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Otto nuovi data center: anche Aruba si lancia nell’arena del cloud

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Otto nuovi data center: anche Aruba si lancia nell’arena del cloud

Oltre 250 persone, sulle 700 complessive in organico, e investimenti di diverse decine di milioni di euro per occuparsi delle esigenze informatiche di aziende sia nazionali che internazionali a tutto tondo, dall’analisi delle esigenze alle fasi di implementazione e di gestione in esercizio dei “prodotti” offerti. La presentazione ufficiale di Aruba Enterprise, nella sede di Ponte San Pietro (alle porte di Bergamo) del gruppo aretino, come ha spiegato l’ad Stefano Cecconi, «è il coronamento di un percorso partito dieci anni fa, coerente con la volontà di scalare in avanti in termini di prestazioni e di ampiezza ed affidabilità dei servizi rivolti alle medie e grandi imprese e agli enti pubblici. Il suo punto di forza è sicuramente la flessibilità e la capacità di fornire soluzioni realmente customizzate».

L’attività rivolta al mondo corporate e a quello della Pa diventa, di fatto, un marchio dedicato, il cui braccio operativo è una divisione specializzata che va ad affiancarsi alle altre anime di Aruba, quella per cui è nata e si è affermata negli anni: servizi di web hosting e presenza online (1,4 milioni i siti e 8,6 milioni le caselle email gestite, 2,6 milioni i domini Internet registrati e mantenuti); sicurezza informatica per l’utenza professionale, gestore accreditato per la Pec (oltre sei milioni di caselle di posta elettronica certificate attive), la firma digitale e l’erogazione della Carta nazionale dei servizi; soluzioni di cloud pubblico e privato fornite in modalità IaaS (Infrastructure as a service); register dell’estensione di dominio .cloud e provider di servizi di data center ad ampio spettro (grazie a una batterie di 130mila server fisici e virtuali in esercizio 24x7).

Numeri importanti, quelli che la società può mettere in campo, e che rendono l’idea di come la piccola Internet company che cercava spazio sull’onda della net economy non si è persa per strada e ha saputo trasformarsi per competere sul mercato globale e al cospetto dei colossi americani. Ora, “semplicemente”, vuole fare un ulteriore passo in avanti.

La missione di Aruba Enterprise, come ha spiegato anche Stefano Sordi, neo Head of Marketing & Sales, è quella di puntare sulle aziende che intendono affidarsi a un provider esterno per affrontare il “dilemma” della trasformazione digitale. E che chiedono per questo massima flessibilità di personalizzazione. Si spazia quindi da servizi in cloud (disaster recovery, backup e business continuity) per aumentare l’affidabilità, l’efficienza e la conformità alle nuove normative dei sistemi informativi esistenti, con la realizzazione ex novo laddove necessario di intere infrastrutture fisiche o virtuali, a soluzioni dedicate alla dematerializzazione e alla certificazione dei processi aziendali, attraverso progetti relativi all’identità e alla conservazione digitale, alla firma e alla fatturazione elettronica.

Non c’è settore verticale che non sia già stato raggiunto da Aruba con le sue soluzioni, dai servizi finanziari al manifatturiero passando per il retail, e fra le migliaia di aziende clienti vi sono per esempio realtà come Decathlon Italia o Nexive, che si sono affidate al provider toscano per semplificare e dematerializzare in chiave digitale processi e documenti (nel primo caso) e per migrare l’intera architettura di data center sposando in toto il cloud e la virtualizzazione (nel secondo).

Allo stato attuale il network di Aruba conta di otto data center in Europa: di proprietà sono solo quelli in Italia e in Repubblica Ceca (per servire i Paesi dell'Est), mentre quelli localizzati in Francia, Germania, Inghilterra, Polonia sono frutto di partnership con altri operatori. Tutti sono connessi in rete con una capacità di trasmissione dati di 140 Gigabit al secondo, doppia rispetto al fabbisogno effettivo. La struttura di Ponte San Pietro (IT3) è in termini di estensione il più grande campus di data center italiano in virtù dei circa 200mila m² di superficie occupata.

Al momento solo una parte di questa immensa area industriale è stata riqualificata per insediare la server farm IT3 (le unità IT1 e IT2 sorgono ad Arezzo) e varie palazzine uffici ma il progetto definitivo del centro è una vera e propria “cittadella” della tecnologia in cui troveranno posto altri tre data center, un auditorium, due magazzini destinati alla logistica e un'unità dedicata al disaster recovery. L’altro fiore all'occhiello di Aruba è invece l’Hyper Cloud Data Center alla periferia di Roma, complesso che sorgerà su un'area di 74mila metri quadri e che darà vita a cinque distinte server farm di tre piani completamente interconnesse fra di loro.

Aruba, pochi forse lo sanno, è un'isola delle Antille olandesi e in lingua locale significa “terra dell'oro”. L’Aruba nata nel 1994 come Technet dalla famiglia Cecconi nulla ovviamente ha a che vedere con il piccolo Stato caraibico ma dal suo nome ha tratto sicuramente ispirazione. «Siamo nati prima di Google – ha detto il 40enne ad sul palco dell’evento - e siamo sopravvissuti rispetto a varie ondate di evoluzione tecnologica. Ci siamo buttati nel mercato della connettività Internet perché l’azienda di famiglia era in una zona rurale, priva di infrastrutture, e nel 2000 abbiamo capito che quel tipo di servizi, nell'era dell'Internet free, erano fuori mercato e abbiamo scommesso sul valore della connettività, sui contenuti trasportati da Internet, mettendoci dall'altra parte della linea, del doppino. Abbiamo trasformato un servizio, l’hosting di un sito Web, che costava tanto e l'abbiamo industrializzato per offrirlo a costi ultra competitivi».

Il momento di svolta, confessa Cecconi, è coinciso con l'apertura del primo data center ad Arezzo e da lì in avanti si sono susseguite numerose acquisizioni di realtà dell'Ict italiane (da Actalis e Widestore fino a HomeOnLine.it, diventato Pratiche.it) ed europee (come XandMail in Francia e Forpsi in Repubblica Ceca). Ora l'azienda – ancora di proprietà della famiglia – macina economie di scala con un'infrastruttura di data center che serve milioni di imprese e utenti in tutto il mondo, aziende cinesi comprese. Dal 2018, infatti, Aruba è sbarcata in Cina con una filiale propria, a Pechino, grazie a una licenza governativa per la vendita dei domini .cloud.

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