Magistratura e politica

Terremoto alla Corte Suprema Usa: addio al simbolo liberal Ruth Ginsburg

Nuovo grande scontro in vista delle elezioni: Trump può nominare un candidato per imprimere nuove svolte conservatrici

di Marco Valsania

Morte Ginsburg, centinaia di persone davanti alla Corte Suprema Usa per commemorarla

Nuovo grande scontro in vista delle elezioni: Trump può nominare un candidato per imprimere nuove svolte conservatrici


4' di lettura

NEW YORK – Ruth Bader Ginsburg, la seconda donna a sedere nella Corte suprema americana e leader della sua ala progressista, è scomparsa venerdì sera all’età di 87 anni a causa di complicazioni causate da un tumore. Ginsburg, che aveva a lungo lottato contro la malattia ricomparsa a luglio, lascia una influente eredità quale campionessa dei diritti delle donne e dell’eguaglianza. È stata paragonata per statura intellettuale e acume giuridico a Thurgood Marshall, il grande alto magistrato che segnò la storia della battaglia per i diritti degli afroamericani. Ma soprattutto Ginsburg lascia oggi un vuoto alla Corte in un momento estremamente delicato, che promette di scatenare una nuova, durissima battaglia politica negli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni sulla nomina del suo successore.

Una successione pesante

Donald Trump ha l’opportunità, e ha espresso ripetutamente la volontà, di nominare un nuovo esponente a vita della Supreme Court, spostando così il suo baricentro significativamente a favore di una maggioranza sempre più conservatrice intenta a ribaltare decisioni quali il diritto d’aborto, la nota sentenza Roe v. Wade. Il ruolo della Corte nell’interpretare le leggi negli Stati Uniti è cruciale a ha di conseguenza forti riflessi sulla società, come in passato hanno dimostrato casi storici quali la desegregazione delle scuole e i diritti gay oltre all’aborto. Oggi l’ago della bilancia è il presidente stesso della Corte John Roberts, considerato un conservatore moderato, dopo che Trump ha già ottenuto la nomina di altri due esponenti più radicali. La nomina di un altro magistrato vicino a Trump e ai repubblicani più militanti ridurrebbe tuttavia la corrente liberal dentro la Corte a soli tre voti sicuri su nove in totale.

I candidati di Trump
Trump non ha fatto riferimento ad una nuova nomina nella notte. Ha espresso sorpresa alla notizia della scomparsa di Ginsburg al termine di un comizio in Minnesota, offrendo il proprio omaggio alla vita e carriera del magistrato. Aveva però nelle scorse settimane menzionato esplicitamente una lista di venti nomi per una possibile sua scelta per la Corte Suprema, da senatori repubblicani quali Tom Cotton e Ted Cruz a giudici, tra i quali Amy Coney Barrett, Thomas Hardiman e William Pryor. Tutti considerati fedeli esponenti conservatori. La promessa di Trump di nominare giudici molto conservatori e contro l’aborto è stata tra i cavalli di battaglia della sua elezione nel 2016 per mobilitare la sua base più militante e lo resta anche nel 2020.

L’opposizione democratica
I democratici contano a loro volta che l’alta posta in gioco alla Corte mobiliti oggi la loro base progressista. E hanno chiesto, il candidato alla Casa Bianca Joe Biden in testa, che i repubblicani aspettino l’esito delle elezioni per la nomina di un nuovo alto magistrato. Hanno ricordato loro che nel 2016 avevano bloccato la nomina di un candidato di Barack Obama negli ultimi dieci mesi della sua presidenza citando proprio la necessità di rispettare il volere degli elettori prossimi a esprimersi.

I repubblicani vogliono un voto
Il leader del Senato, il repubblicano Mitch McConnell, ha tuttavia indicato senza indugi che questa volta intende portare al voto un candidato scelto dal Presidente. I repubblicani possono farlo. Al Senato basta una maggioranza semplice per approvare il nome e i repubblicani hanno 53 seggi contro i 47 dei democratici. Tre senatori repubblicani avevano in passato indicato che potrebbero defilarsi, Mitt Romney, Susan Collins e Lisa Murkorwski, ma resta da vedere se lo faranno davvero e comunque sarebbe necessario un quarto “tradimento” per bloccare una nomina, visto che una eventuale parità viene rotta dal voto del vicepresidente Mike Pence.

McConnell ha due possibilità concrete in termini di tempi: portare al voto un candidato di Trump prima delle elezioni del 3 novembre oppure aspettare tra novembre e dicembre, dopo le urne ma prima che si insedi un nuovo Congresso e un Presidente. Un simile voto potrebbe insomma avvenire sia che vincano Trump e i repubblicani sia che perdano. Il vantaggio di aspettare a votare in Senato all’indomani delle elezioni sarebbe quello di galvanizzare la base a recarsi alle urne e allo stesso tempo di evitare di danneggiare, con una controversa approvazione, alcuni senatori moderati del partito che rischiano di non essere rieletti in circoscrizioni combattute.

Notorious RBGA
A Ruth Bader Ginsurg, nel frattempo, hanno offerto tributi in tanti. Era stata solo la seconda donna a essere nominata alla Corte e a lungo era rimasta l’unica, prima che Obama nominasse Elena Kagan e Sonia Sotomayor. Omaggi sono fioccati dall’ex Presidente Bill Clinton, che l’aveva scelta per la Corte Suprema nel 1993, come da Hillary Clinton, che l’ha definita una “apripista” e una “ispirazione” per generazioni di donne. Ginsburg e le sue opinioni alla Corte, spesso forti dissensi negli ultimi anni data la maggioranza conservatrice nell’istituzione, avevano assunto uno stato iconico. Sul magistrato sono stati anche girati un documentario e un film, stampate magliette e spille. La sua apparenza gracile e minuta tradiva una forza e una passione riconosciute da sostenitori e critici.

La Battaglia di Ruth Bader Ginsburg

Questa forza a passione le erano valse, tra le generazioni più giovani, enorme popolarità e il soprannome di Notorious RBG, dal nome di un noto artista di rap nato a Brooklyn come lei. Prima dell’ingresso alla Corte Suprema aveva vinto, quale avvocato che aveva eccelso in una professione a dominio maschile, quattro su cinque casi portati davanti alla Corte stessa, anzitutto sui diritti delle donne e contro pratiche discriminatorie.

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