in sei regioni

Terapia intensiva, al Sud 840 posti in più ma non bastano

Le strutture di rianimazione sono raddoppiate in un mese, ma nei piani delle Regioni servono almeno altri 400 letti . Assunti tremila tra medici e operatori sanitari a termine

di Vera Viola

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Finora dalle regioni del Sud sono state assunte per gli ospedali 3mila persone tra medici, infermieri. Perlopiù a tempo determinato

Le strutture di rianimazione sono raddoppiate in un mese, ma nei piani delle Regioni servono almeno altri 400 letti . Assunti tremila tra medici e operatori sanitari a termine


5' di lettura

Il Sud si è dotato complessivamente di circa 840 nuovi posti letto di terapia intensiva per pazienti covid. Per realizzare interamente i piani adottati dalle Regioni (che puntano dagli 800 circa disponibili prima del virus ad arrivare a oltre 2000) l’intero Meridione (dalla Campania alla Sicilia, a Puglia, Calabria e Sardegna) dovrà allestirne ancora circa 400. Questi i dati che emergono dai report delle stesse Regioni, i cui piani potrebbero essere rivisti e corretti in funzione dell’andamento delle curve dei nuovi contagi e dei ricoveri. Finora dalle regioni sono stati assunti circa 3000 tra medici, infermieri e operatori socio sanitari per lo più con contratti a tempo determinato, ma in diverse aree questo resta un problema.Tra marzo e la prima settimana di aprile le regioni hanno fatto una corsa contro il tempo per dare risposte ai nuovi contagi in aumento. Restano, anche se con toni meno drammatici, le forti carenze di dispositivi di protezione individuale. Per quanto riguarda le mascherine, in numerosi ospedali si continua a disporre solo di quelle chirurgiche.

La Campania oggi punta a incrementare il numero di tamponi giornalieri: l’Asl Napoli2 Nord si è dotata di un “Casello Tampone” che consente di fare i prelievi dall’auto. Sono stati consegnati 40mila kit rapidi. Mentre è migliorata la dotazione di posti letto: la regione dispone di 560 posti in terapia intensiva per i malati di Coronavirus. «La situazione è sotto controllo - dice il direttore sanitario del Cotugno, Rodolfo Conenna - poichè abbiamo ancora disponibilità». Il piano della Regione punta a un obiettivo di 735 posti di terapia intensiva, che a quanto sembra sarà possibile raggiungere in tempi ragionevoli. Saranno presto attivati altri 40 nuovi posti di rianimazione e altri 120 in un ospedali modulari. La Regione infatti ha acquistato 50 moduli prefabbricati per allestire 120 nuove postazioni di terapia intensiva negli ospedali di Napoli, Caserta e Salerno, con un investimento di 12,3 milioni. Ma la strategia di implementazione degli ospedali, comprende anche la creazione di nuovi posti letto in pneumologia e in terapia subintensiva, di cui in questi giorni è cresciuta la domanda: 650 i posti nuovi. Non si smorzano le preoccupazioni per la difficile partenza dell’ospedale di Boscotrecase, convertito per ospitare solo pazienti Covid, dopo le denuce di medici e infermieri. Mentre si distingue il Cotugno, considerato uno dei migliori in Italia, con riconoscimenti anche internazionali, per non aver subito alcun contagio tra i sanitari.

In Sicilia si punta ad avere 439 posti di terapia intensiva entro oggi e 587 entro il 20 aprile. Questo il piano della Regione siciliana illustrato dall’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza: la Sicilia si aspetta il picco dell’epidemia per metà aprile. Cronoprogramma che dalla Regione ritengono confermato, in Sicilia vi sono 226 posti di terapia intensiva aggiuntivi rispetto al dato di inizio della crisi che diventeranno 374 entro il 20 aprile. Sono stati assunti 210 medici su un totale di 700 previsti, 350 infermieri su 1.100 e 330 operatori sanitari su 600 previsti. L’isola va anche verso l’aumento del numero dei tamponi e si valuta il ricorso ai test rapidi e sierologici. Intanto è stata creata la app “Sicilia si cura” pe monitorare gli asintomatici.

In Puglia raggiunto il target, fissato a metà marzo, dei 173 posti letto di terapia intensiva in tutti gli ospedali Covid individuati. Nel primo piano di azione, tarato su una platea di contagiati prevista al 25 marzo a quota 2000 - quota raggiunta oltre 10 giorni dopo, il 2 aprile - la Regione aveva programmato, al 16 marzo, l’attivazione, nell'ordine, di altri 119 posti letto nei reparti di terapia intensiva in aggiunta ai 54 già attivi.Risultati che il presidente della regione, Michele Emiliano, ha definito raggiunti presentando, il primo aprile, il piano bis anti Cod 19 tarato, questa volta, su una previsione di contagi a quota 3.500. Tra metà e fine marzo gli ospedali Covid coinvolti sono aumentati: quelli pubblici da 6 a 8 e quelli degli enti ecclesiastici da 1 a 2. A ll’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti, è stato chiesto di attivare 88 posti di terapia intensiva e un target fino a 300. Il Miulli è una struttura modernissima: ha dedicato al Covid quattro piani, con stanze di degenza tutte a pressione negativa con isolamento assoluto, personale all’altezza, ed è diventato il primo ospedale Covid della provincia di Bari. «I posti letto - spiega l'amministratore ecclesiastico, reverendo Domenico Laddaga - vengono attivati a seconda delle necessità». In Puglia sono stati assunti 750 tra medici ed infermieri, 657 dei quali con incarichi a tempo determinato.

Il programma in Calabria è di raddoppiare la dotazione iniziale dei 107 posti ordinari di terapia intensiva, a 213 posti letto: 59 quelli attivati. Per gli altri si attendono le attrezzature di cui è stata fatta richiesta tre settimane fa. Le aziende ospedaliere sono state autorizzate al reclutamento di 200 medici (anche specializzandi) e di 400 tra infermieri, operatori socio sanitari.In una regione con un sistema sanitario debilitato da 10 anni di commissariamenti, si è deciso di potenziare soprattutto gli ospedali hub (Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria). Avviato in alcuni territori il trattamento a domicilio di pazienti sintomatici. La mancanza di dispositivi di protezione espone il personale medico a rischio di contagio. E produce situazioni limite, come nel caso dell’azienda sanitaria di Crotone dove 300 dipendenti si sono dati malati (33 medici, 17 infermieri, il resto sono amministrativi): è stata aperta un'inchiesta. Mentre sfuggono di mano alcune situazioni: la Rsa di Chiaravalle, (Catanzaro) con 59 anziani e 19 operatori tutti risultati positivi ai test.

In Sardegna i posti creati in terapia intensiva sono 65 in strutture pubbliche e circa 30 in strutture private, a fronte di circa 24 ricoverati in terapia intensiva. Dalla Regione è poi partito anche il via libera all’assunzione di 586 figure professionali tra medici, infermieri. A sostegno dei medici del sistema sanitario nazionale ci sono poi medici e personale infermieristico inviati dal ministero della Difesa. Continuano a mancare i respiratori. Dalla Regione rimarcano che «dei 200 chiesti alla Protezione civile non ne è arrivato alcuno ed è stato presentato un piano che prevede l'assegnazione di 11 macchinari».

In ultimo la Basilicata, ai 37 posti letto di terapia intensiva pre emergenza, ne sono stati attivati altri 57. A breve dovrebbero aggiungersene altri 11 per realizzare l’obiettivo fissato dal piano regionale di 105. La Regione non ha voluto puntare su strutture solo Covid perchè ha gravi carenze di medici. Nonostante gli avvisi per il reclutamento di personale si è riusciti a recuperare solo 3 medici e 3 specializzandi in anestesia e 1 infettivologo. La situazione più critica quella del Centro di riabilitazione “Don Gnocchi” di Tricarico, in provincia di Matera, dichiarato zona rossa.

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