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Disney, rivolta dei manager ha portato alla cacciata di Chapek e al ritorno di Iger

Ricostruzione di Ft: dall’estate scorsa numerosi executive in pressing sul cda per la rimozione del ceo. I conti di novembre hanno portato alla scelta

di Marco Valsania

Aggiornato il 22 novembre, ore 08:04

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4' di lettura

Più che un avvicendamento, è stato un «golpe». La cacciata del ceo Bob Chapek e il ritorno del suo predecessore Bob Iger al timone di Disney è stata il frutto di manovre sotterranee che, nei mesi scorsi, hanno coinvolto diversi manager di primo piano della media company americana. Secondo quanto ricostruisce il Financial Times, la campagna segreta per rovesciare Chapek, iniziata in estate, è partita dopo che l’amministratore ha perso la fiducia di alcuni membri del suo top team durante i tumultuosi 33 mesi alla guida dell’impero del Topo.

Molti manager sarebbero andati in pressing sul consiglio di amministrazione, fedelissimi di Iger che si sentivano emarginati. Le azioni della Walt Disney sono salite del 6,3% lunedì, con gli investitori che scommettevano che Iger, uno dei più celebri dirigenti americani del settore dei media, avrebbe potuto risollevare i profitti di Disney+, costosa unità di streaming del gruppo. Nel pomeriggio di lunedì Iger ha licenziato Kareem Daniel, un fidato alleato di Chapek che gestiva la strategia di streaming del gruppo.I dirigenti Disney hanno iniziato a rivolgersi al consiglio di amministrazione, presieduto da Susan Arnold, alcuni mesi fa per esprimere le loro preoccupazioni sulla leadership di Chapek. Christine McCarthy, direttore finanziario, era tra i dirigenti che si sono lamentati. La Disney ha rifiutato di commentare.

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La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la pubblicazione degli utili della Disney l’8 novembre, durante la quale Chapek ha riferito che l’attività di streaming della società aveva perso 1,5 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre. Tre giorni dopo, Chapek ha annunciato il taglio dei posti di lavoro, comunicando al personale in una e-mail: «Dovremo prendere decisioni difficili e scomode». Iger, manager che ha guidato la Disney per 15 anni prima di lasciarla nel 2021, domenica sera ha stupito Hollywood accettando di sostituire Chapek. Iger aveva scelto Chapek come suo successore dopo aver ottenuto il plauso per la sua gestione della divisione parchi a tema della Disney.I cambiamenti ai vertici arrivano dopo che le azioni della società sono scese di quasi il 40% quest’anno a causa delle ingenti spese sostenute dalla Disney per competere nello streaming, un’attività che si è rivelata costosa e meno redditizia della televisione via cavo o del cinema.

La decisione del Cda

La decisione è stata presa nella notte tra domenica e lunedì dal consiglio di amministrazione. «Abbiamo concluso che mentre Disney si imbarca in un periodo di sempre più complessa trasformazione nel settore, Bob Iger è unicamente qualificato per guidare l'azienda durante cruciale momento», ha fatto sapere la presidente del board, Susan Arnold. Iger, ha aggiunto, «ha il profondo rispetto” dell'intera squadra di vertice del gruppo. “Ringraziamo Bob Chapek per i suoi servizi».

Iger, il veterano professa ottimismo

Iger, che oggi ha 71 anni, ha subito accettato il ritorno in grande stile. «Sono estremamente ottimista sul futuro di questa grande società e entusiasta che il board mi abbia chiesto di ritornare come Ceo». Iger è stato a lungo al comando di Disney tra il 2005 e il 2020, protagonista di una leggendaria stagione di crescita a colpi di acquisizioni di successo, da Pixar a Marvel. Lasciò poi la gestione quotidiana in mano al suo prescelto, Chapek, rimanendo in un ruolo di chairman esecutivo per poi abbandonare del tutto a gennaio di quest'anno. I rapporti con Chapek si erano però nel frattempo deteriorati.

Chapek inciampa nei dubbi sulla sua abilità

Chapek, che a Disney si era fatto ossa nel colossale ma lontano dai riflettori business dei parchi tematici, è caduto vittima del moltiplicarsi di crisi e perplessità sulla sua capacità di gestirle con efficacia. Alcune sono state controversie politiche e manageriali: in un caso eclatante, davanti a leggi locali considerate anti-gay in Florida dove l'azienda ha una forte presenza, ha prima mancato di prendere posizione suscitando rivolte tra i dipendenti; poi svoltato criticando apertamente la legge e scatenando la dura reazione del governatore repubblicano Ron DeSantis. Una oscillazione che ha lasciato tutte le parti insoddisfatte e portato alla ribalta i dubbio l'abilità di Chapek di navigare acque burrascose al timone di un marchio del calibro di Disney.

Il rinnovo del contratto

Nonostante simili preoccupazioni, Disney aveva rinnovato il contratto di Chapek come Ceo per altri tre anni soltanto a fine giugno. Arnold in quell’occasione lo aveva allora definito “il leader giusto al momento giusto”, e gli aveva assicurato la “piena fiducia del board”. Non più. Pochi mesi hanno fatto una enorme differenza.

Travolto dallo streaming

Quei pochi mesi hanno portato alla luce in realtà anche irrisolte sfide di performance, spingendo Disney a decidere la cacciata del Ceo anche se probabilmente dovrà versargli una lauta buonuscita visto la recente riconferma dell'incarico. Il colpo di grazia, stando agli osservatori, è arrivato dall'ultimo bilancio. Nei conti del suo quarto trimestre fiscale, a fine settembre, il gruppo noto con il soprannome di Magic Kingdom ha perso un po' della sua magia. Ha riportato utili e fatturato inferiori alle previsioni e soprattutto fatto segnare un passivo da quasi 1,5 miliardi di dollari nello streaming. Una perdita più che raddoppiata nel clima di intense guerre, spirali dei costi e difficoltà sulla nuova frontiera mediatica dopo l'enorme espansione nell'era Covid. Chapek ha previsto che Disney+, motore dello streaming dell'azienda, sia in attivo entro il 2024, ma anche quel traguardo è parso adesso annebbiato dal peggioramento delle condizioni economiche. E nel corso della conference call con gli analisti Chapek ai critici è parso poco sensibile ai problemi e alla necessità di trovare risposte. Tanto da essere travolto.

La rivolta di Loeb

Chapek è stato anche al centro di altre battaglie quando di tratta del futuro del business. Nei mesi scorsi, l'investitore attivista Daniel Loeb con il suo fondo Third Point ha preso una quota nel gruppo e spinto per riforme e per uno spin off della controllata nello sport Espn. In seguito ha ritirato la richiesta, ma la tensione è comunque rimasta alta. La sua stessa vecchia divisione, quella dei parchi tematici, è finita al centro di controversie per eccessivi rincari dei biglietti e problemi di funzionamento delle strutture. Il titolo di Disney ha ceduto il 41% da inizio anno e nella sola seduta dopo la trimestrale delle delusioni aveva ceduto il 12 per cento. La crescente tensione ora è sfociata nella svolta al comando.


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