il rinnovo della governance

Telecom, Vivendi riporta Bernabè in cda, ma non scopre le carte sui vertici

di Antonella Olivieri

Franco Bernabè (Imagoeconomica)

2' di lettura

La lista di Vivendi per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Telecom Italia è stata depositata. La sorpresa è la presenza tra gli indipendenti dell'ex presidente Telecom Franco Bernabè, ma i francesi non scoprono ancora le carte sul vertice. Infatti il primo nome della lista è quello del ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, che è tra i candidati ad assumere la carica di presidente. Ma il secondo, che di solito è quello dell'amministratore delegato, è invece quello del cfo della media company transalpina Hervè Philippe. Terzo, un altro francese, il capo dell'ufficio legale Frédéric Crepin. A seguire, tra i cinque candidati non indipendenti, il presidente uscente Giuseppe Recchi e l'amministratore delegato Flavio Cattaneo. Nella parte degli indipendenti, capofila Felicité Herzog, segue Bernabè e tre esponenti del genere meno rappresentato: Marella Moretti, Camilla Antonini, Anna Jones.

I fondi avevano già depositato la loro lista in settimana con i cinque nomi necessari a coprire i posti riservati alla minoranza nella previsione che il numero dei componenti sia fissato a 15. Per Assogestioni si tratta di due conferme – Lucia Calvosa (ordinario di diritto commerciale nella Facoltà di economia dell'Università di Pisa) e Francesca Cornelli (ordinario di finanza alla London business school) – e di tre candidati esordienti: Dario Frigerio (ex ad di Pioneer), Danilo Vivarelli (ex Fastweb e attuale direttore generale di Call&call) e Ferruccio Borsani (presidente di Solutions 30 e ceo di Domus Aurea, con una precedente esperienza in Vodafone). I candidati dei fondi non possono assumere cariche sociali.

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Anche se all'assemblea del 4 maggio la lista di Assogestioni dovesse risultare la più votata, come è successo all'ultimo rinnovo del board, Vivendi piazzerebbe in consiglio i primi cinque nomi dell'elenco con il voto di lista, mentre gli altri cinque amministratori verrebbero nominati con il voto diretto, ma necessariamente sarebbero quelli proposti dall'azionista di riferimento, dal momento che i fondi non avrebbero altri candidati su cui convergere e uscirebbero dall'adunanza, come appunto hanno fatto tre anni fa.
La scelta definitiva sul vertice è dunque rinviata a dopo l'assemblea del 4 maggio, quando si riunirà il nuovo consiglio.

Vivendi ha già segnalato a Bruxelles che con l'assemblea potrebbe avere la maggioranza del board, chiedendo un parere alla Ue sull'ipotesi di “controllo di fatto” ai fini Antitrust, parere che dovrebbe arrivare entro il 12 maggio. Prima ancora dovrebbe arrivare a conclusione l'istruttoria aperta dall'Agcom sulla compatibilità con la regolamentazione vigente della contemporanea presenza dei francesi nel capitale di Telecom (col 23,9%) e di Mediaset (28,8% del capitale e 29,9% dei diritti di voto): il termine ordinario scade il 21 aprile, ma il consiglio potrebbe decidere per una proroga fino a ulteriori 60 giorni, se giudicasse che ci sono fatti nuovi meritevoli di approfondimento.

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