La diffida del sindaco il 28 dicembre

Terremoto, convalidato l’arresto dello sfollato che non vuole lasciare Arquata. Il legale: «Assurdo»


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La pioggia sulla tendopoli di Arquata

2' di lettura

È stato convalidato questa mattina l’arresto di Enzo Rendina, lo sfollato di Pescara del Tronto, frazione di Arquata, che non vuole lasciare il suo paese. I carabinieri lo avevano arrestato con l'accusa di interruzione di pubblico servizio per non aver ottemperato all'ordine dei sindaco di Arquata del Tronto di evacuare il territorio comunale dopo il terremoto. Rendina è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale per fatti riferiti al 30 gennaio scorso, quando i carabinieri lo avevano ripetutamente avvicinato nella tensostruttura riservata ai vigili del fuoco cercando di convincerlo a trasferirsi nell'albergo messogli a disposizione dal comune. Rendina, lo scorso settembre, era stato esortato ad andarsene anche dal commissario della ricostruzione Vasco Errani: «Non rischi la vita, vada via da qui». Io, gli aveva risposto Rendina, «la vita l’ho rischiata quella notte, non certo oggi».

La diffida del sindaco il 28 dicembre
Già il 28 dicembre il sindaco Aleandro Petrucci gli aveva fatto notificare una diffida ad andarsene, ma Rendina era rimasto lì, prima sotto una tenda della protezione civile e poi in una dei vigili del fuoco. L'uomo, legatissimo al territorio, si era prodigato a salvare le persone dopo le scosse del 24 agosto che causarono morte e distruzione. Non aveva mai voluto lasciare la sua terra.L’uomo , ha detto l’avvocato che ha anche esibito un certificato medico, sarebbe affetto da fobia da case in muratura e per questo continuava a dormire in tenda.

Processato per direttissima
Questa mattina è comparso davanti al giudice del tribunale di Ascoli Piceno Marco Bartoli per il processo per direttissima. Al termine dell'udienza il giudice ha convalidato l'arresto e rinviato al prossimo 20 marzo. Il 58enne è stato quindi rimesso in libertà. «È un arresto assurdo, di un uomo che ha la sola colpa di essere innamorato della propria terra e che lì vuole vivere», ha detto il suo legale, l'avvocato Francesco Ciabattoni, che ora ha il problema di trovare una sistemazione per Rendina per evitare che decida di tornare di nuovo nel comune di Arquata al quale, per ordine del giudice Bartoli, ha assoluto divieto di avvicinarsi.

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