AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùLa telefonata Draghi-Putin

La strategia italiana per una «peace perspective», passando dallo sblocco del grano

La difficile partita tra le pressioni americane, il pressing ucraino, e le necessità della nostra economia

di Carlo Marroni

(ANSA)

2' di lettura

Mario Draghi prende l'iniziativa, telefona a Vladimir Putin. L’obiettivo dichiarato è lo blocco della navi ferme nei porti ucraini cariche di grano, causa della crisi alimentare soprattutto in Africa. «Non vedo spiragli per la pace» afferma il premier, che tuttavia tra le righe dice come il colloquio abbia contenuti tutt’altro che scontati. A partire dalla premesse. Infatti siamo alla vigilia del consiglio europeo straordinario, che avrà come oggetto la guerra, le sanzioni, l'energia, la difesa. Un vertice che in effetti presenta uno scenario non troppo diverso da quello di marzo – Russia che conquista terreno ma non sfonda, armi occidentali in transito verso l’Ucraina, gas che continua a fluire nelle pipe-line – e senza un negoziato, anche solo di facciata come accaduto in aprile.

L’iniziativa italiana a favore della pace

La telefonata di Draghi quindi è davvero un tassello nuovo, anche rispetto alle iniziative del presidente francese Macron. Cosa ha detto Putin? Che sull'ipotesi di aprire un varco per le navi ci potrebbero essere spiragli: una vaga (e poco credibile, anche per Draghi) apertura, che arriva alla vigilia della decisione di nuove sanzioni Ue, che pure faticano a trovare consenso unanime per l'opposizione dell'Ungheria filorussa. Ma il messaggio filtra attraverso l’Italia che alla vigilia del vertice vuole inserire nelle bozze del documento finale del summit un chiaro impegno di “peace perspective” verso la Russia. Un'iniziativa che a questo punto non è difficile collegare con il viaggio di Draghi in Usa e i colloqui alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden, cui seguì a distanza di soli due giorni il colloquio telefonico del 13 maggio tra il segretario Usa alla Difesa, Lloyd Austin, e il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, il primo fra i due dal 18 febbraio.

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Tra le esigenze dell’economia e le richieste di Kiev

Nella telefonata Draghi ha riferito di un Putin che continuerà le forniture, situazione comune a tutti i Paesi tranne quelli attaccati direttamente dalla Russia. Cosa che continuerà quindi, visto che la diversificazione è iniziata (vedi contratto con Algeria, consolidato con la visita del presidente a Roma) ma è ben lontana da poter sostituire il gas russo, necessario per mandare avanti l’economia, pena ripiombare rapidamente in recessione. Dall'Ucraina arrivano messaggi naturalmente molto diversi: il ministro degli esteri di Kiev da Davos ha tuonato contro l'Occidente, che continua a comprare gas da Mosca e dovrebbe smettere, e che dovrebbe al contrario mandare più armi. Insomma una situazione politico-diplomatica molto complessa e in evoluzione, e nella quale Draghi cerca di giocare una partita dentro l'Europa (quindi la prossima settimana) verso la pacificazione forte della considerazione in Usa.


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