Vino

Terlaner Rarity, nel bicchiere dopo un quarto di secolo di affinamento sui lieviti

di Mauro Giacomo Bertolli

4' di lettura

Ieri sera, in un tempio dell’enologia, l’Enoteca Pinchiorri a Firenze, si è degustato il Terlaner 1991 Rarity: non è uno scherzo, è proprio un vino bianco del 1991, messo sul mercato dopo aver compiuto 25 anni! I più appassionati di vino sanno che è proprio una delle caratteristiche principali, oserei dire una mission, della Cantina di Terlano, una delle più rinomate cantine sociali dell'Alto Adige, proporre sul mercato vini bianchi di grande longevità. Peculiarità che hanno in particolare i vini della linea Rarity: vini bianchi invecchiati per almeno 10 anni, ottenuti solo da uve di Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon Blanc.

Poche migliaia di bottiglie

Loading...

Sono circa 3.300 ogni anno le bottiglie disponibili, in questo caso 3.340. Qualche indicazione tecnica: non si conoscono esattamente le percentuali delle tre uve, ma il Pinot Bianco è largamente maggioritario. Le uve, Pinot Bianco e Chardonnay insieme, e Sauvignon Blanc per conto proprio, sono state sottoposte a pigiatura leggera secondo un programma di pressatura soffice di 30 minuti. Sono poi state lasciate a fermentare ed affinare per 12 mesi sulla feccia grossolana in botti di legno. Dopo 12 mesi vi è stato l'assemblaggio in un contenitore d'acciaio da 2.500 litri, dove il vino è restato per 24 anni sui lieviti fini. Nel 2016 è stato imbottigliato. La prima annata della linea Rarity è il 1979.

Potenziale d’invecchiamento

Quali sono le caratteristiche del Terlaner 1991 ? Nel bicchiere si presenta di colore giallo paglierino, di grande lucentezza. La prima considerazione che mi sento di fare, dal colore, dai profumi e dall'assaggio è la suà giovinezza: è dotato di tale freschezza da far pensare ad un potenziale d'invecchiamento di molti e molti anni ancora. Incredibile ma vero. E' un vino di grande complessità, che si distingue per i profumi di fiori di campo, per i sentori di lieviti, le note mentolate e le erbe medicinali di montagna, che personalmente mi hanno “intrigato”. Spezie e mineralità portano ad un assaggio dove a dominare è la freschezza, la sapidità, un finale di piacevole mandorla amara in un contesto di elegante e raffinata struttura. Morbido ma anche energico, come una pantera pronta a balzare... Il tutto con un tenore alcolico del 13 %.

Foto Ochsenreiter

Un’annata non semplice

Si tratta di un vino di grandissima qualità: viene spontaneo chiedersi se il merito sia dell'annata, del territorio o della cantina. Sicuramente una fusione di questi tre fattori, dove forse i più importanti sono gli ultimi due, territorio e produttore. L'anna 1991 non è stata infatti particolarmente semplice, con le frequenti piogge che hanno condizionato le giornate di vendemmia. Determinanti sono secondo me le altitudini dei vigneti, da 250 a 900 metri s.l.m., le condizioni del suolo, con quarzo e porfido, terreni dove si deve lavorare sulle basse rese, con accumulo di calore ma anche tanta ventilazione. Credo che il fattore determinante sia però la vocazione e la tradizione della Cantina di Terlano a produrre vini bianchi da grande invecchiamento: gran parte del merito va al precedente enologo della cantina, Sebastian Stocker, che cominciò segretamente ad accantonare 500 bottiglie ogni anno per verificare se le sue ipotesi sulla longevità dei vini di Terlano fossero azzeccate. E anche a Rudi Kofler, attuale enologo, che continua l'opera nel solco tracciato da Sebastian.

Un tocco d’argento

Una curiosità è anche l'etichetta del Terlaner 1991 Rarity: l'etichetta è in puro argento, una sorta di “polvere di stelle”. Questo per due motivi: da un lato ricordare i 25 anni di affinamento (nozze d'argento), dall'altro rifarsi alla tradizione del territorio: nella miniera d'argento di Terlano lavoravano più di mille minatori nel XV secolo.

Voglio anche ricordare che nella cantina di Terlano vi sono altre 18 vecchie annate che dovranno entrare a far parte della linea Rarity: una all'anno. Sono già curioso di sapere quale sarà la prossima!
Prima di chiudere, qualche nota storica sulla Cantina di Terlano.
Nel 1893 24 piccoli viticoltori si unirono e fondarono la cantina sociale di Terlano: in quel momento il rapporto tra la produzione di vini rossi e vini bianchi era 4 a 1: oggi il 70 % dei vini prodotti sono bianchi. Nel 2008 la Cantina ha acquisito per fusione la Cantina di Andriano, mantenendo però entrambi i marchi. La vinificazione viene fatta a Terlano per entrambe le cantine, ma ad Andriano rimane il punto vendita e l'affinamento dei propri vini. Anche le reti di distribuzione e vendita sono differenti. I soci di Terlano sono 150 (più gli 80 di Andriano), gli ettari vitati 130 (più i 70 di Andriano), le bottiglie prodotte 1,4 milioni (più gli 0,5 milioni di Andriano). Alcuni soci, 17, si dedicano anche alla produzione di asparagi. Alla guida della cantina sono il presidente Georg Höller, il vicepresidente Hansjörg Hafner e l'enologo Rudi Kofler.

L’archivio enologico

La Cantina di Terlano è famosa in tutto il mondo per l'archivio enologico: ricavato a 13 metri di profondità, custodisce circa 100.000 bottiglie di tutte le annate dal 1955 ad oggi, ed alcune ancora più vecchie.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti