Investimento eni

Tempa Rossa, si sblocca la raffineria di Taranto. «Ridurremo l’impatto ambientale»

di Domenico Palmiotti


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Nella raffineria di Taranto, l'Eni manda avanti l'investimento da 300 milioni di euro collegato al giacimento petrolifero di Tempa Rossa, in Basilicata, sbloccato dopo una lunga querelle con gli enti locali, e rafforza le garanzie ambientali a favore della città. L'occasione per fare il punto è data dalla giornata “Energie Aperte” con la quale l'azienda ha mostrato ai cittadini in visita come funziona una raffineria. Un'iniziativa che sarà ripetuta il 9 giugno e il 7 luglio prossimi. I numeri dell'impianto di Taranto, attivo da più di 50 anni, sono: mille addetti, 450 diretti e circa 600 delle imprese terze («che comunque possono crescere nei momenti di particolare impegno come quelli della fermata, in questo caso si arriva sino a 2.000», spiega il direttore di Taranto, Michele Viglianisi), e 5 milioni di tonnellate di greggio.

Inoltre, dichiara Viglianisi, «ogni attività importante, siano il progetto Tempa Rossa, o le fermate generali o, ancora, l'implementazione su scala industriale di test pilota, viene svolta per l’80% per cento da risorse tarantine».

Attualmente il greggio che lavora Taranto deriva per la maggior parte dal campo di Viggiano, in Basilicata, e il resto dal mercato estero approvvigionato con navi cisterna. A Taranto affluirà, sempre con lo stesso oleodotto che trasporta il greggio di Viggiano, anche quello di Tempa Rossa. L'arrivo è dato per imminente. «Il nostro obiettivo - spiega Viglianisi - è riceverlo, stoccarlo e spedirlo. Nel caso in cui dovesse essere lavorato all'interno della fabbrica, sostituirebbe, con un guadagno ambientale in termini di trasporto, il greggio che normalmente si acquista con navi cisterna».

Nel frattempo, vanno avanti le nuove opere funzionali a ricezione, stoccaggio e movimentazione di Tempa Rossa. Quelle civili sono pronte al 50% e saranno completate a fine anno, dopodiché via alle opere meccaniche con l'allungamento del pontile petroli. «Tutto il 2020 sarà di lavoro - chiarisce Viglianisi - e saremo operativi dal 2021». Taranto, inoltre, fa parte anche del progetto per il recupero e la trasformazione degli oli esausti da uso domestico, i cosiddetti oli di frittura. La loro lavorazione avviene nell'impianto di Marghera, che è una bioraffineria, e presto sarà in attività con questa impostazione anche quella di Gela, mentre Taranto vi partecipa sia conferendo lo scarto (in un mese 500 litri circa) sia coinvolgendo le aziende locali di servizi: Amat per i trasporti e Amiu per i rifiuti.

L'Eni, si spiega, attualmente utilizza circa il 50 per cento degli oli alimentari usati. Che a a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dalla ristorazione e dall'industria, che però rappresentano solo il 25% dell'olio prodotto in Italia. Che ammonta a circa 280mila tonnellate all'anno. Un recupero ed un riciclo sotto forma di nuovo carburante con meno emissioni che ha fondamentalmente finalità ecologiche, se si considera l'impatto che gli oli di scarto hanno quando finiscono nella rete fognante delle città.

L'insieme degli interventi ha un denominatore comune: il rispetto dell'ambiente. L'Eni si dichiara consapevole che Taranto è una realtà molto sensibile sul tema ambientale perché segnata dal problema ex Ilva, adesso Arcelor Mittal, e allora le legittime preoccupazioni di una comunità, l'azienda «prima di tutto le ascolta, vivendo Taranto - rileva Viglianisi -. Ascoltiamo le istanze della città e utilizziamo i migliori strumenti a nostra disposizione, le migliori tecnologie anche oltre quanto previsto dalla legge. Per esempio - afferma -, per l'annosa questione delle fonti odorigene, stimolate le varie parti di città, una tra tutte l'Ordine degli ingegneri, ci siamo spinti sino al porto di Rotterdam per fare nostre le tecnologie che sono state implementate in quel luogo e per migliorare una rete di monitoraggio che è una operazione che che già stiamo portando avanti con i Comuni interessati e con gli organismi di controllo».

«Progressiva riduzione delle emissioni di CO2 con un crescente ricorso a fonti rinnovabili e la digitalizzazione dei nostri processi industriali, sono temi che fanno parte della strategia Eni e vedono nella raffineria un attore principale», spiega Viglianisi. Stesso modello anche per gli impianti connessi a Tempa Rossa. «L'impatto ambientale - assicura il direttore di Taranto - sarà ridotto rispetto a quello attuale con l'implementazione di una serie di strumenti, per esempio i sistemi di recupero vapore, che ci consentiranno di andare al di sotto dell'attuale situazione ambientale. A progetto ultimato, avremo un quadro che dal punto di vista ambientale sarà migliore rispetto all'attuale».

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