Umbria

Terni e non solo: decine le ordinanze fotocopia sul degrado

L’ordinanza di Terni è in vigore per quattro mesi fino al gennaio 2022

di Enrico Bronzo

(Dario - stock.adobe.com)

2' di lettura

Sono passati diversi giorni dal clamore suscitato dall’ordinanza comunale firmata dal sindaco di Terni, Leonardo Latini, sulla lotta al degrado generato dalla prostituzione in strada, ma il dibattito non accenna a diminuire.

Ricordiamo che l’ordinanza di Terni, in vigore per quattro mesi fino al gennaio 2022, è motivata dalla «urgente necessità di porre in atto interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio con il contrasto al fenomeno della prostituzione. Con il divieto in città di porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco ad offrire prestazioni sessuali a pagamento, anche con abbigliamento indecoroso o indecente o nudità».

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Del divieto di indossare minigonne o abiti con scollature nel testo non c’è traccia ma partendo dalla parola nudità è stato detto di tutto. Il sindaco di Terni è tornato sull’argomento precisando che «ci sono ordinanze analoghe in comuni di centrosinistra e centrodestra». Ha ragione. A cominciare da Rimini. Tutte con testo copia e incolla.

Ma per il segretario regionale del Pd e consigliere regionale, Tommaso Bori, questo non basta: «il sindaco deve chiedere scusa alle donne e ritirare l’indegna ordinanza sul divieto di indossare abiti succinti. Un’ordinanza lontana anni luce dalla cultura democratica e liberale della nostra Umbria».

L’ordinanza gemella di Rimini

Dicevamo di Rimini dove, da ultimo, dallo scorso 28 giugno, figura un identico passaggio sull’abbigliamento che non può essere «indecoroso o indecente in relazione al luogo, ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione». Testo identico.

Ordinanza Comune di Rimini

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L’entità delle multe

L’unica differenza, oltre alle zone del divieto, è che a Rimini la sanzione amministrativa pecuniaria pagando entro 60 giorni è di 400 euro, a Terni 166.

L’ordinanza di Terni c’era già nel 2020

L’ordinanza 2021 di Terni è peraltro una riproposizione di un identico provvedimento emesso dal... Comune di Terni il 24 luglio 2020. Con la sola novità dell’inserimento di altre vie nel divieto di esercitare la prostituzione.

Ordinanza Comune di Terni

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Quello che a Terni fa polemica non lo fa a Rimini e Riccione

Sulla Riviera romagnola da anni vengono emesse ordinanze analoghe ma a ribellarsi non sono stati tanto politici o associazioni ma alcuni magistrati della procura che una decina di anni fa archiviavano i provvedimenti contro le prostitute perché, citando l’articolo 650 del Codice penale (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità), secondo loro un sindaco non poteva emanare provvedimenti in tema di ordine pubblico e sicurezza.

Infinite ordinanze

Già nel 2009 diverse associazioni, tra cui On the road e il Comitato per i diritti civili delle prostitute, in un’indagine contavano 46 comuni, distribuiti su 20 province e 10 regioni, che vietavano l'esercizio della prostituzione in «luogo pubblico o aperto al pubblico. Con l’approvazione del “pacchetto Maroni” sono state circa 600 le ordinanze emesse dai Comuni e il 16% di esse ha riguardato la prostituzione in strada».

Nel 2018 identico provvedimento sulla prostituzione con identico testo a Palermo. Ma in giro per l’Italia di ordinanze che hanno suscitato dibattito e discussione se ne trovano anche di altro genere, come quella del comune di Zoagli dove, sempre per “decoro” era stato vietato ai cani la passeggiata a mare.

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