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Telefonia, i nuovi contratti liberano il cambio utenze: durata massima due anni

Il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche riscrive il rapporto tra utenti e fornitori di servizi di telecomunicazioni

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

Dossier telecomunicazioni in Italia all'ombra del Pnrr

3' di lettura

Il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche riscrive il rapporto tra utenti e fornitori di servizi di telecomunicazioni. Il decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2018/1972, approvato in via definitiva dal consiglio dei ministri il 4 novembre, ma ancora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ridefinisce la materia con l’articolo 98-septies decies.

Almeno un offerta con durata 12 mesi

Alcuni operatori telefonici avevano contestato la prima stesura del Dlgs che fissava in 12 mesi il periodo massimo di impegno contrattuale tra consumatore e fornitore. Poi le commissioni parlamentari competenti hanno spinto per una modifica e la versione finale del Governo appare un compromesso frutto di istanze contrastanti.

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Si stabilisce che, sotto vigilanza dell’Authority per le comunicazioni, i contratti non impongano un periodo di impegno superiore a 24 mesi con l’obbligo di prevedere, però, che tra le offerte commerciali almeno una abbia una durata massima iniziale di 12 mesi.

Le novità valgono anche per micro e piccole imprese

Una norma, questa, che si applicherà anche a microimprese, piccole imprese o organizzazioni senza scopo di lucro. Ma che non vale nel caso di un contratto a rate se il consumatore ha pattuito in un contratto separato di rateizzare i pagamenti esclusivamente per l’installazione di una connessione, in particolare per la banda ultralarga. Il contratto a rate in questo caso, si precisa, non include l’apparecchiatura, cioè router o modem.

Diritto di decedere senza penale

Se il contratto prevede il rinnovo automatico, dopo la proroga l’utente ha il diritto di recedere in qualsiasi momento con un preavviso di massimo un mese e senza penale né costi di disattivazione.

Per quanto riguarda le modifiche unilaterali degli operatori, il diritto di recesso potrà essere esercitato, sempre senza penali o costi di disattivazione, entro 60 giorni dalla comunicazione di variazione delle condizioni, ma non nel caso in cui sia «esclusivamente a vantaggio dell’utente finale, di carattere puramente amministrativo» o derivante dal diritto Ue.

Diritto di risoluzione «rafforzato»

Rilevante il comma 6, in base al quale, in caso di discrepanza significativa e ricorrente tra la prestazione effettiva di un servizio e quella indicata nel contratto il consumatore ha il diritto di risoluzione senza incorrere in alcun costo e conserva il diritto agli indennizzi previsti. Addio dunque alle rate di 48 mesi per gli smartphone con il contratto.

Va detto che in realtà le penali per il recesso anticipato da un contratto di fornitura di servizi telefonici sono state mandate in soffitto già dalla legge Bersani (legge 40/2007). Uscite dalla porta sono però rientrate in qualche modo dalla finestra, con valutazioni avallate anche dal Consiglio di Stato con la sentenza 1442/2010. Il vincolo è infatti stato considerato alla stregua di un vantaggio per i consumatori, da scegliere o meno.

La corsa delle sim in Italia

Il nuovo codice è ora intervenuto in un quadro di mercato in cui gli operatori chiedono comunque attenzione a Governo e istituzioni. Stando solo al comparto mobile, le sim hanno superato a giugno quota 105 milioni, ma comprensive di “machine-to-machine”: quelle utilizzate per far funzionare impianti e domotica.

Le sole sim “human” a giugno, sempre secondo i dati dell’Osservatorio Agcom, si sono attestate a 77,7 milioni: -0,5% rispetto a un anno prima, ma sostanzialmente stabili (+0,1%) rispetto a marzo. Le sim in abbonamento sono 11,5 milioni: addirittura -27% rispetto a 4 anni prima. Insomma, mercato più volatile e con consumo di dati in grande aumento.

Le sim che fanno traffico dati sono salite a 56,6 milioni: +8,6% rispetto a 4 anni prima come numero, ma con traffico dati quintuplicato. Un aumento dell’offerta che sa tanto di quella guerra dei prezzi che è il peccato originale delle tlc italiane.

Europa paralizzata dal rapporto operatori-utenti

«Negli Usa ci sono 330 milioni di cittadini, con 3 società di Tlc: quindi circa 110 milioni per ogni società. In Europa ci sono 440milioni di cittadini e circa 70 aziende di Tlc, quindi diciamo 6 milioni a testa. Ora è chiaro che con un rapporto 110 a 6, che è circa 20 volte, l’Europa è completamente penalizzata», ha spiegato il ceo di Vodafone Italia, Aldo Bisio, intervenendo ieri a 5G Italy 2021, promosso dal Cnit.

Roberto Basso, Direttore external affairs and sustainability di Wind Tre, ha dal canto suo parlato di «contesto di mercato molto frammentato e iper-competitivo, in cui lo sguardo del regolatore è spesso orientato al beneficio dì breve termine per il consumatore, a scapito della qualità dei servizi e dell’innovazione nel medio termine». Un punto fondamentale «è rappresentato dai regolamenti sui limiti elettromagnetici, molto più stringenti che negli altri Paesi».

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