Intervista a Luigi ferraris

Terna darà vita all’hub dell’elettricità in Europa: 6 miliardi sulla rete italiana

Un piano da oltre 6 miliardi nei prossimi cinque anni per irrobustire ancor di più la rete elettrica della penisola, il più alto di sempre nella storia di Terna. Perché se l’Italia punta a raggiungere al 2030 quasi il 60% di produzione coperta da rinnovabili e si candida a diventare «l’hub elettrico» dell’Europa, «il nostro ruolo sarà ancora più cruciale», dice l’ad Luigi Ferraris

di Celestina Dominelli


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5' di lettura

Un piano da oltre 6 miliardi nei prossimi cinque anni per irrobustire ancor di più la rete elettrica della penisola, il più alto di sempre nella storia di Terna. Perché se l’Italia punta a raggiungere al 2030 quasi il 60% di produzione coperta da rinnovabili e si candida a diventare «l’hub elettrico» dell’Europa, «il nostro ruolo sarà ancora più cruciale nell’assicurare la piena integrazione delle fonti verdi garantendo, al tempo stesso, l’adeguatezza e la sicurezza del sistema».

Luigi Ferraris, amministratore delegato di Terna

Luigi Ferraris, dal 2017 al timone di Terna, è ben conscio che il mondo attorno alla società, staccatasi nel 1999 dall’Enel, a seguito della liberalizzazione del mercato elettrico, e approdata in Borsa cinque anni dopo, è profondamente mutato. «C’è una forte attenzione sulla rete - prosegue l’ad - e questa consistente mole di investimenti, con un impegno annuo di 1,2 miliardi, che si traducono in 15mila nuovi posti di lavoro tra diretti e indiretti per l’economia nazionale, è guidata dalla trasformazione in atto».

IL RIALZO

Quotazione degli ultimi 12 mesi

Cosa è cambiato negli ultimi anni?
Siamo passati da un sistema elettrico imperniato principalmente sulle grandi centrali a un assetto in cui, a partire dal 2008, si è assistito a una crescita sempre più impetuosa delle rinnovabili (soprattutto eolico e fotovoltaico) e a un progressivo calo della capacità termoelettrica. Con il risultato che il Paese è passato da una sovracapacità produttiva (overgeneration), a seguito della crisi economica del 2008 e del correlato calo della domanda di energia, a una situazione completamente diversa con tutta una serie di criticità.

I NUMERI DI TERNA

I NUMERI DI TERNA

A quali rischi si riferisce?
Il primo è la contrazione del margine di riserva nazionale che ci dice qual è il nostro livello di sicurezza per far fronte a condizioni di clima estremo o di cambiamenti improvvisi del sistema. E, se il margine si assottiglia, diventiamo più dipendenti dall’import di energia in caso di emergenze. A questa fragilità, si affiancano poi la progressiva riduzione di stabilità e potenzialità di regolazione nonché il moltiplicarsi delle congestioni di rete collegate alla penetrazione non omogenea (in termini di geografia e di mix) degli impianti rinnovabili sul territorio e, man mano che ci avviciniamo al 2030, la necessità di gestire l’eccesso di capacità rinnovabile che andrà immagazzinata per non sprecarla. Senza contare che ci sarà un aumento di generazione distribuita sul territorio su cui Terna dovrà avere visibilità.

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Che tipo di contromisure sono necessarie?
Abbiamo individuato cinque linee di intervento: rafforzare progressivamente l’impegno sulla rete e sulle interconnessioni con l’estero per rafforzare la magliatura della rete e ridurre le congestioni suddette in modo da sfruttare tutta la produzione da rinnovabili concentrata prevalentemente al Sud; disporre di strumenti, come il mercato delle capacità (il “capacity market” con le prime aste che lanceremo entro novembre) e i contratti di acquisto a lungo termine (i cosiddetti “Ppa”), che consentano a chi produce energia con le centrali termoelettriche e le rinnovabili di avere corretti segnali di prezzo nel lungo periodo; sviluppare ulteriore capacità di accumulo (pompaggi, batterie e elettrochimiche, power to gas che permette di produrre idrogeno per via elettrochimica sfruttando l’energia elettrica generata da impianti rinnovabili, etc); e, infine, investire in digitalizzazione perché dobbiamo passare dalla logica dei watt a quella dei byte.

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In che modo avverrà questa transizione?
Le trasformazioni del sistema impongono una rete sempre più intelligente in cui la velocità e l’esecuzione diventano un elemento chiave. Da qui la scelta di investire su questo fronte 700 milioni dei 6,2 miliardi individuati dal piano che, non a caso, prevede anche la realizzazione e l’apertura di 8 innovation hub - per sviluppare e testare nuove idee al servizio della rete elettrica -, nei siti in cui siamo già presenti: un modo per rafforzare ulteriormente il nostro legame con il territorio che per noi è cruciale.

Eppure dal territorio non sono mancati i problemi…
Il confronto con le comunità locali è diventato un driver strategico per Terna e ci ha spinti ad adottare il modello della progettazione partecipata che, in alcuni casi, come accaduto di recente in Veneto, ha portato l’azienda a rivedere le proprie soluzioni per andare incontro ad alcune esigenze. Le cito solo alcuni numeri: nel 2018, abbiamo avuto 330 interazioni sul territorio e, nei primi sei mesi di quest’anno, siamo già a quota 200.

In una recente audizione, accennando alle opere che sono necessarie per accompagnare l’addio al carbone fissato per il 2025, ha detto che serve un’accelerazione degli iter autorizzativi per i progetti come il cavo “triterminale” con la Sardegna. Si rischia un buco nell’acqua?
Il 2025 sono sei anni da oggi e il collegamento Continente-Sicilia-Sardegna è un’infrastruttura complessa che richiede 3-4 anni. Per noi è un tempo incomprimibile e questo implica che il processo autorizzativo vada avanti celermente. Ciò detto, mi sembra ci sia la volontà del governo di procedere in tal senso e sono fiducioso che si riuscirà a rispettare quella scadenza.

A che punto sono le interconnessioni con l’estero?
L’entrata in esercizio del cavo con il Montenegro avverrà entro la fine del 2019, mentre l’avvio di quello con la Francia scatterà intorno alla metà del prossimo anno. Il collegamento montenegrino è un’opera unica nel Mediterraneo, oltre 445 chilometri di linea (di cui 423 sottomarini e a una profondità di 1200 metri), che aprirà il corridoio dei Balcani dall’alto potenziale a livello di rinnovabili. E poi c’è il cavo con la Tunisia che rappresenta un vero e proprio “ponte” per il Nord Africa: i due Paesi hanno firmato l’accordo intergovernativo per l’elettrodotto che è stato inserito tra i progetti di interesse comunitario. Il 22 ottobre saremo a Tunisi per incontrare le autorità e la Steg (la nostra omologa) in modo da cominciare a lavorare concretamente sull’opera, la cui entrata in esercizio è fissata per il 2025-2026.

Il grosso dello sforzo oltreconfine è concentrato in Sudamerica (Brasile, Perù e Uruguay). Ci sono altre partite possibili sull’estero?
Guardiamo con attenzione a tutte le opportunità che possono presentarsi e che comportino bassi profili di rischio ed esborsi contenuti. Il nostro piano prevede 300 milioni di investimenti per ulteriori iniziative oltreconfine che sono sostanzialmente focalizzati sull’America Latina, ma se ci saranno occasioni di sviluppo altrove, a cominciare dall’Africa, magari in partnership con altri player, siamo pronti a valutarle.

In che modo intendete valorizzare la vostra fibra ottica installata lungo le funi di guardia delle linee elettriche?
Non abbiamo alcuna ambizione di fare un mestiere diverso dal nostro, quella fibra è a disposizione degli operatori delle telecomunicazioni. Abbiamo già accordi in essere con Open Fiber, Tim e Wind e stiamo discutendo con altri soggetti per metterla ulteriormente a valore.

Si è parlato spesso, in passato, di una possibile fusione con Rte (Réseau de transport d’électricité), la Terna francese. Ci sarà prima o poi questo matrimonio?
Alla luce del ruolo sempre più strategico che tutti i gestori di rete ormai rivestono per la sicurezza dei sistemi nazionali, un’operazione societaria così spinta non è immaginabile. Vero è che con i cugini francesi collaboriamo da tempo e su più versanti e credo che si andrà verso una cooperazione sempre più stretta non solo con Rte ma con tutti i nostri omologhi europei.

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