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Tempi duri per gli spalloni: più sequestri sui contanti in fuga dall’Italia

di Ivan Cimmarusti


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2' di lettura

Lotta dura al contrabbando di valute all’estero. Accertamenti investigativi alle frontiere per procedere all’immediato sequestro di natura penale, funzionale alla successiva confisca.

Tempi duri per gli «spalloni»: la Guardia di Finanza intensifica le attività preventive sui flussi di capitali non dichiarati, attraverso una circolare diretta ai comandi interregionali e ai reparti speciali, anche con lo scopo di favorire il dialogo con le locali procure della Repubblica.

Gli accertamenti alle frontiere dimostrano come il fenomeno del contrabbando di valuta sia strettamente connesso a reati come il finanziamento al terrorismo, l’usura, la frode fiscale, la contraffazione, l’abusivismo e altri in grado di generale capitali “sporchi”. Un aspetto su cui s’è soffermato il comandante generale Giorgio Toschi che - come ha più volte ricordato - vede «nel trasporto di contante al seguito oltre soglia un indizio sintomatico se non di riciclaggio, di ulteriori gravi illeciti che altrimenti non verrebbero a galla».

I dati parlano chiaro: nel 2017 risultano sequestrati agli spalloni 172,7 milioni di euro. Si tratta del 112% in più rispetto al 2016, con complessivi 12mila 730 interventi (+14%) e 6mila 225 violazioni della normativa (+30%). Di tutti i capitali sequestrati, il 33%, pari a 9,1 milioni di euro, sono da ricondursi a fenomeni penalmente rilevanti. Sulla base di questi numeri, il comando generale della Guardia di Finanza - dopo aver ricordato tutte le disposizioni già impartite con diverse direttive - provvede a impartire nuovi indirizzi operativi ai finanzieri di stanza in aeroporti, porti e confini.

In particolare, il documento afferma che è necessario «modulare le soluzioni operative in base alle caratteristiche proprie dello scenario in cui avviene il rinvenimento di somme non dichiarate». Si dovrà, dunque, approfondire «le circostanze che connotano la tipologia e l’organizzazione del viaggio». Per questo la circolare impartisce due distinti criteri di valutazione: per motivi «turistici, in assenza di altri indici di anomalia e con importi di denaro al seguito non eccessivamente superiori alla soglia di legge», si può procedere alla contestazione amministrativa; per motivi di «natura diversa, con il rilevamento di somme considerevoli» si deve procedere ad avviare indagini per valutare la capacità di reddito del soggetto fermato, la sua attività professionale ed eventuali illeciti penali che gli sono già stati contestati. In queste circostanze i finanzieri devono avere un atteggiamento «tipicamente investigativo» al fine di «poter procedere al sequestro preventivo di natura penale delle some rinvenute, funzionale alla successiva confisca, anche, sussistendone i presupposti, nelle forme per equivale e per sproporzione». Tutte le informazioni raccolte, dovranno essere inserite nell’applicativo Ares, la banca dati di rendicontazione statistica in uso al Corpo.

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