iNTERVISTA AL CEO

Telecom, chi vincerà fra Vivendi ed Elliott? Genish risponde alle domande del Sole

di Antonella Olivieri

Il ceo di Telecom Italia, Amos Genish (al centro) - Imagoeconomica

2' di lettura

Amos Genish, ceo di Telecom Italia, è in mezzo alla battaglia del suo azionariato, da una parte Vivendi dall’altra Elliott. Chi ha torto e chi ha ragione? E chi vincerà: Singer o Bolloré?
Anzitutto vorrei chiarire che esiste una significativa differenza tra la strategia supportata dal consiglio Tim e il libro bianco di Elliott. Per garantire una sostenibile creazione di valore occorre focalizzarsi sul miglioramento della metrica finanziaria e operativa della società. Che vuole dire trasformazione digitale, migrazione alla fibra, cloud, digitalizzazione end to end, allocazione efficiente degli investimenti. Il piano Tim ha l’obiettivo di aumentare il free cash-flow prima della distribuzione dei dividendi a 4,5 miliardi (cumulati) in tre anni, quasi il triplo rispetto agli 1,6 miliardi generati nei tre anni precedenti. Questo ci aiuterà a ridurre l’indebitamento: a fine esercizio raggiungeremo un rapporto net debt/Ebitda di 2,7 volte, che calerà ulteriormente negli anni successivi. Quando recupereremo l’investment grade - e penso potrà succedere già nel 2018 - si potrà cominciare a ragionare sul ritorno al dividendo per le azioni ordinarie. Quanto al perimetro del gruppo, l’unico asset che potremmo cedere è Sparkle, poi bisogna vedere perchè ci sono i vincoli del golden power. Tutto il resto per il nostro business è strategico.

Anche Inwit? Le voci di mercato parlavano di disimpegno.
Certamente Inwit e il Brasile sono asset strategici. Elliott ha un approccio più finanziario. L’impressione è che questo porti a cambiamenti drastici: la cessione della maggioranza della società della rete, la perdita del controllo su Inwit, M&A in Brasile (non voglio dire il nome, ma è chiaro che si parla di Oi). Tim resterebbe una società di servizi, concentrata sull’Italia, fragile e indebitata perchè dovrà distribuire dividendi a pioggia. Elliott punta alla creazione di valore per gli azionisti con la monetizzazione della Netco, di Inwit e del Brasile. Noi riteniamo

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centrale per il nostro business la rete e importante l’integrazione verticale. La separazione non ha funzionato bene nei pochi casi in cui è stata realizzata. Altrettano riteniamo che, soprattutto con l’avvento del 5G, abbia un significativo valore per Telecom controllare Inwit. Quanto a operazioni di M&A in Brasile questo potrebbe cambiare il profilo di rischio e compromettere l’afflusso di dividendi da Tim Brasil. La società superstite sarebbe vulnerabile, non in grado di competere con i concorrenti internazionali. La politica dei dividendi si potrà ridiscutere solo quando le basi saranno più salde: bisogna fare attenzione ai passi prematuri. In conclusione: noi abbiamo il focus sull’operatività e una visione di lungo termine, Elliott sugli aspetti finanziari e un’ottica di più breve periodo.

Vuol dire che non si cambierà nulla nei piani di Tim?
C’è sempre spazio di discussione. Elliott è un azionista importante, ma non dispone di informazioni dall’interno dell’azienda. Spero che comprendano che ci sono delle limitazioni in quello che si può fare e che si avvicinino alla visione del management.

(continua...)

L’intervista integrale è sul Sole 24 Ore in edicola oggi

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