Per garantire una trasmissione senza interruzioni serve investire in server e localizzare il più possibile i data center. Il videogioco è ancora più esigente rispetto a un evento sportivo sia in termini di banda occupata che di rispetto ai tempi di latenza che devono essere bassissimi per consentire modalità multiplayer. Insomma, lo streaming dei giochi richiede una bassissima latenza senza degrado grafico. Servono investimenti nei server e infrastrutture, due variabili economiche e tecnologiche che rendono il salto verso le streaming puro non banale.

A febbraio è stata aperta la beta di Playstation Now (prima su Ps4 o poi arriverà il Pc) quindi a breve avremo i primi feedback del serivizio. Ma è chiaro che se tutto dovesse andare bene, l’impatto del cloud gaming potrebbe cambiare volto all’industria del videgogioco, esattamente come lo streaming video ha dato una scossa a cinema e televisione. Sul Financial Times sono addirittura convinti che nulla sarà come prima. «L'industria del videogioco sta per subire una trasformazione che non si vedeva dall'avvento del gaming su smartphone», hanno scritto sottolinendo che «la minaccia alle vendite di hardware della console tradizionale è molto reale».

Le console, va detto, sono date per spacciate già da alcuni anni a favore di “scatole” progettate per portare sul televisore (o su un qualsiasi schermo) videogiochi in formato “liquido”. Le cosiddette “stream machine” sono il sogno lucido, proibito e persistente dell'industria del gaming. Proibito perché alla fine è il mercato a non volerle. Il digital download (i giochi si scaricano via internet nella memoria della console) e la vendita di dischetti attraverso i negozi convivono bene. Il digitale piano piano si sta mangiando il supporto fisico ma per il mondo console questo modello di distribuzione funziona. Sulla palla ci sono nuovi e vecchi attori. L’ultimo rumors indicata addirittura Apple e Amazon interessate a lavorare a una piattaforma su abbonamento per accedere a videogiochi in streaming. Google da tempo ha in mente una console e ha pronto un sistema pensato per funzionare semplicemente con il browser Chrome e una connessione a fibra ottica. Soluzioni di “cloud gaming” sono cavalcate da tempo da Nvidia che però per quando solida sotto il profilo della tecnologia non è una azienda di videogiochi. Il servizio si chiama GeForce Now ed è attualmente quello più avanzato. Ci sono segnali che indicano anche Amazon pronta a entrare in questo business. Mentre Microsoft, che sulla carta è quella messa meglio sul fronte delle tecnologie cloud, ha lanciato due anni fa e con successo Game Pass, una sorta di “all you can eat” dei videogiochi (si accede a un catalogo vastissimo e si scaricano i titoli). E l’anno scorso ha annunciato Project xCloud un nuovo progetto globale per permettere agli utenti di accedere «alle migliori esperienze di gioco da qualsiasi dispositivo, in qualunque momento e in qualsiasi luogo, grazie alla tecnologia Cloud».

Osservato dall’alto tutto questo fervore sembra dirci che da qui a breve non esisterà una scatola esclusiva per contenere il gaming. Come il televisore non è più l’unico schermo per ospitare l’audiovideo. Gli analisti va detto sono scettici : «I contenuti video e la musica funzionano bene ma per i videogiochi in cloud il discorso è diverso», ha scritto Mat Piscatella, analista di Npd Group. Lo erano anche con Netflix e Spotify. Poi il mondo è cambiato.

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