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Terremoto in Turchia e Siria, oltre 7mila morti. Con nuova faglia, suolo slittato di 10 metri

La macchina dei soccorsi, pur tra le difficoltà, si è messa in moto. Tajani: si cerca ancora un italiano disperso nel sud della Turchia

Aggiornato il 7 febbraio 2023 alle ore 17:15

Sisma in Turchia e Siria: quasi 5mila morti, ancora scosse

5' di lettura

Continua a salire, con il passare a delle ore, il bilancio delle vittime causate dal terremoto di magnitudo 7.8 che nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 ha colpito la zona tra la Siria e la Turchia meridionale, con epicentro a Gaziantep e rilevato dai sismografi di tutto il mondo.

Le immagini satellitari mostrano chiaramente la distruzione e sono state almeno 300 le scosse registrate tra i due Paesi confinanti a partire dalla mezzanotte. Condomini piegati sinistramente su un lato, altri accasciati al suolo e sotto migliaia di vite, che forse non si farà in tempo a salvare.

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dopo aver annunciato 7 giorni di lutto nazionale, ha proclamato uno stato di emergenza di tre mesi per le dieci province della Turchia che sono state maggiormente colpite dal terremoto.

Bilancio provvisorio di oltre 7mila vittime

Le vittime di cui si ha ufficialmente notizia finora sono oltre 7.000. I feriti sono più di 35mila. Lo riferisce il Guardian. Il bilancio comprende 5.434 morti in Turchia, dove almeno 8mila persone sono state tratte in salvo dalle macerie e altre 380mila hanno trovato rifugio in centri di accoglienza predisposti dalle autorità. In Siria, almeno 812 persone sono decedute nelle aree governative e circa 1.020 nelle aree controllate dai ribelli. Numeri che sono destinati a crescere drammaticamente: l’Oms ritiene che i morti effettivi potrebbero essere oltre 20mila.

L'agenzia per le emergenze e i disastri turca, Afad, ha reso noto che i feriti recuperati fino a martedì mattina sono più di 22mila (3.600 in Siria), e che gli edifici ufficialmente distrutti risultano essere 5.775, oltre a circa 11mila segnalazioni di condomini tra le macerie nella zona meridionale del Paese dove si sono verificate le due maggiori scosse di terremoto.

Le autorità turche affermano che circa 13,5 milioni di persone sono state colpite dal terremoto e che l’impatto è stato avvertito in un’area che si estende per circa 450 km. da Adana a ovest a Diyarbakir a est, e 300 km da Malatya a nord a Hatay a sud. Lo riferisce il Guardian.

Situazione drammatica in Siria

La situazione in Siria appare particolarmente problematica perchè sia le informazioni che i numeri relativi a vittime, feriti, danni e soccorsi viaggiano su canali paralleli: da una parte il governo siriano, dall’altra l’opposizione. Proprio quest’ultima stamani ha denunciato che «centinaia di famiglie sono ancora intrappolate sotto le macerie».

Il tempo sta per scadere, ha detto il capo del Servizio di Protezione civile gestito dall’opposizione siriana. Non solo, in Siria, dopo anni di guerra e la persistente instabilità, pesano pure le costruzioni fatiscent i e la carenza di ospedali e medici.

Temperature gelide, neve e pioggia stanno inoltre ostacolando gli sforzi dei soccorritori, in entrambi i Paesi.

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La terra continua a tremare

La terra intanto continua a tremare. Almeno 120 scosse di assestamento si sono verificate dopo la prima, potente scossa, secondo un aggiornamento dell’Afad.

ll suolo dell’Anatolia si è spostato di almeno tre metri: è la firma di uno dei terremoti più violenti mai registrati in Turchia. Ad attivarsi è stata una delle due grandi faglie che attraversano la Turchia, quella Sud-Est anatolica, che «è una delle più attive nel Medio Oriente, insieme a quella del Mar Morto che attraversa Siria, Libano Israele e Giordania e che separa la placca Araba da quella Africana», osserva il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni.

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È lungo questa faglia che i due lembi del suolo si sono spostati: «nella zona di massimo movimento è avvenuto uno spostamento di almeno tre metri», aggiunge Doglioni. Causa dello slittamento è stato un movimento «di tipo transpressivo», vale a dire che lungo la faglia il suolo si è spostato in senso orizzontale (quindi con un movimento di tipo trascorrente), durante il quale è avvenuta anche una compressione fra la placca Anatolica e quella Araba.

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Soccorsi e aiuti da tutto il mondo

Oltre 1.400 soccorritori provenienti da più di venti alleati e partner della Nato - tra cui gli invitati Finlandia e Svezia - si stanno dispiegando in Turchia per aiutare a rispondere ai devastanti terremoti che hanno colpito il Paese: più di 53mila soccorritori turchi sono attualmente sul campo. Gli alleati e i partner della Nato stanno fornendo diverse forme di assistenza, tra cui squadre di ricerca e soccorso con cani da salvataggio, vigili del fuoco e squadre di ingegneria strutturale, personale e forniture mediche ed esperti sismici.

“In questo momento terribile, siamo solidali con il nostro alleato turco e con tutte le persone colpite, e gli alleati della Nato sono pronti a fornire ulteriore assistenza a chi ne ha bisogno”, ha dichiarato la portavoce Oana Lungescu. Il supporto viene fornito attraverso il Centro di Coordinamento Euro-Atlantico di Risposta ai Disastri (Eadrcc) della Nato, che è il principale meccanismo di risposta alle emergenze civili dell’Alleanza nell’area euro-atlantica. Il Centro è attivo tutto l’anno, è operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e coinvolge tutti gli alleati e i Paesi partner della Nato.

Partiti per la Turchia anche gli aiuti italiani. Già sbarcato su suolo turco il team dei Vigili del fuoco, attivato dal Dipartimento della Protezione civile italiano nell'ambito del Meccanismo di protezione civile europeo: è composto da 47 soccorritori Usaar (Urban Search And Rescue), 39 dalla Toscana e 8 dal Lazio. Questi, integrati da alcune unità del personale medico, sono partiti da Pisa con un aereo C130 dell'Aeronautica militare.

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Sisma mille volte superiore a quello di Amatrice

Il terremoto di magnitudo 7,8 avvenuto in Turchia è stato mille volte più forte rispetto a quello che nel 2016 ha colpito Amatrice e 30 volte più forte rispetto a quello dell’Irpinia del 1980.

Lo ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Considerando la magnitudo 5.9 del terremoto di Amatrice, «in termini di energia liberata, quello avvenuto in Turchia è stato di quasi mille volte superiore in termini di energia liberata» e 30 volte superiore rispetto a quello dell’Irpinia, di magnitudo 6.9.

Tajani: si cerca ancora disperso italiano in Turchia

«L'Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno. Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina,fino ad ora,non è riuscita ad entrare in contatto con lui». Lo scrive il ministero degli Esteri, Antonio Tajani, in un tweet. Il nostro connazionale al momento disperso è Angelo Zen, 50 anni, un consulente originario di Saronno (Varese) e residente a Martellago (Venezia), tecnico specializzato in macchinari per l’oreficeria. Al momento del sisma si trovava a Kahramanmaras, città di oltre un milione di abitanti nel sud della Turchia.

Oltre a Zen, almeno altri quattro europei risultano dispersi nelle zone colpite dal terremoto: non si trova un cittadino danese, ha riferito il ministero degli Esteri di Copenaghen all’emittente televisiva Dr, riporta Sky News. Sono dispersi anche tre britannici, ha comunicato alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri James Cleverly sottolineando che il Crisis Response Hub del Foreign Office sta lavorando per dare sostegno ad almeno 35 cittadini britannici che si trovano nelle zone colpite. Due austriaci sono morti e i loro corpi sono stati recuperati nella provincia di Kahramanmaras, ha segnalato il ministero degli Esteri austriaco.

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