Il riassetto delle telco

«Telco in fermento, preservare unitarietà di Tim, a rischio migliaia di posti di lavoro»

I sindacati del settore (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil) fanno il punto tra nuovi progetti per Tim, proposta per Vodafone Italia e nuovi vertici per WindTre

di Simona Rossitto

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Problemi di tenuta occupazionale del settore telco chiamato a ingenti investimenti con prezzi calanti; ipotesi di spezzatini e concentrazioni; cambi al vertice, aziende di rete, che devono realizzare le infrastrutture in difficoltà. Un combinato disposto che, secondo i sindacati delle tlc, potrebbero portare a migliaia di esuberi diretti e indiretti. In vista dei bandi del Pnrr che entrano nel vivo a breve, e del riassetto in corso nel comparto, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil fanno il punto della situazione con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School).

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Solari (Slc Cgil): «Problemi del comparto da rinvenire nell'eccesso di competizione»

Per Fabrizio Solari, segretario generale della Slc Cgil, il settore delle tlc «non è per niente decotto né ha una domanda calante, è invece in forte evoluzione. Ma, nonostante questo, ci sono tensioni a livello occupazionale in Italia. Occorre chiedersi perché. In Paesi europei comparabili con il nostro, questo non avviene. Il problema è allora da rinvenire nell'eccesso di competizione che ha prodotto una situazione di inefficienza, si continuano a perdere risorse, inducendo le aziende a tagliare l'occupazione e lesinare gli investimenti». Solari chiarisce che, per i consumatori, «è un bene che i prezzi scendano, ma se scendono troppo è un male per tutto il sistema; oltre una certa soglia non si remunera l'investimento e si rallenta l'innovazione».

Vitale (Fistel Cisl): «occorre valorizzare italianità di Tim e tutelare l'occupazione»

Tra le preoccupazioni dei sindacati c'è il futuro di Tim, che dovrebbe essere divisa, secondo le linee del piano industriale conosciute finora, nella Netco, la società della rete, e la ServiceCo, la società dei servizi. Per la Cgil «è inaccettabile che si pensi a realizzare la rete unica, per evitare duplicazioni, collocando nella parte del network di Tim esuberi e debito». La tempistica dello scorporo della rete, prevista dal piano di Labriola, spiega Vito Vitale, segretario generale della Fistel Cisl, «appare, per quello che abbiamo saputo finora, troppo affrettata. Inoltre, il progetto sulla società dei servizi sta diventando sempre più ricco a discapito della rete; in questa maniera non ci sono certezze in termini occupazionali». Il sindacato sarebbe, invece, favorevole, aggiunge, «con l'accordo della politica a realizzare un'operazione che preservi l'unitarietà di un'azienda strategica per il Paese. Anche leggendo recenti articoli di stampa, si rafforza l'idea che si possa trovare una soluzione per valorizzare l'italianità dell'azienda, preservandone al contempo l'occupazione'". In ambito generale, aggiunge il Vitale, «c'è una tale evoluzione degli assetti del settore delle tlc, che a prescindere da Tim, ci aspettano grandi cambiamenti, da un lato l'offerta di Iliad per Vodafone Italia, dall'altro i cambiamenti al vertice di WindTre (l'attuale ad Jeffrey Hedberg è in uscita ad aprile e sarà sostituito da Gianluca Corti e Benoit Hanssen, ndr). Sono tutti riassetti per iniziativa di gruppi imprenditoriali stranieri; in questa situazione, diventa ancora più importante preservare il valore e l'unitarietà di Tim».

Per Savant Levra (Uilcom) rete unica percorso difficile che porterebbe altro scompiglio

. Preoccupazione anche da parte della Uilcom Uil. «Oggi aleggia lo scorporo della rete - sottolinea Luciano Savant Levra, segretario nazionale della Uilcom Uil - per realizzare un unico network a seguito della fusione con Open Fiber: un percorso difficile con tempi lunghi che porterebbe a un ulteriore scompiglio del settore delle tlc». Per la Uilcom, «smembrare Tim, privandola della rete, causerebbe una reazione a catena perché resterebbe una società di servizi (ServiceCo) che dovrebbe competere da subito, rispetto agli altri concorrenti, con un numero di addetti praticamente doppio e iniziare la sua attività con un importante debito». La situazione «spingerebbe le altre telco alla realizzazione di accorpamenti o addirittura scomposizioni, si veda il possibile matrimonio tra Vodafone ed Iliad oppure la vendita di infrastrutture di rete, da parte di altre telco, non più necessarie avendo una unica rete a cui approvvigionarsi all'ingrosso. Si rischierebbero inoltre importanti e negative ricadute sul grande indotto di Tim perché le molteplici aziende che lavorano per l'ex incumbent non potrebbero più vendere gran parte dei loro servizi fino ad oggi effettuati». Il risultato, rimarca la Uilcom, «potrebbe portare ad avere migliaia di potenziali esuberi».

I sindacati, infine, mettono l'accento anche sulla situazione delle aziende di rete, chiamate a breve a uno sforzo ingente, visto che dovranno realizzare, oltre alle infrastrutture già previste nei piani degli operatori, anche le reti descritte nei bandi del Pnrr. Un effetto dei bandi, notano i sindacalisti, è quello di far rimettere in discussione anche alcune commesse che gli operatori avevano già assegnato, visto che alle telco conviene procedere nell'infrastrutturazione attraverso le gare finanziate dalle risorse europee piuttosto che andando avanti con i propri piani di investimento. «In un mercato iper competitivo –concluide Solari – occorre tagliare, e quando si taglia si rimettono in discussione anche le commesse». In questa situazione, «la partita di Tim è la parte più evidente della malattia del settore».


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