MEPHISTO WALTZ

Terra, mare, cielo


2' di lettura

Così recitava il copyright dei manifesti Fiat (1949) vantando le attività del colosso industriale di allora: vecchi fusti. Il manifesto dei nuovi fusti di oggi, «Ilva, Mose, Alitalia», illustra invece danni per decine di miliardi. Emblema del declino di una classe dirigente che già aveva dato pessima prova di sé nel sistema bancario (Monte dei Paschi) fino alla tragedia del ponte Morandi. Ma il demone non dà tregua e ci riprende gusto a soffiare lo scirocco su per l’Adriatico, rinnovellando a Venezia il record dell’acqua alta del ’66, alla faccia del Mose, « corruzione a norma di legge» ( Giavazzi, 2014). L’opposto di Mosè, che con tocco divino le acque le spartiva. O dell’Olanda, che pur a 4 metri sotto il livello del mare, galleggia alla grande, con tecnici richiesti in tutto il mondo per ogni serio progetto idrico. Il guaio è che nel Bel Paese i mali vengono tutti assieme, sacrebleu: sindrome giapponese, battuti dalla Grecia nello spread, investimenti al palo, crescita raso terra, 158 tavoli al MiSe per crisi industriali rispetto ai 138 d’inizio anno. Bombe sociali se Mittal, sentita la sua Usha, molla tutto. O se Alitalia si accontenta dei 100milioni di Delta, damn it. Cassa integrazione autorizzata:+42,6% rispetto al ‘18, quella straordinaria raddoppiata. Brescia, leonessa della manifattura, per la prima volta in 6 anni retrocede. Fanalini di coda in Europa al 24esimo posto in digitalizzazione e al 19esimo in connettività, con solo un Comune su 1000 fornito di banda larga. Ascensore sociale bloccato, debito pubblico alle stelle, disoccupazione giovanile da brivido, burocrazia self fulfilling da paese sottosviluppato, cittadini vessati dal fisco, Stato percepito come estorsore. Desertificazione industriale per fuga all’estero non solo dei colossi, ma anche delle piccole aziende che non hanno l’onore di finire sui giornali, maldição. Non basta Assolombarda che assevera la crescita della disuguaglianza a Milano col 9% dei cittadini che detiene un terzo della ricchezza e il Pil doppio. Qui il maligno deve ritirarsi con perdite, visto che il sindaco Sala prevede altri 10 anni di crescita (grazie a edilizia, turismo e Olimpiadi). E che Pessina per ricchezza batte i Paperoni: Armani, Del Vecchio e Ferrero. Il Quirinale oggi afferma che è in gioco tutto il settore industriale e subito sui social circola l’immagine di Mattarella che fugge calandosi con un lenzuolo da una finestra del Palazzo. Ci manca solo che un De Falco gli gridi: «Risalga a bordo, c....!» Oh, pardon,anzi, parbleu.

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