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Tensioni a sinistra, salta incontro Pisapia-Speranza. L’ex sindaco: «No a politica che guarda indietro»

di Andrea Gagliardi

4' di lettura

Sale la tensione a sinistra del Pd. Con un imprevisto black out delle comunicazioni tra Giuliano Pisapia e i vertici di Mdp. Il leader di Campo progressista, irritato per le critiche e i distinguo rispetto al suo impegno di costruire una nuova casa comune del centrosinistra (senza preclusioni rispetto al Pd), nonché per le polemiche intorno all’abbraccio con Maria Elena Boschi alla Festa dell'Unità di Milano di venerdì sera, ha deciso di rinviare il faccia a faccia previsto oggi con il coordinatore di Mdp Roberto Speranza. Un incontro che doveve servire appunto come occasione di chiarimento e per svelenire il clima.

Pisapia: no a politica con testa indietro
C’è bisogno «di una nuova soggettività politica come già richiamato nella piazza del primo luglio, e non di una semplice federazione, nella quale una sinistra di governo si riconosca pienamente con il contributo delle tradizioni politiche, civiche e sociali, ambientaliste e del cattolicesimo democratico. Non c'è spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro», ha detto Pisapia, spiegando con quest’ultima stoccata polemica le ragioni del rinvio.

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«Non ci sono ancora condizioni per nuovo soggetto politico»
L'obiettivo di Campo Progressista è «un nuovo soggetto politico di centrosinistra, alternativo al Pd e antagonista ai populismi e le destre, autonomo e indipendente, in netta discontinuità con il passato, aperto e inclusivo», hanno ribadito Giuliano Pisapia, Ciccio Ferrara, Luigi Manconi, Franco Monaco e Bruno Tabacci spiegando però che «le condizioni positive, allo stato non sono pienamente realizzate, vanno costruite con un progetto e un programma comune».

Speranza: partecipazione è essenziale
A Pisapia ha replicato così Roberto Speranza: «Non mi preoccupano le schermaglie e le polemiche lontane dalla vita delle persone. L'1 luglio ha rappresentato il punto di partenza di un progetto decisivo per il futuro dell'Italia. L'obiettivo di Art.1 è costruire un nuovo centrosinistra largo e di governo. Guardare al futuro significa prima di tutto operare per la più significativa partecipazione popolare al processo costituente che ci vede protagonisti. Noi andiamo convintamente avanti su questa strada». E ha aggiunto, con riferimento indiretto a Renzi: «L’obiettivo di Articolo Uno è costruire un nuovo centrosinistra largo e di governo che metta al centro il lavoro e l’equità sociale, in discontinuità netta con le politiche sbagliate degli ultimi anni».

Tra le fila di Mdp si attribuiscono i motivi di tensione con Campo Progressista culminata con il rinvio dell'incontro a Roma, all'incertezza di Giuliano Pisapia sul percorso “dal basso”, indicato da Mdp, che culminerebbe a ottobre-novembre con un'assemblea costituente. Non solo. Respinta al mittente l’accusa che Mdp abbia dubbi sull'obiettivo di fare un partito di centrosinistra largo e aperto, il problema resta Renzi. Una volta per tutte, «bisogna fare chiarezza sui rapporti con Renzi e sulle politiche di netta discontinuità con il renzismo». E invece viene rimproverato a Pisapia un atteggiamento che «talvolta resta ambiguo, con ammiccamenti che creano confusione rispetto a una forza, Mdp, nata dalla rottura netta con il renzismo».

Rossi: Pisapia disorienta la nostra gente
Da Mdp anche oggi sono arrivate bordate nei confronti dell’ex sindaco di Milano. A partire dalla sua decisione di non candidarsi a leader del nuovo soggetto politico di centro-sinistra in fieri. «Pisapia non si candida? Nessuno voleva costringerlo. Però ce lo doveva dire. Ne avremmo parlato. Mica si gioca da soli. Si fa parte di una squadra», ha detto a Qn Enrico Rossi, presidente della Toscana e tra i leader di Articolo 1-Mdp. L'ex sindaco di Milano «abbracci chi crede», ha aggiunto Rossi a proposito del saluto affettuoso con Maria Elena Boschi alla festa dell’Unità di venerdì scorso, «ma non disarmi e disorienti molta nostra gente. La sua gente». E ha chiosato: «Elettori e militanti del Pd non puzzano. Però urge un cambio di politica».

I difficili rapporti nel centrosinistra
Al netto delle polemiche, la strada della convergenza tra Mdp e Campo progressista è ancora lunga. E le diffidenze reciproche non mancano. Per gli ex dem di Mdp, il dialogo, ha ribadito Pier Luigi Bersani, con il Pd è possibile «solo se cambia radicalmente». Discontinuità chiesta anche da Pisapia che però è tornato ad avvertire sul rischio di chiudersi «in un partitino del 3 per cento» in una riedizione del «fallimento della lista Arcobaleno». Al Pd l’abbraccio tra l’ex sindaco e la sottosegretaria, simbolo del renzismo, piace parecchio: perché Matteo Renzi non dispera fino alla fine di portare Pisapia nel Pd, in un listone allargato. Ma il leader di Campo Progressista tiene il punto: «Il popolo del Pd non sarà mai mio nemico, ma con l'attuale Pd che si ritiene autosufficiente e con un sistema elettorale proporzionale alle elezioni, è evidente che ci sarà competizione». Un’allusione alla necessità di una legge elettorale che favorisca le coalizioni, subito raccolta dalla minoranza dem con gli orlandiani in pressing sul Nazareno per riaprire quanto prima un confronto. In realtà tutti sono consapevoli che fino a settembre non si riaprirà nessun serio ragionamento tra i partiti.

Lo scorso 1° luglio a piazza SS Apostioli a Roma Pisapia aveva tenuto a battesimo la nuova casa comune del centrosinistra, che punta a tenere insieme le varie anime politiche e sociali a sinistra del Pd e quelle moderate, come il Cd di Tabacci. Lo aveva fatto usando toni molto più concilianti di quelli usati poco prima di lui dall’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Senza mettere in discussione la leadership di Renzi. E senza rompere i ponti con il Pd. Piuttosto puntando a rafforzare la gamba di sinistra del possibile centrosinistra, per avere più peso politico nel definire il programma futuro sui temi del fisco e del lavoro, questi sì alternativi al programma renziano.

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