Tecnologia

Gli italiani e i medical device: ben disposti alla prevenzione, meno a…

  • Abbonati
  • Accedi
tech4life

Gli italiani e i medical device: ben disposti alla prevenzione, meno a condividere i dati

Massimiliano Boggetti (Imago)
Massimiliano Boggetti (Imago)

Da oggi tutte le imprese dei dispositivi medici hanno una nuova casa: Confindustria Dispositivi Medici, alla guida della quale è stato eletto Massimiliano Boggetti, già presidente di Assobiomedica. Ed è proprio con la sua neoelezione che si vuole riunire per la prima volta l'intera filiera del settore, che conta 3.957 aziende e occupa 76.400 dipendenti generando un mercato di 16,5 miliardi di euro tra export e mercato interno e rappresenta oltre il 10% del Pil italiano.

Si tratta di un mercato in espansione composto da 1 milione e mezzo di device che vanno dalle attrezzature chirurgiche alle grandi apparecchiature diagnostiche, dai test di laboratorio a quelli genetici, dai software per il monitoraggio dei parametri vitali (telemedicina) alle app mediche, dalle protesi dentali agli ausili sanitari, dai servizi per la territorialità ai macchinari per la medicina estetica. Ma sono dispositivi medici anche i biosensori, la robotica o l'intelligenza artificiale applicata alla sanità digitale.

«Confindustria Dispositivi Medici - ha dichiarato Massimiliano Boggetti, 48 anni, laureato in Biologia molecolare all'Università di Milano, amministratore delegato e direttore generale di Sebia Italia e presidente di Interlab dal 2017 - sarà la casa comune di tutte le imprese che operano nel settore dei dispositivi medici. Essa sarà più rappresentativa del diversificato mondo in cui eticamente operiamo grazie a un mix di competenze che creano contaminazione e valore, sarà motore e attore principale della rivoluzione della salute 4.0 e della medicina del futuro».

L’elezione di Boggetti è stata anche l’occasione per presentare l'indagine “Tech4Life: la salute tra informazione e tecnologia”, condotta da Community media reasearch, per comprendere come gli italiani percepiscono e utilizzano la tecnologia nella medicina delle 4P: predittiva, preventiva, partecipativa e personalizzata.

Prima di tutto va detto che internet spinge quote crescenti di popolazione a rivolgersi alla rete per verificare il significato di sintomi o malattie, prim'ancora che al proprio medico. Così, attraverso blog e siti (più o meno) specializzati le persone trovano (o ritengono di trovare) più agilmente risposte a quesiti o a confrontare terapie, fino ad arrivare all'autocura, oltre che ordinare medicinali. Che si tratti di una prassi diffusa è testimoniato dalle risposte offerte ai quesiti posti alla popolazione intervistata. Mediamente, una quota fra il 15 e il 17% fruisce della rete in modo assiduo per fare un'autodiagnosi, approfondire nozioni su cure e terapie, piuttosto che conoscere le tecnologie e i dispositivi.

Medicina preventiva

Sul fronte della prevenzione, il 91,1% degli intervistati è favorevole agli screening e li valuta in modo positivo siano essi obbligatori o scelti liberamente dal cittadino. In generale, l'attenzione alla cura e alla prevenzione sembra un patrimonio diffuso in gran parte della popolazione (62,6%) alimentando così un gruppo di “attivi” che hanno effettuato, di propria spontanea volontà, almeno due degli accertamenti proposti. In quest'insieme ritroviamo più spesso, come può essere facile intuire visti i diversi controlli obbligatori cui si sottopongono, la componente femminile (65,9%), le fasce di età centrali (66,4%, 35-54 anni), gli abitanti del Centro (67,2%) e quanti accedono a internet per conoscere aspetti legati alla salute (68,6%). Si potrebbe così affermare che una conoscenza maggiormente diffusa e la possibilità di approfondire le informazioni sul web, spingano la popolazione a verificare autonomamente le proprie condizioni di salute, aumentando una domanda di diagnostica.

Medicina predditiva

Vogliamo conoscere il futuro della nostra salute? In generale, circa un decimo degli italiani (fra il 7 e l'11%) si è già sottoposto a una prova per qualche patologia o una malattia grave. Poco più di un terzo (36%) le vorrebbe sostenere, ma ancora non le ha fatte. Per contro, poco meno della metà (fra il 43 e il 46%) si dichiara contrario e un decimo (fra l'8 e il 10%) non sa esprimersi. I “disponibili” (48,5%) verso la medicina predittiva rientrano nelle generazioni più giovani (55,0%, 18-34enni), chi accede a internet per consultare le questioni legate alla salute (55,9%) e quanti si dimostrano attivi nel realizzare autonomamente test ed esami clinici (53,3%).

Medicina partecipativa

Per quanto riguarda la salute digitale, il dispositivo più utilizzato è lo smartphone (14,3%), ma solo il 7,6% della popolazione utilizza un'app per monitorare la salute o curarsi . Ma la vera domanda è in che misura la popolazione è disponibile a condividere i propri dati personali, in particolare con le imprese che progettano e realizzano i device medicali. La maggioranza degli interpellati è indisponibile (59,4%) alla condivisione e il 40,6% che accetta di buon grado di condividere le informazioni lo fa per utilità alla ricerca (31,4%), ma anche per un risparmio sulla spesa (5,7%) o la personalizzazione di un dispositivo (3,5%).

Medicina personalizzata

C'è una solida consapevolezza della capacità dei dispositivi medici di migliorare la qualità della vita quotidiana delle persone, visto che praticamente è il 70% degli intervistati a riconoscerlo. La consapevolezza di poter declinare tailor made i dispositivi medicali è però relativamente diffusa (59,8%), perché da un lato rimane una quota significativa della popolazione che ne ignora l'opportunità (40,2%), dall'altro perché esiste un gap rilevante rispetto alla notorietà media dell'esistenza delle diverse apparecchiature. Soprattutto, c'è uno spazio di informazione da colmare nei confronti delle giovani generazioni e verso chi ha minori possibilità economiche.

© Riproduzione riservata