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Arriva dall’Esa il nuovo presidente dell’Asi: Giorgio Saccoccia…

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agenzia spaziale italiana

Arriva dall’Esa il nuovo presidente dell’Asi: Giorgio Saccoccia sarà nominato a breve

Il prossimo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana sarà l’ingegnere Giorgio Saccoccia attualmente dirigente dell’Agenzia Spaziale Europea, Esa. Questo è quanto dicono fonti ben informati e sinceramente la notizia sembra essere uscita senza troppa difficoltà dalle ancora segrete carte ministeriali. Il ministro competente, Marco Bussetti (Istruzione, università e ricerca), è sul punto di firmare la nomina ufficiale e la voce ha iniziato a girare ieri sera, poi confermata anche oggi, ed è cascata come un macigno sul tavolo della importante riunione del board dell’Esa, dove erano riuniti tutti i presidenti degli Enti spaziali nazionali di Europa.

Per l’Italia partecipava il Commissario straordinario, Piero Benvenuti, che ha saldamente tenuto le redini di Asi dopo che Roberto Battiston era stato sfiduciato dall’attuale governo e deposto in base allo spoil system. La notizia è trapelata - poco opportunamente, ma in Italia sembra una consuetudine -, anche perché proprio questa notte partirà il satellite Prisma, un gioiello prototipale per lo studio del pianeta Terra, tutto italiano dall’inizio alla fine: dal lanciatore, un Vega costruito e gestito da Avio, al satellite, realizzato da Ohb Italia, al complesso e sofisticato strumento iperspettrale realizzato da Leonardo, negli stabilimenti di Campi Bisenzio che furono della gloriosa Galileo.

Comunque sia il nuovo presidente ha preparazione ed esperienza all’altezza del compito. Giorgio Saccoccia nasce a Belluno nel 1963 e ha una solida formazione curricolare, prima si laurea in Ingegneria aerospaziale a Pisa e poi si specializza in Olanda. È arrivato ai massimi livelli dell’Esa dato che oggi è il capo del settore propulsione spaziale di Estec, il Centro europeo per la ricerca la tecnologia applicata allo spazio.

Il nuovo presidente ha quindi quelle capacità manageriali che l’industria chiedeva a gran voce da tempo ed è considerata il migliore fra i cinque nomi proposti al ministro Bussetti, pare dopo parecchi contrasti interni alla commissione che aveva rimpiazzato quella esistente all’epoca della defenestrazione di Roberto Battiston. I cinque saggi, presieduti da Fabiola Gianotti direttore generale del Cern, si erano dimessi alla luce di presunte ingerenze governative.

La nuova commissione, presieduta da Amalia Ercoli Finzi, “mostro sacro” dell’ingegneria spaziale italiana e ideatrice del trapano che andrà su Marte nel 2021 a surclassare con i suoi due metri di profondità raggiungibile quello americano, ha smentito categoricamente l’idea, dato che l’orientamento prevalente nei cinque candidati selezionati è di centro sinistra o addirittura molto filo pd. Niente selezione in base a simpatie leghiste o pentastellate quindi, come qualcuno si attendeva.
La situazione che il nuovo Presidente si trova davanti è delicata. Il nostro Paese è in un momento di forte crescita grazie alle industrie nazionali che coprono oramai dai lanciatori alla strumentistica, dalle telecomunicazioni satellitari ai rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale. Non si tratta poi solo delle grandi industrie potremmo dire storiche, ma anche parecchie medie industrie che si sono fatte avanti soprattutto nel promettente mercato dei piccoli satelliti, dove peraltro siamo presenti anche con progetti di lanciatori Vega nuovi, di caratteristiche al top ma costo contenibile.

Tutto questo andrà difeso, si diceva una volta con le unghie e con i denti, alla prossima ministeriale di novembre. Si tratta della riunione dei ministri europei competenti per lo spazio che deciderà le politiche dei prossimi anni, un contesto in cui ci si gioca il progresso dei mesi e anni a venire in un confronto, specie con Francia e Germania, in cui i rappresentanti dei vari Paesi sono agguerriti come in poche altre occasioni, dato che si tratta di favorire la propria industria in un settore trainante nei prossimi anni. Riunione così importante che si era pensato che il Commissario straordinario Benvenuti, uomo di lunga esperienza in campo spaziale e già Presidente di un Ente di ricerca, Inaf, sarebbe stato confermato fino a fine anno. Così non è stato, pare, e quindi il nuovo Presidente dovrà darsi anima e corpo al suo compito da qui a novembre. E sarà solo l'inizio.
Un altro fatto da chiarire nell'esercizio dell'Asi sarà il ruolo del Presidente stesso, di fatto diminuito dal nuovo assetto voluto proprio da Roberto Battiston, con fatica, che vede un comitato interministeriale decidere le politiche spaziali, e che per prima cosa lo estromise dal comitato stesso, di fatto. Dove sta quindi nella nuova gerarchia il Presidente Asi? Perché dove sta vorrà anche dire che cosa potrà fare. E non è poco.
Da ultimo resta la patata bollente di sempre: perché mai una “cosa” che si chiama Agenzia Spaziale deve essere, di fatto e con grandi problemi di incongruenza, un Ente di Ricerca. Storicamente è comprensibile, nasce infatti negli anni 70 da una costola del CNR, ma in fondo il millennio è cambiato, si potrebbe anche voltare pagina con vantaggio di tutti.

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