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Telegram introduce la pubblicità. L’annuncio del ceo: «Non venderemo l’app»

Il creatore della app Pavel Durov spiega il nuovo modello di business: porte aperte agli annunci «one-to-many»

di Biagio Simonetta

Telegram down, dopo Google si blocca anche l'app di messaggistica

3' di lettura

Non si ferma la corsa di Telegram. L’app di messaggistica istantanea, individuata spesso come alternativa a WhatsApp, è ormai alle soglie dei 500 milioni di utenti. E per il 2021, il suo fondatore, il russo Pavel Durov, ha in mente cambiamenti interessanti. Li ha comunicati lui stesso, con un post sui social. Durov ha raccontato di aver finanziato personalmente l’attività negli ultimi sette anni. Ma ora, con la crescita enorme dell’ormai ex startup, servono nuovi modi per monetizzare il servizio.
«Quando un progetto tecnologico raggiunge questa scala – ha scritto il Ceo sul suo canale Telegram - di solito ci sono due opzioni: iniziare a guadagnare per coprire i costi o vendere l’azienda. Da qui la domanda: quale strada prenderà Telegram? Vorrei fare alcune considerazioni per chiarire il nostro piano. Punto uno: non venderemo l’azienda come i fondatori di Whatsapp. Il mondo ha bisogno di Telegram per rimanere indipendente come luogo in cui gli utenti siano rispettati e sia garantito un servizio di alta qualità. Telegram deve continuare a servire il mondo come esempio di un’azienda tecnologica che cerca la perfezione e l’integrità». E poi ancora: «Punto 2: Telegram è qui per rimanere a lungo. Abbiamo iniziato a sviluppare le nostre applicazioni per uso personale più di otto anni fa e da allora abbiamo fatto molta strada. Nel corso del tempo, Telegram ha cambiato il modo in cui le persone comunicano sotto diversi aspetti: crittografia, funzionalità, semplicità, design, velocità. Questo viaggio è appena iniziato. C’è molto di più che possiamo - e vogliamo – fare».

Arriva la pubblicità

E allora ecco che arriva la pubblicità. Come sostiene lo stesso Durov, «per rendere possibili i punti 1 e 2, Telegram inizierà a generare ricavi a partire dal prossimo anno. Lo faremo in conformità con i nostri valori e con gli impegni che abbiamo preso negli ultimi sette anni. Grazie alla nostra scala attuale, saremo in grado di farlo in modo non invasivo. La maggior parte degli utenti non noterà quasi nessun cambiamento. Tutte le funzioni attualmente gratuite rimarranno gratuite. Aggiungeremo alcune nuove funzionalità per gli account aziendali. Alcune di queste funzioni richiederanno più risorse e saranno pagate da questi utenti premium. Gli utenti abituali potranno continuare a usufruire di Telegram gratuitamente, per sempre». Secondo il piano annunciato da Durov, tutte le parti di Telegram dedicate alla messaggistica rimarranno libere da pubblicità. «Pensiamo che la visualizzazione degli annunci nelle chat private 1to1 o nelle chat di gruppo sia una cattiva idea. La comunicazione tra le persone dovrebbe essere libera da qualsiasi tipo di pubblicità», ha detto il fondatore.

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Il modello «one-to-many»

Da qui l’introduzione di una propria piattaforma pubblicitaria per i canali pubblici «one-to-many, una piattaforma intuitiva, che rispetta la privacy e ci consente di coprire i costi del server e del traffico», ha scritto ancora Durov, spiegando che riguaderà i canali pubblici (con modalità «one-to-many»), coi proprietari di questi canali che riceveranno compensi essi stessi in base al traffico generato. E poi con l’introduzione di particolari adesivi, che si tradurranno in monetizzazione per l’artista che li ha disegnati. Fino a qualche tempo fa, alcuni analisti scommettevano sul fatto che Telegram sarebbe stato in grado di monetizzare il suo servizio attraverso il suo progetto di token blockchain. Ma dopo diversi ritardi e problemi normativi, l’azienda ha dichiarato a maggio di aver deciso di abbandonare il progetto. Per questo progetto, Telegram aveva raccolto 1,7 miliardi di dollari dagli investitori nel 2018. Aveva pianificato di distribuire il suo token, chiamato Gaam, dopo aver sviluppato il software blockchain. Qualcosa è andato storto.


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