new space economy

Telespazio studia il satellite intelligente: riporta a terra le parti preziose

Mistral ha anche il vantaggio di essere aviolanciabile: non ha bisogno di una base di lancio fissa

di Leopoldo Benacchio

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Mistral ha anche il vantaggio di essere aviolanciabile: non ha bisogno di una base di lancio fissa


4' di lettura

Il settore spazio sta cambiando da mesi in modo sempre più veloce e la recente impresa di SpaceX, impresa privata che ha portato alla Stazione spaziale internazionale il primo equipaggio con i suoi mezzi, è solo la punta dell'iceberg. Come sempre un salto in avanti nelle tecnologie e nei costi ha portato alla nascita di tante piccole e medie aziende molto innovative e ha spinto le grandi imprese a confrontarsi con questa nuova realtà fatta di piccoli satelliti, lanciati anche a decine, e costi sempre minori.

Anche Telespazio, l'azienda italiana del settore che opera dal 1961, oggi joint venture fra Leonardo (67%) e Thales (33%), sperimenta questo cambiamento e si cimenta con la gestione di un progetto nuovo in Campania e la ridefinizione della sua offerta.

Il progetto studia e progetta Mistral il cui acronimo, Mini Satellite con capacità di Rientro Avio-Lanciabile, oltre a ricordare il famoso vento che batte la valle del Rodano in Provenza, dice tutto: si vuole realizzare un sistema intelligente che faccia rientrare in atmosfera una capsula del peso di 15 chili circa, in cui troveranno posto eventuali payload da recuperare, o campioni sperimentali. Consiste in una capsula che, quando occorre, si stacca dalla piattaforma di piccole dimensioni con cui ha convissuto nello spazio e riporta a terra la parte più preziosa della missione, dal punto di vista scientifico o tecnologico.

Mistral è leggero quindi, ha uno strano ombrello che lo caratterizza e per costruirlo si sono messi assieme una quindicina di Enti, industrie e pure un paio di Università della Campania, tutti riuniti nel Distretto Aerospaziale di quella regione, con il coordinamento e gestione affidati a Telespazio, mentre le risorse finanziarie per realizzare l'idea li mette la Regione Campania.

Mistral ha una seconda importante caratteristica: è aviolanciabile, quindi svincolato dalla disponibilità di una tradizionale base di lancio fissa e dalle sue limitazioni, oltre che costi ovviamente. Al momento questa tecnologia non è ancora matura e disponibile, Virgin Orbit ha tentato proprio giorni fa un lancio dal suo 747 modificato, ma è opinione comune che lo sarà in tempi molto brevi. Mistral per le comunicazioni è molto modaiolo, tramette continuamente informazioni su sé stesso e su quel che sta facendo con messaggi tipo Twitter, un satellite cinguettante insomma.
Come spiega Raimondo Fortezza, project manager di Telespazio il satellite ha la capacità, unica nel suo genere, di sganciarsi in una fase specifica dell'orbita automaticamente e addirittura può calcolare direttamente con i suoi sistemi di bordo la traiettoria di rientro.

Telespazio si cimenta quindi nei minisatelliti e questo anche per guadagnare, con questo progetto, ulteriore esperienza in questo mondo in impetuoso sviluppo. D'altronde dal 1961, anno in cui fu costituita da Italcable e Rai, ha fornito al Paese servizi essenziali sempre allo stato dell'arte della tecnologia, dai primi collegamenti con gli Stati Uniti, tramite il famoso satellite Telstar nel 1963, alla visione delle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, alle prime connessioni, nel 1986, fra il Centro di calcolo Cnuce di Pisa e la rete Arpanet, che sarebbe presto diventata Internet.

Fummo allora la quarta nazione a essere connessa ad Arpanet e non possiamo finire questa brevissima lista senza menzionare il fatto che Telespazio ci ha fatto vedere in diretta lo sbarco sulla Luna nel 1969.

Ovviamente queste sono solo tappe diciamo popolari di un servizio che continua da decenni e che ora deve fare i conti con un aumento vertiginoso del numero di satelliti e diminuzione dei costi. I grandi clienti europei e non che mettono in orbita satelliti da centinaia di milioni, come le Agenzie spaziali, l'italiana Asi o l'europea Esa giusto per non uscire dal continente, sono oggi affiancati da possibili nuovi clienti che mettono in orbita piccoli satelliti, certamente meno potenti ma egualmente utili per scopi più limitati.

Una categoria a parte poi sono le grandi costellazioni di media importanza, come Starlink di SpaceX, che hanno uno scopo preciso, nel caso che abbiamo fatto: la distribuzione di Internet dallo spazio.

Come fare quindi? Ce lo illustra Marco Brancati, responsabile Innovation and Technological Governance di Telespazio. I sistemi di terra che Telespazio offre diventeranno più modulabili, possiamo pensare al sistema di mattoncini Lego: hardware e software sono, e saranno, sempre più componibili a partire da unità di base più piccole, per ottenere il sistema fatto su misura per le esigenze del cliente.

Certo la struttura di base, le grandi antenne, restano, sono lo scheletro indispensabile, ma si pensa a un ground segment praticamente a noleggio, quasi un listino di ristorante da cui scegli in funzione dei servizi che vuoi, dei passaggi che fai di dove li fai e con una modularità che parte dai 3 satelliti per andare oltre.

La rete di antenne di Telespazio, sia quelle proprietarie che quelle disponibili di altre realtà attorno al mondo, garantisce la copertura completa che permette di offrire la soluzione a tutti i Paesi interessati. È fondamentale dato che la realtà odierna è sia quella di Paesi in via di sviluppo, che hanno un solo minisatellite in orbita, alle agenzie o ora i privati che mettono in orbita satelliti a decine alla volta.

I clienti di alta fascia ovviamente restano, basta pensare che le capacità tecnologiche e manageriali di Telespazio hanno permesso di qualificarsi per ospitare in casa, al Fucino, uno dei due centri controllo del sistema europeo di geo posizionamento Galileo.

L'Italia è pronta per raccogliere la sfida dell'evoluzione della New Space Economy, dalla costruzione di satelliti di ogni dimensione, ai lanciatori Vega, alle Telecomunicazioni da e per lo spazio la filiera italiana è allo stato dell'arte per riprendere e premere il pedale sull'acceleratore, dopo il forzato rallentamento di questi ultimi mesi.

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