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Telecom ci riprova sulla rete unica: avanti con Open Fiber e con Kkr

Il gruppo Usa, disponibile a rimodulare l'offerta , arruola l'ex cfo Peluso. L'ad informerà le istituzioni in conformità con la normativa golden power

di Antonella Olivieri

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(REUTERS)

Il gruppo Usa, disponibile a rimodulare l'offerta , arruola l'ex cfo Peluso. L'ad informerà le istituzioni in conformità con la normativa golden power


3' di lettura

L’uscita del ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, che ha sollecitato le parti a trovare una soluzione per costruire la rete unica, unendo gli sforzi di Telecom e Open Fiber, un risultato l’ha prodotto e non di poco conto. Cioè quello di sbloccare l’impasse, visto che da tempo i contatti tra le parti si erano arenati al punto che sembrava quasi che ognuno stesse andando per la sua strada.

Infatti il consiglio Telecom, che si è riunito ieri pomeriggio sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha sostanzialmente dato il benestare alla ripresa dei negoziati con Open Fiber, portando al tavolo anche il fondo americano Kkr, allo scopo di arrivare finalmente alla rete unica. Il consiglio, si legge in una nota, «è stato aggiornato sul progetto finalizzato a valutare possibili forme di integrazione delle reti in fibra ottica di Tim e Open Fiber, un progetto apprezzato e sostenuto dalle istituzioni nazionali come testimoniato dall’importante affermazione resa dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, dal momento che consentirebbe di accelerare lo sviluppo della rete in fibra e chiudere di conseguenza il digital divide che ancora si registra in numerose aree del Paese, evitando duplicazioni di investimenti già di per sé molto onerosi».

«A tale riguardo - prosegue la nota - il consiglio ha apprezzato il lavoro svolto in questi mesi e ha anche preso atto positivamente dell’offerta non vincolante presentata da Kkr per affiancare in esclusiva Tim nello sviluppo della rete in fibra». Allo stesso tempo il consiglio «ha preso atto che l’amministratore delegato «provvederà a informare, in coerenza con la normativa sul golden power, gli organi istituzionali sullo sviluppo delle interlocuzioni con i diversi attori coinvolti e a proseguire nel contempo i contatti necessari a tal fine». Una risposta al richiamo di Gualtieri che, alla vigilia, aveva ricordato come, su un asset strategico quale è la rete di tlc, il Governo disponga dei poteri del golden power.

Ad ogni modo, l’offerta non vincolante presentata dal fondo di private equity Usa Kkr era per la rete secondaria Telecom, la metà dell’intera infrastruttura che è ancora prevalentemente in rame. In sostanza, con l’intervento della divisione Credit del gruppo Kkr, l’operazione - soggetta a due diligence e da definire comunque ancora tutta nei dettagli - prevedeva di prenotare il 42%-43% della futura società della rete secondaria dell’ex monopolista valorizzando 7,5 miliardi il 100%. Con l’utilizzo dei proventi di questa porzione di rete si sarebbero finanziati gli investimenti per sostituire il rame con la fibra e grazie ai multipli più elevati di cui godono le reti di nuova generazione, Kkr avrebbe potuto contare su un rendimento medio annuo del 9% per l’intera durata del contratto che era prevista in 15 anni (eventualmente estendibile).

Ma ora se il tavolo riprende seriamente con Open Fiber per trovare una soluzione sulla rete unica, come auspica il ministro, Kkr è disponibile, come ha specificato nella sua offerta, a riconsiderare le modalità del suo intervento, purché i ritorni dell’operazione siano in linea con le sue aspettative di investitore. D’altra parte la rete unica sgombrerebbe il campo dalle incognite sul piano industriale e sarebbe un’evoluzione positiva per entrambe le compagnie perchè forzare la concorrenza in un ambito di sostanziale monopolio naturale non fa bene a nessuno, come si è visto negli ultimi anni.

Kkr, comunque, resterà al tavolo. L’interesse per l’operazione è dimostrata dal fatto che, a quanto risulta, il fondo Usa si era preoccupato di tenere contatti informali con le istituzioni italiane per illustrare le sue intenzioni e che, per portare avanti il dossier, ha “ingaggiato” l’ex direttore finanziario di Telecom, Piergiorgio Peluso, che ha lasciato il gruppo a novembre, mantenendo solo la carica di presidnete Inwit, fino all’insediamento del nuovo cda. Peluso peraltro non aveva partecipato al confezionamento del progetto di scorporo della rete con il precedente ad di Tim Amos Genish.

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