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Tempo di fusioni tra i colossi del trading di cereali: Bunge nel mirino di Adm?

di Sissi Bellomo


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(Marka)

2' di lettura

Per il momento non ci sono conferme ufficiali. Ma l’ipotesi di una fusione tra Archer Daniels Midland (Adm) e Bunge ha già messo in subbuglio il mondo dell’agricoltura. Le due società americane sono tra i principali protagonisti nel trading e nella lavorazione di cereali e semi oleosi: rappresentano le prime due lettere dell’acronimo ABCD, impiegato per riferirsi ai colossi del settore.

La terza iniziale è quella di Cargill – la più grande delle quattro, con un fatturato di quasi 110 miliardi di dollari, che verrebbe tuttavia eguagliato da Adm e Bunge insieme – mentre la quarta si riferisce a Louis Dreyfus Corp.

Le indiscrezioni secondo cui il mese scorso Adm avrebbe avvicinato Bunge con una proposta di acquisto, riportate in prima battuta dal Wall Street Journal, hanno provocato forti reazioni in Borsa.

Bunge in particolare, dopo un rialzo dell’11,4% venerdì, ieri saliva di oltre il 5%. sfiorando una capitalizzazione di 11 miliardi di dollari a New York. Adm, ieri in rialzo di oltre il 4%, capitalizza quasi 23 miliardi.

L’ipotesi di un takeover è realistica, anche se le due società non hanno commentato in nessun modo i rumor.

Bunge l’anno scorso era stata oggetto delle mire di Glencore, che è stata respinta e finora non è più tornata all’attacco solo in virtù di un accordo, che però scade il prossimo mese.

Secondo alcuni analisti Adm potrebbe aver deciso di giocare d’anticipo, per evitare un eccessivo rafforzamento di un temibile avversario, Glencore per l’appunto. Altri ipotizzano che si possa anche scatenare una corsa al rilancio per accaparrarsi Bunge.

I colossi del trading, un tempo potentissimi, oggi sono in difficoltà e un’ulteriore fase di consolidamento viene considerata da molti inevitabile.

Diverse stagioni di raccolti abbondanti hanno fatto crescere a dismisura le scorte di cereali e soia, deprimendo non solo i prezzi, ma anche la volatilità, riducendo così i margini dei trader.

Qualunque aggregazione nel settore, che è già parecchio consolidato, potrebbe però scontrarsi con difficoltà sul fronte antitrust. Gli agricoltori Usa inoltre sono già sul piede di guerra.

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