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Temi di investimento: le small cap giapponesi secondo Henderson

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

Yunyoung Lee, manager dell’Henderson Japanese Smaller Company Strategy

3' di lettura

TOKYO – Investire sulla Borsa giapponese e' sempre una scommessa, se non altro perche' alle caratteristiche di investimento di rischio tipiche dell'azionario si somma il rischio-cambio su un mercato le cui performance dipendono in modo sproporzionato dall'andamento del cambio. C'e' chi propone un approccio diverso da quello basato sul benchmark o su una focalizzazione sui principali titoli del listino. Yunyoung Lee, manager dell'Henderson Japanese Smaller Company Strategy, suggerisce di puntare sulle opportunita' offerte dal settore “small cap” - dentro un universo di aziende nipponiche che poi tanto piccole non sono – in un'ottica di diversificazione e di investimento finalizzato ad ottenere una rivalutazione del capitale sul lungo periodo.

Il fondo che gestisce (una Sicav lussemburghese del gruppo Henderson Global Investors) scarta le 200 societa' a maggiore capitalizzazione della Borsa di Tokyo e, tra le altre 3mila e oltre, si concentra nella fascia dell'ultimo 25% in termini di capitalizzazione. La cernita avviene su 50-60 titoli da una shortlist di 200, con una detenzione media di 1-2 anni. Il fondo ha ottenuto negli ultimi anni lusinghiere performances, superiori a quelle degli indici generali e settoriali. Al di la' delle considerazioni generali che lo vedono relativamente ottimista sul mercato giapponese come “long-term buy”, Yunyoung Lee sottolinea anzitutto che il segmento nipponico delle small cap e' probabilmente il meno studiato e seguito dagli analisti finanziari, che tendono a concentrarsi sulle grandi imprese. Scartate quelle piuttosto illiquide, monitorati i trend degli specifici mercati in cui operano, l'identificazione dei “candidati” (stock-picking) avviene in base a tre parametri principali: valutazioni, presenza di catalizzatori e crescita strutturale, senza preclusione di settori. Ad esempio, tra le aziende prescelte, ci sono societa' di materiali come Nippon Yusen e Tokyo Steel Manufacturing; industriali come Nippon Soda, Nippon Electric Glass e Relia; gruppi di information technology come Cookpad e Line o imprese rivolte ai consumi come Fancl o Pioneer. La ricerca, insomma, punta a individuare imprese non solo sottovalutate, ma dotate di un catalizzatore – un “key driver” – della redditivita' nei successivi tre anni come nuovi prodotti, nuovo management, ristrutturazione, nuova regolamentazione o cambiamenti piu' generali nel settore di riferimento.

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Un altro punto e' che “nelle piccole-medie imprese, c'e' una relazione piu' diretta tra idee e azioni di alcuni individui-chiave sulla performance aziendale rispetto alle grandi aziende”, sottolinea Lee, che per questo ci tiene a incontri regolari con i top manager. Tra i temi di investimento in primo piano, c'e' lo scenario di boom edilizio legato alle Olimpiadi 2020 a Tokyo, cosi' come l'ascesa delle classi medie in Asia che si riflette nel boom turistico in corso in Giappone con la relativa spinta a determinati tipi di consumo.

Nonostante le delusioni del 2016 legate principalmente agli effetti dell'apprezzamento dello yen, il contesto viene giudicato positivamente per l'equity nipponico: la tendenziale stabilizzazione del cambio su livelli meno forti – anche per via del gap crescente tra tassi giapponesi e tassi Usa - dovrebbe riaccelerare la crescita dei profitti aziendali; gli ampi acquisti effettuati da banca centrale e fondi pensione pubblici e parapubblici danno un significativo sostegno o comunque mettono un “floor” al mercato nei momenti difficili; i miglioramenti nella corporate governance seguiti all'introduzione del nuovo codice hanno fatto aumentare dividendi e buyback e spinto molte aziende ad adottare target di Roe. Lee ritiene che larghi settori della Corporate Japan sia in grado nel 2017 di poter conseguire una performance a doppia cifra su utili e ritorni. A maggior ragione per quanto riguarda le small cap, in quanto sono “piu' focalizzate sul mercato domestico e quindi meno esposte a eventuali venti contrari politici e macroeconomici rispetto alle grandi aziende piu' globalizzate”. Il maggior fattore di rischio per l'equity nipponica, a suo parere, e' esterno: potrebbe, ad esempio, arrivare da tensioni Usa-Cina o da turbolenze nell'Unione Europea che spingerebbero gli investitori a ridurre la propensione al rischio e farebbero apprezzare lo yen.

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