sostenibilitÀ

Terna: dalle archistar ai «monostelo», così la rete elettrica ha cambiato volto

di Celestina Dominelli

Terna, Luigi Ferraris inaugura il primo Innovation Hub


3' di lettura

L’impegno più recente si trova nero su bianco nel piano strategico 2019-2023 presentato nelle scorse settimane in cui si sottolinea che oltre il 60% delle nuove linee elettriche destinate a entrare in servizio da qui ai prossimi cinque anni sarà “invisibile” perché realizzate in cavo terrestre o sottomarino con ridotto impatto ambientale. Ma la sfida di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, intenzionata a dire addio al vecchio “traliccio” e a cambiare drasticamente il volto dell’infrastruttura che attraversa tutta la penisola, è cominciata ormai da tempo, come ricorda anche l’ultimo rapporto di sostenibilità firmato dalla società guidata da Luigi Ferraris.

Terna, Luigi Ferraris inaugura il primo Innovation Hub

La svolta con le archistar: i sostegni Foster
Negli ultimi anni, infatti, la spa dell’alta tensione ha ampliato la gamma dei sostegni utilizzabili ricorrendo all’utilizzo di nuove strutture monostelo a basso impatto ambientale o alla progettazione da parte di architetti di fama internazionale di linee a maggiore integrazione nel paesaggio. La svolta è arrivata a partire dal 1999 quando Terna lanciò il primo concorso internazionale “Sostegni per l’ambiente” con l’obiettivo di progettare sostegni di linee aeree da installare nelle campagne e nelle zone urbane per una più armonica interazione con l’ambiente circostante. Ad aggiudicarsi il bando fu allore sir Norman Foster, l’architetto e designer britannico tra i principali esponenti dell’architettura hi-tech, che ideò dei pali dalla forma avveniristica, ribattezzati con il suo nome, installati fin dal 2008 lungo la linea Tavernuzze-Santa Barbara in Toscana.

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La rete elettrica si apre al design
Per la prima volta, dunque, il settore elettrico, caratterizzato fino a quel momento da una progettazione di tipo tecnico, si aprì al design attraverso la sperimentazione di nuove metodologie anche perché i sostegni Foster richiesero tecniche di montaggio nuove rispetto alle strutture tradizionali e furono condotti studi ad hoc per individuare la procedura migliore per la messa in funzione e la manutenzione. Le linee disegnate dall’archistar britannico furono, però, solo il primo passo della società decisa a cambiare “pelle” alla rete elettrica.

I tralicci “germoglio” ispirati agli alberi
Fu così che, nel 2007, Terna bandì un altro concorso “I tralicci del futuro” conclusosi due anni dopo con la vittoria del progetto presentato dall’architetto Giorgio Rosental dello studio Hugh Dutton. I vincitori si affermarono grazie al progetto di tralicci “germoglio”: la loro intenzione fu quella di realizzare un nuovo tipo di sostegno ispirato alla forma delle piante e, allo stesso tempo, un oggetto ad alta tecnologia. Questi piloni, che si possono vedere, per esempio, in tra Piemonte e Lombardia, lungo un tratto dell’elettrodotto Trino-Lacchiarella, ricordano da vicino gli alberi e possono inclinarsi per adattarsi ai movimenti del vento e all’ambiente circostante.

I vantaggi dei nuovi “monostelo”
Tra i sostegni a basso impatto ambientale che la società di Ferraris sta via via installando lungo la penisola, ci sono poi i cosiddetti “monostelo”, tralicci tubolari che permettono di ridurre di 15 volte l’area di territorio occupata dalle linee e l’ingombro al suolo dei sostegni. Benefici evidenti che sono stati sfruttati, tra l’altro, per l’elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia dove, grazie a questa nuova tecnologia, è stato possibile utilizzare i monostelo per quasi l’intero tracciato, lungo 40 chilometri, con una occupazione di suolo complessivamente inferiore a un ettaro. Non solo, grazie alla realizzazione in aereo della nuova linea, è stato possibile procedere all’abbattimento di oltre 400 tralicci di vecchie linee, per un totale di 110 chilometri. Tra i vantaggi del monostelo, poi, figura anche la velocità di montaggio: il tempo per l’installazione si riduce infatti di oltre 10 volte rispetto a quello necessario per un sostegno tradizionale e richiedono l’utilizzo prevalente di mezzi meccanici riducendo le lavorazioni in quota da parte del personale con un notevole aumento della sicurezza.

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