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Telemarketing selvaggio, arriva il Codice di condotta per call center

Si è chiusa la fase di consultazione avviata dall’intera filiera del telemarketing sul Codice di condotta in materia di protezione dei dati personali, che dovrà essere approvato dal Garante per la protezione dei dati personali

di Andrea Carli

Stop a "telefonata selvaggia", freno al telemarketing

3' di lettura

Si è chiusa il 9 settembre la fase di consultazione avviata dall’intera filiera del telemarketing sul Codice di condotta in materia di protezione dei dati personali, che dovrà essere approvato dal Garante per la protezione dei dati personali. È l’ennesima tappa verso una stretta parallela a quella già messa in atto con il nuovo Registro pubblico delle opposizioni (Rpo), aperto anche ai cellulari, attivo dal 27 luglio. Il tutto nella considerazione che il nuovo Rpo possa non bastare a vincere la partita contro il “telemarketing selvaggio”, ovvero quelle fastidiose chiamate telefoniche che ci raggiungono in qualsiasi ora del giorno proponendoci offerte “imperdibili” ad ampio raggio, dalla telefonia ai consumi di luce e gas. Il tutto spesso in violazione delle regole sulla privacy.

Il codice di condotta

Il codice è una forma di autoregolamentazione. La soluzione è stata promossa già prima dell’attivazione del Registro da parte delle associazioni rappresentative di committenti, call center, teleseller, list provider (Asseprim, AssoCall - Associazione Nazionale dei Contact Center Outsourcing, Assocontact – Associazione nazionale dei business process outsourcer, Assotelecomunicazioni, Confcommercio, Confindustria, DMA Italia e OIC - Osservatorio imprese e consumatori) e da parte di quelle dei consumatori. Insieme hanno definito uno schema di codice di condotta per le attività di telemarketing e teleselling.

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Serve il via libera del Garante

L’adesione al Codice è volontaria ed è aperta a tutti i soggetti che effettuano attività di trattamento dei dati personali per promuovere e/o offrire beni o servizi, tramite il canale telefonico, a soggetti nel territorio dello Stato italiano. Le associazioni promotrici hanno posto il documento in consultazione; l’operazione si è chiusa il 9 settembre. I contributi di ciascuna organizzazione sono in fase di studio. Saranno oggetto di confronto e dovrebbero determinare una nuova bozza di codice di condotta che, come stabilito dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), va sottoposta al Garante per l’approvazione. I tempi per l’invio del documento al Garante dipendono dalla quantità e dalla qualità dei contributi ricevuti e dai tempi necessari al confronto. Se il garante, una volta ricevuto il nuovo testo, avrà delle osservazioni, il documento dovrà subire ulteriori processi di lavorazione. In caso contrario si avrebbe l’approvazione.

Le principali novità

Tra i vantaggi del Codice, stando alla versione attuale, quello che si tratta di un atto proposto dall’intera filiera del telemarketing: dalla committenza (ossia chi decide le campagne informative o di vendita: operatori telefonici; energetici, ecc.), a chi produce le liste dei contatti, ai call center e fino ai consumatori. Inoltre con il codice si “blinda” la filiera e il committente si impegna a non accettare contratti che non provengano da contatti corretti. Il fulcro del funzionamento sarà nell’organismo di sorveglianza chiamato in prima battuta a valutare eventuali inadempimenti degli aderenti al codice di condotta.

Nel mirino il telemarketing selvaggio

Nel mirino le pratiche illecite che hanno contraddistinto anche gli anni più recenti, e che sono finite in più di un’occasione sotto la lente del dal Garante per la protezione dei dati personali, impegnato in un’attività di vigilanza. Sono emersi, in particolare, fenomeni di diffusa illegalità, con soggetti privi di ogni qualificazione, dedicati al contatto telefonico con il cliente, senza alcuna garanzia giuslavoristica e con compensi infimi, versati integralmente “al nero”. Sono venuti fuori casi di liste di contatti acquisite in spregio alle più basilari norme in materia di protezione dei dati personali e, talvolta, anche attraverso il ricorso a soggetti esteri privi di qualificazione e al mercato illecito online. Sono stati individuati anche casi di call-center operanti, senza rispetto delle regole, al di fuori dei confini nazionali ed europei, benché negli ultimi anni, una collaborazione tra il Garante italiano e l’autorità albanese abbia contribuito a ridurre il fenomeno.

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