il sisma nell’isola campana

Terremoto a Ischia, un condono ogni due abitanti

di Vera Viola

(Ansa)

3' di lettura

C rolli causati da l terremoto o da condizioni precarie degli edifici? Tragedie determinate da una “natura sterminatrice” o dalla mano dell’uomo che ha costruito dove e come non avrebbe dovuto? Arrivando a Ischia, il giorno dopo il sisma – che lunedì ha scosso l’isola causando due morti, 42 feriti e 15 persone ricoverate – il tema più forte e ricorrente nei discorsi tra isolani e avventori è questo. Gli indigeni sminuiscono, parlano di una calamità imprevedibile. Gli esperti, accorsi per offrire aiuto e soccorso, i tecnici, gli studiosi, ambientalisti non mostrano dubbi: parlano di un ennesimo caso di tragedia determinata soprattutto da pressappochismo e illegalità.

Ne è convinto il presidente dell’Ordine dei geologi della Campania, Egidio Grasso: «Non è normale – dice – che un terremoto di magnitudo 4.0 determini crolli di edifici ed evacuazioni di ospedali e, purtroppo, la tragedia di due vittime. Le cause potrebbero essere ricercate nei fenomeni di amplificazione sismica locale o attribuite alle costruzioni fatiscenti, abusive realizzate senza alcuna verifica sismica». «L’onda sismica – continua Grasso – può subire notevoli amplificazioni. I geologi riescono a valutare preventivamente questi effetti consentendo ai progettisti di effettuare le opportune verifiche sismiche necessarie». Ma nella realtà ciò non avviene. Rincara la dose Legambiente. «Ischia è da sempre simbolo di abusivismo edilizio, di cementificazione disordinata e di impunità», afferma Michele Buonomo alla guida di Legambiente Campania.

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Preferisce parlare di un “problema Italia” il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi: «Un terremoto di bassa intensità – conferma – non dovrebbe causare danni tanto gravi. Ma abbiamo ampie zone d’Italia con un’edilizia scadente. Tanto più se abusiva poiché costruita senza progetto e senza controlli. L’Italia ha bisogno di un grande piano di messa in sicurezza. Il sisma bonus è una risposta, ma serve una più efficace leva finanziaria». E Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione industriali di Napoli invoca: «Massimo rigore nel costruire , dovremmo imparare dal Giappone e preoccuparci preventivamente di sicurezza». Bruno Finzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano: «Aspettiamo da tempo la nuova normativa sulla sicurezza antisismica del costruito».

I sindaci dei sei comuni isolani respingono le accuse. In una nota congiunta, «deplorano le notizie false relative a presunti danni e crolli in tutta l’isola e alle inesistenti connessioni tra l’evento sismico e i fenomeni legati all’abusivismo edilizio, rilevando che i crolli circoscritti alla zona colpita, hanno interessato per lo più strutture antiche tra le quali finanche una chiesa già distrutta dal terremoto del 1883 e poi riedificata». Una difesa difficile. La stessa isola di Ischia è stata teatro di altre tragedie. Nel novembre del 2009 a seguito di un’alluvione morì una ragazza bloccata dal fango nella sua automobile e 20 persone rimasero ferite. Tre anni prima,nell’aprile del 2006, una frana aveva ucciso quattro persone.

Legambiente denuncia: «In dieci anni in Campania sono state realizzate circa 60mila case abusive. Negli anni abbiamo consumato il 50% delle coste campane». Nell’isola di Ischia negli ultimi 30 anni sono state presentate 27mila pratiche di condono, circa una ogni due abitanti. Così l’intera Campania, dove ai numerosi rischi (sismico, vulcanico, idrogeologico) presenti si è aggiunta la continua violazione del territorio, ha ormai una lunga storia di sciagure da ricordare. Come dimenticare la tragedia di Sarno, nel 1998, quando la montagna, trasformatasi in un fiume di fango invase interi comuni facendo oltre 160 vittime. Le cause? Disboscamento incontrollato, manomissione della rete di reflusso delle acque di origine borbonica, aggiunti all’abusivismo che aveva portato case dove non avrebbero dovuto esserci. E poi ad Atrani, in costiera amalfitana, nel settembre 2010, una donna giovanissima morì travolta dall’acqua. E ancora, la crisi dei rifiuti, lascia sul territorio discariche e montagne di ecoballe. E ancora fuochi , veleni, incendi. E di incendi ha sofferto questa estate la Campania più di ogni altra regione d’Italia: sono stati bruciati 13.037 ettari di bosco. Il parco del Vesuvio è stato distrutto per il 30%.

Intanto si discute del ddl Falanga, un provvedimento sull’abusivismo, primo firmatario, il senatore dimissionario Ciro Falanga. Il testo, alla Camera per l’ultimo passaggio, prevede in sostanza che le opere abusive non sono tutte uguali e alcune debbano essere demolite prima. Forse servirebbe non più piangere sui danni (immensi) causati, quanto predisporre un mega piano per il recupero del territorio, un tempo “felix”. Ma di questo non c’è traccia.

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