Sale in zucca

Terminata l’era-Merkel «ùber alles», si sta profilando un’era-Draghi

Con il ritiro della cancelliera vengono sovvertiti molti di quegli equilibri che aveva costruito durante il suo lungo mandato

di Giancarlo Mazzuca

(AFP)

2' di lettura

Non è mai troppo tardi per giungere alla verità dei fatti: nei giorni scorsi abbiamo avuto la conferma, a nove anni di distanza, che fu proprio la Merkel a chiedere direttamente a Mario Monti, allora alla guida di un governo tecnico, di candidarsi alle elezioni politiche del 2013.

Ad ammetterlo in un'intervista, è stato lo stesso professore in loden che ha fornito anche i particolari di quell'incontro con la cancelliera tedesca avvenuto a Berlino. Peccato solo che questa possibile ingerenza venne allora smentita da tutti, così come fu smentita, qualche tempo prima, l'indiscrezione giornalistica che, ad accelerare la caduta del governo Berlusconi, fosse stata la stessa cancelliera a quei tempi davvero di ferro.

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Le telefonate della Merkel

Dieci anni fa ci sarebbe stata infatti una telefonata della Merkel al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per sollecitare il Colle ad un ricambio a Palazzo Chigi. Oggi, alla luce di quanto ha dichiarato Monti, quella richiesta di Angela (che, assieme al francese Sarkozy, non nascose neppure in pubblico la sua presa di distanze nei confronti di Berlusconi premier) appare assolutamente plausibile.

E, anche se non è bello autocitarsi, io stesso sottolineai in quei giorni su un quotidiano la quasi-certezza che, al di là delle smentite ufficiali, Berlino e Parigi avessero cercato di mettere l'Italia con le spalle al muro perché i nostri alleati, o presunti tali, erano convinti che solo disarcionando il Cavaliere avrebbero risolto molti dei problemi europei sul tappeto, a cominciare dallo «spread» che nel Belpaese, lo ricordiamo tutti, era schizzato alle stelle.

Scherzi del destino

Non dobbiamo, però sottovalutare gli scherzi del destino che, in certi casi, possono essere sorprendenti: è il caso di Angela che, dopo tanti anni al potere, potremmo definire una “Thatcher al quadrato”. Con il suo ritiro, infatti, vengono sovvertiti molti di quegli equilibri che aveva costruito durante il suo cancellierato.

E proprio l'Italia, dopo essere stata messa in un angolo dal tandem franco-tedesco all'indomani del varo dell'euro, sembra oggi destinata a conquistare un ruolo di primo piano nel Vecchio Continente. In effetti, terminata l'era-Merkel «ùber alles», si sta profilando un'era-Draghi, con Supermario in grado d'assumere il ruolo della frau di Berlino potendo contare sulla sua grande esperienza internazionale acquisita prima negli Stati Uniti e poi proseguita alla guida di Bankitalia e della Bce.

Whatever it takes

Adesso, anche se diversi osservatori continuano ad indicarlo come prossimo inquilino del Quirinale (ma lui continua a prenderne le distanze), altri pronosticano invece un suo ritorno in grande stile ai vertici comunitari, magari con la presidenza nel 2023 del Consiglio europeo. Resta il fatto che, finita la lunghissima stagione della Merkel, a Bruxelles sono già cominciate le grandi manovre e non è affatto esclusa una scalata tricolore «whatever it takes».

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