Maastricht

Tefaf apre al pubblico nonostante il Coronavirus

Oggi apre la 33ª edizione, assenti alcune gallerie e musei americani. Tra i corridoi anche le autorità finanziarie per controllare l'applicazione della V Direttiva sull'antiriciclaggio

di Silvia Anna Barrilà

4' di lettura

La più tradizionale delle fiere ha fatto la scelta più azzardata: mentre in tutta Europa e nel mondo il Coronavirus induce gli organizzatori di fiere a posticipare o cancellare i loro prossimi appuntamenti (dalla Biennale Architettura 2020 al Salone del Mobile di Milano e a Mia Photo Fair , da Baselworld ad Art Dubai , dalla fiera del libro di Lispia a quella del turismo di Berlino , da Art Basel Hong Kong a Design Shangai ), a Maastricht apre le porte della 33ª edizione di Tefaf , la prestigiosa fiera dedicata a 7.000 anni di storia dell'arte, dall'antichità al dopoguerra (5-6 marzo vip e 7-15 marzo pubblico generico).

Il clima è, comprensibilmente, teso: se le defezioni tra i galleristi sono state solo tre su 285, e cioè quelle delle americane Wildenstein and Co e Fergus McCaffrey e della parigina Galerie Monbrison , molti temono ripercussioni sul business, tanto che alcuni musei americani tra cui anche il Metropolitan di New York e il Saint Louis Art Museum in Missouri hanno già annunciato la loro assenza (con grande dispiacere dei mercanti di Old Masters, che contano molto su di loro). Gli effetti, sicuramente, si faranno sentire sul numero dei visitatori e sulle vendite. Gli oltre 20 galleristi italiani sono tutti presenti all’appello e, come al solito, sono stati invitati anche i Carabinieri della Tutela del patrimonio culturale .

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Il video Unesco della discordia sul mercato illegale delle antichità che ha visto reagire l'European Federation of Auctioneers

Sul fronte olandese vi sono i responsabili del Ministerie van Onderwijs, Cultuur en Wetenschappen (ministero della Cultura) a visitare gli stand. Il clima di festa che di solito si respira alla preview, forse quest’anno un po’ sottotono, è turbato da un altro timore che preoccupa gli espositori. Ed è la presenza delle autorità fiscali che, secondo indiscrezioni, si aggireranno tra gli stand e controlleranno l'applicazione della V Direttiva sul riciclaggio, secondo cui i galleristi sono tenuti all'adeguata verifica sul cliente, vale a dire a chiedere l’identità di chi compra e vende e la provenienza del denaro.

Addirittura, pare che le autorità avrebbero richiesto uno stand in fiera, ma vi abbiano rinunciato di fronte al costo di 75.000 euro. Sul portale di Tefaf del resto vengono dati gli aggiornamenti di legge e si spiegano gli obblighi della normativa olandese e Ue sulla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo e vi sono spiegati gli obblighi cui sono soggetti gli acquirenti e gli intermediari nelle transazioni di oggetti d'arte e d'antiquariato. La legge olandese sul riciclaggio di denaro e sul finanziamento del terrorismo (WWFT) è entrata in vigore già diversi anni fa. La V direttiva antiriciclaggio dell'Ue (AMLD5) ha richiesto la modifica del WWFT entro il 10 gennaio 2020 poiché apporta un importante cambiamento a coloro che acquistano o vendono opere d'arte: l’applicazione comprende transazioni senza contanti (bonifici bancari ecc.) da 10.000 € in su, oltre ai pagamenti in contanti. Così la fiera ha preparato un riassunto in inglese delle regole per tutti coloro che intermedieranno nei giorni di apertura, e aveva anche previsto per ieri una conversazione tra gli espositori e gli esperti, tra cui anche Peter Speekenbrink, Senior Policy Advisor Financial Intelligence Unit (FIU) olandese su «5th Anti-Money Laundering (AML) Directive».

Henrik Hanstein

La querelle del mercato illegale
A monte dell’evento vi è forse una querelle che ha contrapposto nei mesi scorsi l’ Unesco all’European Federation of Auctioneers. “L’Unesco afferma che il mercato illegale dei beni culturali sia di dimensioni molto superiori a quello che effettivamente risulta” lamenta Henrik Hanstein, presidente della European Federation of Auctioneers (E.F.A.) e proprietario della casa d'aste di Colonia Lempertz . “Parlano di 6,5 miliardi di euro annui, ma abbiamo chiesto di dimostrarlo senza aver ricevuto risposta. Al contrario, l'Unesco ha pubblicato un video diffamatorio, in cui criminalizzano il mercato delle antichità” prosegue.

“Ho scritto una lettera a nome delle case d’asta europee indirizzata alla direttrice dell'Unesco Audrey Azoulay, in cui ho chiesto di differenziare tra criminali e mercato dell'arte” spiega Hanstein al Sole 24 Ore.

In risposta l'Unesco ha aggiunto un disclaimer al video dichiarando che non si fa riferimento al mercato dell'arte. “Adesso l'Unesco intende fare una conferenza sul tema, ma la loro visione del mercato delle antichità è distorta - incalza il presidente delle case d’aste europee - : in realtà si tratta dello 0,08% del traffico illecito mondiale nel 2018 registrato dalle dogane nel « The World Customs Organisation Illicit Trade Report - dicembre 2019 », una quantità ridotta rispetto allo 0,2% del 2017. La conseguenza di questa visione è che a livello europeo è passata una direttiva severissima (la V Direttiva, ndr) che costituisce un impedimento al mercato. Il mercante è tenuto a controllare severamente gli acquirenti per ogni transazione superiore a 10.000 euro e a registrare una grande quantità di informazioni. Come è possibile controllare una tale quantità di informazioni prima di ogni asta, in fiera, oppure in occasione di una vendita online?» si domanda Hanstein. «Una misura che richiede tempo ed energie. Nel nostro settore si parla di aziende piccole, di due o tre persone. Ci vuole una persona che si occupi solo di questo. Questa regolamentazione esasperata è una delle ragioni per cui gli inglesi hanno voluto la Brexit” conclude Hanstein.

In attesa della conferenza Unesco sul tema, la domanda, adesso, è se veramente queste nuove regole porteranno ad uno spostamento del mercato dell'arte e delle antichità dall'Europa verso altre piazze meno monitorate e se sarà proprio il Regno Unito, insieme agli Stati Uniti, beneficiarne.

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