Il dg Raffaele Borriello

«Terre e credito, Ismea traina le start-up agricole»

«Con la ristrutturazione dell’istituto abbiamo esteso le competenze dai servizi agli investimenti per tutta la filiera agroalimentare»

di Giorgio dell'Orefice


4' di lettura

In questi anni il settore agroalimentare è balzato spesso agli onori delle cronache. Ed è avvenuto soprattutto per i positivi risultati messi a segno dall’export agroalimentare (cresciuto a ritmi superiori alla media delle esportazioni manifatturiere made in Italy) ma anche del rinnovato appeal che l’agricoltura sta esercitando nei confronti dei giovani, testimoniato dal boom delle iscrizioni agli istituti agrari e alle facoltà di agraria (rispettivamente +36% e +14,5% negli ultimi cinque anni). Numeri confermati dalle positive cifre sulle imprese condotte da under 35 che con oltre 57mila aziende collocano l’Italia al vertice d’Europa.

Ma in questi anni l’agricoltura ha registrato delle vere e proprie best practices anche all’interno della pubblica amministrazione. Ne è un esempio l’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare – Ismea, vigilato dal ministero delle Politiche agricole. Un ente nato a Roma nel 1978 e che fino alla fine del secolo scorso si è occupato quasi esclusivamente di bollettini dei prezzi dei prodotti agroalimentari e di analisi di mercato. Nel 1999 ha accorpato la Cassa per la formazione della proprietà contadina, mentre a metà del primo decennio degli anni 2000 ha esteso il proprio raggio d’azione alle politiche di gestione del rischio in agricoltura e all'accesso al credito, per estendere la sua competenza agli investimenti per tutta la filiera agroalimentare.

Una ristrutturazione e una crescita dell’attività che si è affermata in buona parte con l’arrivo ai vertici dell’Istituto di Raffaele Borriello, economista e manager pubblico di grande esperienza. Borriello, entrato in Ismea come ricercatore alla fine degli anni '90, ha scalato tutte le posizioni all’interno dell’Istituto alternandosi anche con ruoli di rilievo ai vertici di società pubbliche e private, di enti locali come il Comune di Roma (di cui è stato direttore esecutivo) e del ministero delle Politiche agricole dove ha ricoperto più volte la carica di componente e Capo della segreteria tecnica nonché di vice capo di gabinetto. «Siamo partiti dai servizi informativi e dalle analisi di mercato – spiega Borriello – e siamo poi approdati al capitolo dell’accesso al capitale fondiario che è legato a doppio filo al ricambio generazionale in agricoltura. In seguito abbiamo rafforzato l’asset dell’accesso al credito fino ad arrivare all’affiancamento nelle iniziative di sviluppo d’impresa e alla gestione del rischio in agricoltura. Questi sono oggi i principali capitoli della nostra attività sui quali abbiamo voluto investire puntando alla trasparenza, alla semplificazione e all’informatizzazione dei processi».

Si è così iniziato dal bando per il riordino fondiario al quale è destinato ogni anno un plafond di 70 milioni di euro in favore dei giovani che intendono insediarsi in agricoltura. «In passato – aggiunge Borriello – erano tutte operazioni che si svolgevano in via cartacea e allo sportello, oggi invece sono tutti processi informatizzati».

Ma il lavoro svolto da Ismea è andato molto oltre l’informatizzazione dei processi. «Il tema dell’accesso alla terra in Italia è complesso – aggiunge il dg di Ismea – : abbiamo infatti valori a ettaro che sono tre volte superiori a quelli della Francia e ben 6 volte superiori a quelli della Spagna. Per questo l’intervento di Ismea tocca un nodo cruciale rendendo disponibili capitali per l’acquisto della terra e lo sviluppo delle aziende. Ai giovani diamo la possibilità anche di investire fino a 1,5 milioni di euro mettendo a disposizione mutui a tasso zero e contributi a fondo perduto».

Nel capitolo del riordino fondiario rientra anche la Banca nazionale delle terre agricole, inventario completo della domanda e dell’offerta dei terreni agricoli derivanti anche dalle operazioni fondiarie realizzate da Ismea. «Qui il grosso lavoro che abbiamo effettuato – sottolinea ancora Borriello – è stato quello di riorganizzare un patrimonio che già contava 25mila ettari sui quali però non c’era alcun controllo. Siamo intervenuti semplificando i processi e rendendo produttivi quasi 5mila ettari in meno di 2 anni che abbiamo prioritariamente destinato ai giovani. Oggi alla Banca delle terre agricole si può accedere dal sito di Ismea e si può gestire l’intero processo on line».

L’attività di Ismea sul fronte del credito in agricoltura ha riguardato anche altri aspetti di rilievo. «Dopo la despecializzazione del credito agrario avvenuta negli scorsi anni – dice ancora Borriello – si è registrato un allontanamento del sistema creditizio dalle imprese agricole legato soprattutto alle difficoltà di valutazione di attività che non redigono bilancio. In questo ambito Ismea ha fatto da facilitatore fornendo garanzie, la garanzia dello Stato, per conto degli agricoltori. Oltre ad aver poi dato vita a dei modelli di rating per la valutazione delle imprese agricole, costruiti con Moody’s».

Oggi il fondo rischio per garanzia gestito da Ismea ammonta a oltre 400 milioni mentre la massa garantita è di oltre 13 miliardi.

E infine la sfida dell’innovazione, dove lsmea sta investendo con Bonifiche Ferraresi, Leonardo e A2A per rendere l’agroalimentare italiano protagonista nell’economia digitale. «Un’azienda – conclude Borriello – non deve essere solo connessa alla Banda Ultra Larga ma deve avere le competenze per affrontare un mercato “a zero confini”. Ismea è al fianco degli imprenditori giovani e delle aziende in questa sfida dove l’Italia è al 23° posto secondo l’indice Desi dell’Ue».

E tra i numeri virtuosi messi in campo da Ismea non vanno tralasciati proprio quelli di bilancio, con un giro d’affari di 128 milioni di euro l’anno e un utile 2018 di 18 milioni che l’Istituto reinveste sulle proprie attività. «Nel corso del 2018 - si legge nella relazione della Corte dei conti sull’attività di Ismea - l’Istituto ha potenziato gli strumenti esistenti secondo i principi dell’innovazione, della semplificazione e della trasparenza, rafforzando al tempo stesso i meccanismi di controllo. Le azioni realizzate nell’ultimo triennio anche in termini di spending review hanno avuto un impatto positivo sulla struttura patrimoniale e finanziaria dell’Ente».

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