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Soundreef, alleanza con l’inventore dell’MP3 per il diritto…

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Soundreef, alleanza con l’inventore dell’MP3 per il diritto d’autore

Il fatturato cresce: siamo intorno ai 6 milioni, rispetto ai 4,2 milioni del 2017. C’è ancora perdita d’esercizio, «ma non è il caso di farne un dramma: siamo una startup che opera nel comparto della musica, investiamo per diventare grandi». Davide D’Atri, fondatore e ceo di Soundreef, la collecting privata del diritto d’autore, rilancia la sfida al mercato italiano: «Abbiamo un piano d’investimenti da 20 milioni in 18 mesi, siamo pronti a partire con una jointventure tecnologica che coinvolge l’inventore dell’MP3 ma il Paese deve fare la sua parte: servono regole certe sulla liberalizzazione di settore. Così è una jungla».

Dopo la Barnier
Quadro di partenza: l’Italia ha recepito la Direttiva Barnier che ha «aperto» il mercato del diritto d’autore con l’articolo 19 del decreto fiscale (148/2017) collegato alla Legge di Stabilità 2018. Un dispositivo che ha fatto cadere l’esclusiva Siae, consentendo tuttavia soltanto agli organismi che abbiano natura associativa o siano non a scopo di lucro l’attività di collecting. Soundreef - startup fondata da D’Atri a Londra che, a partire dal 2015, ha suscitato l’attenzione del grande pubblico mettendo sotto contratto big come Fedezi, Gigi D’Alessio, J-Ax ed Enrico Ruggeri - ha risposto appoggiandosi a Lea, una associazione di autori ed editori senza scopo di lucro, appunto.

La lettera a Di Maio
«Il problema - spiega D’Atri - è che siamo ancora fermi alla Legge di Stabilità 2018. Ci aspettavamo una serie di provvedimenti da parte del legislatore che regolamentassero il passaggio dal monopolio alla liberalizzazione, ma non sono arrivati. Risultato: c’è grande confusione tra gli utilizzatori». Da qui la lettera che Soundreef, a dicembre scorso, ha indirizzato al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con una sorta di «ultimatum» a riprendere in mano il dossier del diritto d’autore. «Abbiamo spiegato chiaramente - continua lo startupper - che, senza garanzie, indirizzaremo altrove i nostri investimenti. Stiamo crescendo su altri mercati europei, come la Spagna, non è da escludere che potremo decidere di concentrare da quelle parti i nostri sforzi». La lettera ha portato a qualche rassicurazione verbale da parte di alcuni esponenti politici della maggioranza, «ma poco più. Per carità: siamo consapevoli che il governo in questa fase ha altre priorità. Il nostro business - secondo D’Atri - tuttavia non può aspettare».

I conti di Soundreef
Come vanno gli affari per la collecting partecipata dai fondi VAM Investments Group e LVenture con un catalogo di 35mila autori nel mondo di cui 17mila in Italia? Il fatturato continua a crescere: «Il 2018 - sottolinea il fondatore - si chiude intorno ai 6 milioni. Continua a esserci una perdita, ma per noi vale lo stesso discorso di tutte le startup del comparto musica, da Spotify in giù: l’avviamento del business comporta importanti investimenti finalizzati alla crescita, non sei in utile ma non rappresenta un problema». Il 2017 si era chiuso con 4,2 milioni di fatturato rispetto agli 1,9 milioni dell’anno precedente, perdita d’esercizio per 1,3 milioni (nel 2016 si era a quota 340mila euro), il patrimonio netto negativo era a -970mila euro. A ottobre dell’anno scorso Soundreef ha deliberato un aumento di capitale da 3,5 milioni di euro. «Ce ne saranno altri», anticipa D’Atri. «Abbiamo un ambizioso piano di innovazione tecnologica che prevede novità importanti. Ci piacerebbe che l’hub di queste novità fosse l’Italia».

L’accordo con Bach Technology
Per dirne una: Soundreef ha firmato un pre-agreement con Bach Technology, società norvegese che ha tra i propri fondatori il tedesco Karlheinz Brandenburg, uno degli inventori del celebre formato MP3. Il prodotto più celebre di Bach Technology si chiama Music Dna, servizio di monitoraggio della musica trasmessa. «Insieme - spiega D’Atri - attraverso una jointventure al 50% svilupperemo una tecnologia in grado di accorciare ulteriormente i tempi di rendicontazione per gli aventi diritto».

La mano tesa a Siae
Tra questi ultimi c’è anche Achille Lauro, in gara alla 69esima edizione del Festival di Sanremo con Rolls Royce. E della disputa con Siae che, a partire dal 2015, ha conosciuto momenti di grande tensione, nelle aule di tribunale e sulle colonne dei giornali, D’Atri che dice? «Non ha più senso ragionare in termini di contrapposizione», risponde. «C’è uno scenario diverso rispetto a quando esisteva il monopolio, ora credo che sia nell’interesse di tutti lavorare per il dialogo. Il mercato del diritto d’autore a livello mondiale, negli ultimi cinque anni, è cresciuto del 25 per cento. Oggi vale qualcosa come 9 miliardi. C’è spazio per tutti».

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