il futuro di blutec

Termini Imerese, storia di un rilancio mancato

di Nino Amadore

4' di lettura

L’appuntamento è per lunedì 24 giugno a Termini Imerese. All’ordine del giorno ancora una volta il rilancio dell’area industriale e del territorio del compresorio di  questa parte della provincia di Palermo. Un modo come un altro per dire Blutec, ovvero l’ex Fiat, e il polo dell’auto della Sicilia. Questa volta il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, il vicepremier Luigi di Maio, non ci sarà. Al suo posto il vice capo di gabinetto Giorgio Sorial che si confronterà con i sindaci, i rappresentanti della Regione e ovviamente i rappresentanti di Invitalia.

Un tavolo tecnico che si annuncia molto caldo per l’ansia crescente e la preoccupazione tra i cittadini dell’intera area di Termini Imerese che ormai da quasi otto anni aspettano la riapertura dei cancelli di quella che fu la gloriosa SicilFiat. Un rilancio mancato che, a conti fatti per difetto, a fine 2019 sarà costato ai contribuenti circa 120 milioni.

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L’accordo firmato a Roma venerdì 21 giugno certo garantisce un minimo di serenità agli operai (691) della Blutec, l’azienda che ha rilevato da Fiat lo stabilimento termitano per rilanciarlo e che è ora guidata da Giuseppe Glorioso, un commissario giudiziario nominato in seguito all’inchiesta che ha coinvolto i vertici dell’azienda . Ma è proprio nelle mani di Glorioso che è passato il cerino perché è a lui che l’ultima intesa firmata affida il compito più gravoso: quello di formulare un progetto di rilancio che riguarda sì tutto il perimetro delle aziende Blutec ma in concreto riguarda in massima parte lo stabilimento di Termini Imerese.

Ed ecco perché il tavolo di lunedì 24 giugno sarà particolarmente caldo: perché tutti avranno la coscienza che è cominciato il conto alla rovescia perché questa potrebbe veramente essere l’ultima Cassa integrazione concessa agli operai. Al netto delle ferie il commissario di Blutec ha circa 120 giorni per trovare una soluzione per Termini Imerese e soprattutto trovare una soluzione credibile e concreta: va ricordato che i guai giudiziari dei vertici dell’azienda nascono tutti dal mancato rilancio dello stabilimento e dal non aver speso per i fini previsti i fondi pubblici incassati. Almeno questa è la tesi dell’accusa: l’imprenditore Roberto Ginatta proprietario di Blutec e l’amministratore delegato della società Cosimo Di Cursi sono accusati dalla procura di Termini Imerese di malversazione ai danni dello Stato.

Ma non è questo il punto oggi. L’inchiesta sembra quasi essere una cosa lontana e a Termini Imerese si guarda altrove: a Fca in particolare, cui nelle sue visite non ha mancato di fare riferimento lo stesso vicepremier Di Maio. Persino in occasione del possibile matrimonio tra Fca e Renault in Sicilia c’è chi è intervenuto ipotizzando da quella fusione una opportunità per Termini Imerese. E lo stesso presidente della Regione Nello Musumeci ha a suo tempo commentato: «La nascita di uno dei principali gruppi automobilistici al mondo non può che rappresentare una grandissima opportunità per il rilancio dell’area di Termini Imerese. A maggior ragione che uno dei due partner è l’ex Fiat. Il governo regionale guarda con grande interesse, e soprattutto molte aspettative, all'ipotesi di fusione tra due dei più importanti colossi internazionali del settore».

Il matrimonio con i francesi si sa come è andato a finire e l’argomento è finito in archivio, come tanti altri. Il giudizio, soprattutto degli imprenditori, è che a dispetto di tante analisi Termini Imerese resta un sito interessante e strategico. Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria, qualche mese fa ha fatto un appello: «A Termini Imerese c’è un polo automotive. C’è una sede, un sito produttivo, un tessuto di piccole e medie imprese che per tradizione e per vocazione hanno sempre lavorato nell’indotto dell’industria delle autovetture e c'è una ricca platea di lavoratori professionalizzati dell’automotive. A Termini Imerese manca solo una casa automobilistica che decida di insediare il proprio stabilimento nell'area industriale. La Nissan e la Honda hanno deciso di lasciare la Gran Bretagna. Termini Imerese in Europa sarebbe un insediamento ideale per uno stabilimento che produca automobili». E a marzo, in occasione della visita del presidente cinese Xi Jinping a Palermo, è circolata la notizia (mai veramente confermata) di un piano di 50 milioni per Termini Imerese che avrebbe coinvolto l’zienda cinese Jiayuan.

Al di là di tutto, la vera e unica ipotesi sul tavolo resta quella di Fca. Lo dicono i sindaci, lo dice il sindacato, lo chiedono in tanti rivolgendosi al ministro Di Maio. Serve insomma una strategia. E qui la questione si fa squisitamente politica: lo scontro tra il Movimento Cinque Stelle e il governo della Regione siciliana di venerdì, mentre era in corso l’incontro a Roma, ha portato alla luce un nervo scoperto. Se il partito di Di Maio accusa il governo Musumeci di disinteresse per l’area termitana, dal canto loro i rappresentanti della giunta siciliana affondano la lama in una ferita aperta: «Di Maio, come Toninelli - dicono gli assessori al Lavoro Antonio Scavone e alle Attività produttive Mimmo Turano - cerca un capro espiatorio nella Regione per sfuggire alle proprie responsabilità. Ma vogliamo sapere: cosa ha fatto lo Stato? Quali proposte ha per l'area? Dopo 7 anni il ministero continua a parlare di cassa integrazione e non di piani d’investimento. È chiaro che la Regione farà la sua parte, ma il ministro dello Sviluppo economico continua a latitare nell’interlocuzione con Fca. Da tempo chiedevamo a Di Maio un incontro per concordare un piano di cofinanziamento del programma quadro, ma la nostra richiesta è rimasta inascoltata. I primi a non volere piu assistenza sono proprio i lavoratori della Blutec». La storia continua.

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