la trattativa sulla manovra

Tensioni nel governo, M5S e Lega cercano un’intesa in vista dell’Eurogruppo

di Andrea Gagliardi


Di Maio: a Natale Decreto legge reddito cittadinanza e quota 100

3' di lettura

All’ombra del reddito di cittadinanza, si è riacutizzato lo scontro nel governo tra Lega e M5s acuito anche dalla riforma della prescrizione nei processi penali. E sono venute allo scoperto le tensioni sulla manovra, per la necessità di ridurre il deficit e il conseguente rischio di non poter mantenere tutte e subito le promesse elettorali. È bastato che il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti citasse le «complicazioni attuative non indifferenti» del reddito di cittadinanza evocando il ritardo notevole rispetto alla tabella di marcia annunciata, per scatenare l’ira del vicepremier M5s Luigi Di Maio.

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Di Maio alla Lega: c’è contratto e va rispettato
«Abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti», ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera. E al sottosegretario Giorgetti ha replicato: «Il reddito di cittadinanza sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme, ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo, allora è un rischio per i cittadini prima di tutto».

La partita strategica del reddito di cittadinanza
Il leader del M5s teme che i leghisti possano ostacolare l’approvazione del provvedimento simbolo dei Cinquestelle in tempo per la campagna elettorale per le Europee di maggio. Certo, il ritardo per organizzare i centri per l'impiego – necessari per far partire il reddito di cittadinanza – è tale che ogni ipotesi di far partire la riforma «al massimo entro fine marzo» come sostiene Di Maio, rischia di rivelarsi illusoria. Ma Di Maio ha bisogno di presentare agli elettori la bandiera del reddito di cittadinanza. E teme che gli alleati della Lega vogliano farlo slittare, privando il M5s di un’arma di consenso notevole. Di qui la contromossa, con il rifiuto del disegno di legge collegato alla manovra come veicolo della riforma. «Faremo un decreto» è la promessa. Per il M5s il reddito è la battaglia delle battaglie. Il Movimento è pronto a scatenare la crisi di governo pur di ottenerlo prima del voto alle Europee.

La trattativa con l’Ue
Il vicepremier Salvini ha provato a spegnere le tensioni con gli alleati sul reddito di cittadinanza: «Nessuna polemica - ha spiegato -, con M5S stiamo lavorando bene». C'è necessità di tenere sottotraccia le tensioni per non prestare il fianco ai mercati. Serve compattezza anche in vista della difficile trattativa con l’Ue. A partire dall’Eurogruppo di lunedì a Bruxelles, con il quale comincia la corsa a ostacoli europea per la manovra italiana con deficit al 2,4% del Pil (invece dell’atteso 1,6%) . Corsa che proseguirà con le stime economiche dell’8 novembre, la riunione della commissione il 21, quando diventeranno ufficiali i giudizi sulle manovre degli Stati, e l’Eurogruppo del 3 dicembre. In un percorso destinato a sfociare salvo sorprese al momento difficili da prevedere nella procedura d'infrazione per debito eccessivo.

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