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Tenaris parte bene ma poi frena, non basta la trimestrale

La trimestrale in crescita non galvanizza il titolo, che è comunque in progresso da inizio anno di quasi il 30%

di Chiara Di Cristofaro

(REUTERS)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Tenaris inverte la rotta dopo un avvio sprint e viaggia in coda al FTSE MIB. La trimestrale migliore delle attese non basta a spingere il titolo, che è comunque in progresso da inizio anno di quasi il 30% (più dello Stoxx600 che è in progresso del 17%) e ha recuperato i livelli pre-Covid. Le azioni restano comunque sotto la soglia dei 10 euro, abbandonata nel gennaio 2020. Nonostante i dati del trimestre in crescita, le incertezze del contesto e del settore energetico, oggi tutto in calo, frenano un ulteriore rialzo delle azioni. Il prezzo del petrolio (con il Brent tornato sotto i 70 dollari) risente delle incertezze sul futuro della domanda, soprattutto in Cina, a causa della ripresa delle restrizioni e del diffondersi della variante Delta del Covid-19. Pesa anche l'inatteso aumento registrato dalle scorte americane.

Sul fronte societario, il gruppo è tornato in utile sia nei sei mesi (391 mln $) che nei tre mesi (290 mln $, dal rosso di 50 mln). Il fatturato è salito oltre le attese nel secondo trimestre, ma nei sei mesi i ricavi sono scesi del 10% sulla scia del calo dei prodotti tubolari e al ribasso del prezzo medio di vendita. I risultati sono stati comunque migliori delle previsioni. Sotto le attese la cassa netta a +854 mln contro i +992 mln attesi. Positivo il commento degli analisti di Equita, che conferma il buy sul titolo: «I risultati e l'outlook sono superiori alle nostre attese e puntano a un graduale e continuo recupero dell`attività nei prossimi trimestri». Tenaris si aspetta un aumento del fatturato nel terzo trimestre guidato dal Nord America e Sud America, ma mitigato dallo smaltimento delle scorte in corso in Medio Oriente e dal rallentamento stagionale in Europa. «L'ebitda margin nel terzo trimestre - dicono da Equita - dovrebbe raggiungere il 20% circa (contro una nostra stima di circa il 19% e un consensus al 19,7%), dove l`aumento dei prezzi e il miglior assorbimento dei costi fissi compensa i costi delle materie prime significativamente più alti». L`ebitda «dovrebbe collocarsi a circa 320 mln, superiore sia rispetto alla nostra stima (264 mln) che al consensus (294 mln)», concludono gli analisti.

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