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D-Heart, l’ECG italiano per smartphone arrivato prima dell’Apple Watch

Giovedì la funzione più pubblicizzata dell’Apple Watch 4, ovvero la possibilità di usare fare l’elettrocardiogramma al polso, è arrivata in Italia e altri Paesi europei, dopo che era stato introdotto lo scorso autunno negli Stati Uniti. Una funzione del genere, anche se più professionale ma non su orologio, era già disponibile grazie a D-Heart, startup fondata tre anni fa da Niccolò Maurizi, medico e ricercatore in cardiologia all'azienda ospedaliera-universitaria Carreggi di Firenze. Ha studiato al Collegio Borromeo di Pavia e lavorato in diversi team internazionali: Baltimora, Londra, Belgio, India. La nostra chiacchierata parte da Apple.

«L'Ecg è l'esame di primo livello in cardiologia, il più semplice, quello che fotografa l'attività elettrica del cuore - spiega Maurizi -. L'indagine che fa l'Apple Watch offre un solo punto di vista. Quello che facciamo in ospedale ne ha 12: per fare una metafora con il cinema, vengono fatti 6 primi piani e 6 grandangoli. L'arrivo di Apple in questo campo ha però il vantaggio di dare maggiore forza comunicativa al nuovo paradigma della medicina personalizzata». Con cui il ricercatore intende «il paziente al centro della propria cura. Questo non significa ovviamente che si fa da solo diagnosi e terapia, ma che diventa maggiormente responsabile e consapevole del proprio stato di salute: con un rapporto costante con il medico».

Il prodotto sviluppato da D-Heart ha l’obiettivo di raggiungere il livello dell'esame ospedaliero. ECG portatile D-Heart (ECG D-Heart) è un elettrocardiografo a 6 elettrodi che consente la registrazione di un ECG ad 8 derivazioni progettato per essere indossato al collo. D-Heart registra l'attività elettrica del cuore e trasferisce i dati raccolti a uno smartphone tramite bluetooth. Un'app dedicata sullo smartphone elabora i dati ricevuti dall'Ecg e traccia un elettrocardiogramma a 8 derivazioni in tempo reale. L'app può connettersi a un'applicazione cloud dedicata per la gestione degli utenti e per la connessione ai servizi di referto medico remoto (tele-cardiologia). Da aprile con l’aggiornamento della app si potrà acquisire un tracciato a 12 derivazioni tale e quale a quello ospedaliero. Previsto anche un servizio di telecardiologia disponibile a pagamento ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette: cardiologi professionisti possono inviare la telerefertazione dell'esame entro 15 minuti con un suggerimento su come gestire la situazione.

Maurizi è cofondatore della startup insieme a Nicolò Briante, laureato in giurisprudenza. Il team è complessivamente composto da 7 persone. La startup ha raccolto 350mila euro in giro per il mondo e il prodotto è in vendita in 7 Paesi da aprile 2018 al costo di 310 euro più Iva. Il mercato cui si rivolge non è soltanto quello dei consumatori comuni, ai quali è comunque rivolto, ma ha delle nicchie dove i fondatori hanno individuato delle necessità e dunque delle opportunità: medici di famiglia, infermieri, guardie mediche. Anche perché Maurizi ha sperimentato sulla sua pelle l'assenza di strumentazioni e competenze sul territorio. Per ragioni congenite a 16 anni ha avuto un infarto. «È stato certamente un momento che mi ha segnato profondamente, e che al tempo stesso mi ha aperto gli occhi sulle diverse lacune nel sistema di assistenza».

Sull'ambulanza che quel giorno lo ha portato all'ospedale non c'era un elettrocardiografo, tanto per incominciare. Nella guardia medica invece c'era un vecchio macchinario, ma in quel caso a essere assente era il personale che fosse capace di leggere l'esame. Fortunatamente tutto è andato per il verso giusto. Maurizi ha fatto un intervento di angioplastica e oggi fa una vita normale – notti in ospedale comprese - anche se deve seguire con regolarità una terapia farmacologica. «Ho sperimentato sulla mia pelle le carenze nell'assistenza - conclude Maurizi - ed è per questo che dopo gli studi in cardiologia ho deciso di fare un'impresa per cercare di dare una risposta».

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