SALE IN ZUCCA

Teniamoci stretto il bazooka della Bce

Lo strumento più efficace per superare la crisi finanziaria resta, a mio parere, proprio la politica monetaria ultraespansiva della Banca centrale europea

di Giancarlo Mazzuca

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(IMAGOECONOMICA)

Lo strumento più efficace per superare la crisi finanziaria resta, a mio parere, proprio la politica monetaria ultraespansiva della Banca centrale europea


2' di lettura

Tra le tante emergenze sul tappeto, quella della liquidità per le imprese rischia di essere la “numero uno” assieme all'SOS lavoro. Il problema, con il varo del Decreto Liquidità, aveva sollevato subito diversi allarmi per i tempi d'erogazione delle banche (ma l'Abi era intervenuta subito).

Oggi, a distanza di due mesi, ci sono altri nodi da sciogliere a livello europeo dopo gli ultimi interventi della Bce. Al di là delle rassicurazioni e dei dati forniti in Parlamento dal ministro dell'Economia Gualtieri, lo strumento più efficace per superare la crisi finanziaria resta, a mio parere, proprio la politica monetaria ultraespansiva della Banca centrale europea che, percorrendo la strada del “quantitative easing”, ha appena lanciato un nuovo “bazooka” monetario.

Non tutti si sono, però, trovati d'accordo sul fatto di avere una Bce troppo presenzialista e qualcuno ha anche sottolineato il fatto che l'Eurotower appare ora troppo sottomessa alle richieste dei vari “partner” del Vecchio Continente. Un'accusa subito rigettata dalla Lagarde: la presidente, parlando al Parlamento Europeo di Strasburgo, ha ribadito che l'intervento monetario della Bce sarà solo temporaneo e limitato.

Nonostante le precisazioni di “madame”, alcuni addetti ai lavori hanno continuato ad eccepire sul “bazooka”, sostenendo che, con una simile politica monetaria, ci sarebbe stato un “effetto-boomerang” sul libero mercato e, addirittura, sulle democrazie dei Paesi membri. Secondo questi iper-critici, gli interventi della Banca centrale europea, pur potendo risultare la panacea di tutti i mali, rischiano, insomma, di essere controproducenti perché, delegando troppo a Francoforte, finirebbe che la Lagarde decida tutto per tutti.

Ma, al di là dei poteri dell'Eurotower, è evidente che, di fronte ad un'emergenza economica e finanziaria di tali dimensioni, si rendano necessari interventi altrettanto emergenziali. Con una nave che rischia di affondare, non possiamo, infatti, andare tanto per il sottile anche perché, solo qualche settimane fa, c'eravamo invece lamentati per il comportamento opposto della Lagarde che sembrava poco decisionista di fronte al “buco nero” dell'emergenza post-coronavirus.

E tutti avevamo ricordato con nostalgia il suo predecessore: quel Mario Draghi che, a suo tempo, aveva preso altrettanto di petto la crisi greca intervenendo con il “quantitative easing” che assomigliava molto a quello adottato oggi. E, allora, ben vengano gli ultimi provvedimenti di Francoforte, così come quelli in cantiere a Bruxelles. Saremo anche un po' succubi della tecnocrazia bancaria, ma, in un periodo così difficile, fa lo stesso: teniamoci ben stretto il nostro “bazooka”.

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