editorialefalchi & colombe

Teoria monetaria e social

di Donato Masciandaro

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3' di lettura

La Moderna Teoria Monetaria (MMT) è un fenomeno interessante: mostra come il mix tra tre elementi possa fare tendenza.

I tre elementi sono: un insieme di idee economiche non originali ed incomplete, un interesse politico a promuoverle utilizzando lo strumento dei social media. La rilevanza del fenomeno la si apprezza partendo dai contenuti della MMT, ed osservando come non sia immediato comprendere perché sia chiamata “monetaria”, “moderna” ed infine “teoria”.

Cosa dice la MMT? In sintesi, mette in primo piano la relazione tra il movimento dei prezzi da un lato e le scelte di politica fiscale di un governo dall’altro. L’idea è che la dinamica della crescita delle variabili macroeconomiche – nominali e reali – sia legata all’andamento della domanda aggregata, che a sua volta può essere fortemente influenzata dalle scelte del governo in termini di spesa pubblica, tassazione, nonché dal suo finanziamento. Il governo decide cioè simultaneamente la spesa pubblica e le forme del relativo finanziamento, che può essere tassazione esplicita o tassazione occulta, attraverso l’inflazione. La relazione tra prezzi e politica fiscale viene poi applicata all’attuale scenario macroeconomico nei Paesi Avanzati. Osservando che oggi l’inflazione appare stabilmente bassa, si invita i governi a disegnare politiche fiscali espansive, finanziate da creazione di moneta. Affinchè leva fiscale e leva monetaria siano perfettamente coordinate, occorre che il governo le controlli completamente, quindi la banca centrale non può essere indipendente.

La descrizione della MMT fa emergere il primo quesito: perché è stata battezzata “monetaria”? L’azione di politica economica che è sul proscenio è evidentemente la politica fiscale, per la capacità di incidere sulla domanda aggregata attraverso più di un canale, tra cui c’è anche il finanziamento monetario del disavanzo.

Ma immediatamente segue un secondo quesito: perché chiamare “moderno” l’insieme di queste proposte? Qualunque lettore con una conoscenza anche minima dei principi macroeconomici avrà riconosciuto idee famigliari. Sono idee emerse fin dagli anni 30 dello scorso secolo. Ma soprattutto lo stesso lettore avrà notato che nella storia mancano due pezzi. Il primo è che il governo si comporta come se fosse composto da angeli: massimizza il benessere dei cittadini. Dimenticando che la scienza economica dagli anni 80 in avanti ha mostrato che il governo è fatto da politici, con le loro ideologie e scadenze elettorali. Quindi il disegno delle politiche fiscali e della sua monetizzazione tende a seguire traiettorie diverse. In particolare, i politici tendono ad abusare della creazione di moneta: stampare carta – una volta – o emettere moneta elettronica – oggi – è una soluzione politicamente conveniente ed economicamente apparentemente indolore per affrontare una serie di problemi, dalla carenza di domanda, al finanziamento della spesa pubblica, al salvataggio di imprese e banche. Peccato che tale soluzione non sia affatto indolore: i costi vengono solo nascosti, e posticipati. Di conseguenza, poiché i cittadini non sono stupidi – è il secondo pezzo che manca – capiscono gli incentivi dei politici, e si comportano di conseguenza. Le loro aspettative diventano il motore fondamentale di tutta la storia. Quindi le ricette di politica economica della MMT sono quanto meno temerarie.

Dunque le idee della MMT non appaiono nuove ed originali, e sono lacune. Quindi, è azzardato definirla una “teoria”, cioè un insieme organizzato, coerente e completo di congetture, che devono essere empiricamente testate. Ad oggi, è un fatto che non c’è traccia nelle riviste scientifiche – come nel corpo docente delle migliori università – di alcun accademico che leghi il suo nome alla MMT. Solo in presenza di vera innovazione potremmo ipotizzare un ritardo dell’accademia, come in passato è avvenuto.

Ma allora perché se ne parla tanto? Una possibile spiegazione può essere il combinato disposto di altri due fattori: l’interesse politico e l’efficacia dei social media. L’interesse politico ha a sua volta una duplice declinazione. In generale, l’incapacità dell’analisi macroeconomica di prevenire i rischi delle bolle finanziarie ha creato una sfiducia generalizzata nella scienza economica, quindi generando una domanda di novità nelle idee. Più in particolare, tale domanda di novità viene cavalcata da singoli politici, soprattutto negli Stati Uniti, che trovano elettoralmente vantaggioso promuovere un pensiero che sia una “teoria” – quindi con l’apparente imprimatur della competenza scientifica – al contempo “moderna” – quindi attraente – e “monetaria” – indicando un comodo bersaglio, cioè l’azione monetaria presidiata da banche centrali indipendenti. Il resto lo fa il meccanismo dei social media, soprattutto se orientato alla diffusione di una data idea. La MMT è dunque un esempio stimolante dell’evoluzione del ciclo delle idee come mix tra conoscenza – vera o presunta – convenienza politica e strumenti di comunicazione. L’importante è saperlo e maneggiarlo di conseguenza: cum grano salis.

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